GLI OPERAI WHIRLPOOL E DRAGHI

Con gli operai stretti nella miseria di un assegno di disoccupazione a scadenza, i sindacalisti non trovano di meglio che schierarsi a difesa del governo Draghi
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Con gli operai stretti nella miseria di un assegno di disoccupazione a scadenza, i sindacalisti non trovano di meglio che schierarsi a difesa del governo Draghi

Per chi ha fatto dell’intervento del governo la sola strada praticabile per ottenere delle soluzioni che riportassero gli operai a conquistare posizioni di forza contro la chiusura della propria fabbrica, deve risultare drammatica l’ennesima crisi di governo, segnatamente quella che in queste ore ha investito e travolto il governo Draghi. La pensa così Vincenzo Accurso, ex RSU della Whirlpool di Napoli, che negli aiuti dei governi, lui e i suoi colleghi sindacalisti dello stabilimento Whirlpool, hanno sempre riposto una gran fiducia, al punto da avere una lunga esperienza di trattative e colloqui con ministri del lavoro e dello sviluppo economico grazie al fatto che da quando è iniziata la vertenza Whirlpool di governi ce ne sono stati addirittura tre e tutti si sono immancabilmente distinti nel prospettare soluzioni e progetti a breve termine, senza dare poi alcuna attuazione concreta alle loro dichiarazioni. Tant’è che ad oltre sei mesi dalla chiusura definitiva della fabbrica di Napoli, il fantomatico Consorzio di imprese che avrebbe dovuto rilevare lo stabilimento e dare avvio al progetto di reindustrializzazione con un “piano per la mobilità sostenibile” neppure esiste. Per meglio dire, esistono delle imprese (Adler, Midsummer, Garnet Services e Envision) che non hanno però nessun progetto e all’ultimo tavolo al Mise dello scorso marzo (il trentatreesimo dall’inizio della vertenza) si sono presentate solo per ribadire il proprio interesse, anzitutto quello di mettere le mani sui fondi del PNRR “in prospettiva di una riconversione”. Non sono i primi a presentarsi dopo la chiusura di una fabbrica, paventando investimenti nei settori più disparati, subordinando la propria presenza a quella dei fondi statali che spesso finiscono nelle casse di società che vengono costituite per lo scopo e restano delle scatole vuote, con gli operai che invece restano a spasso per anni in attesa della realizzazione di questi progetti.
Intanto agli operai della ex-Whirlpool stanno per scadere gli ultimi ammortizzatori sociali, il misero assegno di disoccupazione che col passare dei mesi si rimpicciolisce sempre di più. Ѐ proprio a questi operai che il sindacalista Accurso qualche giorno fa ha prospettato il baratro del disimpegno delle imprese del Consorzio che troverebbero l’alibi della crisi di governo per sfilarsi. Suonerebbe come una beffa per gli operai la caduta del governo Draghi, se non fosse che nei tre anni precedenti nessun governo ha modificato di una virgola la loro condizione portandoli di scadenza in scadenza, di tavolo in tavolo, di promessa in promessa, fino alla disoccupazione. Il problema degli operai della Whirlpool è stato proprio quello di aver creduto, come chiedevano i loro sindacati, nei governi amici e forieri di soluzioni. Nell’attesa che si concretizzassero gli aiuti hanno sciaguratamente accettato:
di lavorare e produrre per un padrone che aveva già annunciato la dismissione della fabbrica fino all’ultimo giorno senza batter ciglio;
che venisse sbarrato l’ingresso della fabbrica nell’ultima giornata di produzione, con loro ancora dentro al lavoro, costretti all’umiliazione di uscire da un’uscita secondaria;
di consentire così al padrone Whirlpool di assicurarsi il pieno controllo su macchinari e merce;
di mantenere un innocuo presidio esterno con manifestazioni rituali sotto i palazzi istituzionali;
di non mettere mai veramente in discussione la linea dei sindacati con il timore che venisse a mancare l’unico tramite per le interlocuzioni con i rappresentanti del governo che avrebbero dovuto far arrivare le tanto attese soluzioni.
A ripercorrerla tutta dopo 3 anni, la vertenza Whirlpool somiglia ad un prezioso compendio di indicazioni pratiche sugli errori che gli operai dovrebbero evitare nella lotta contro la chiusura e lo smantellamento della loro fabbrica.
“Adesso siamo in attesa” – precisa Giovanni Striano, segretario della Fim di Napoli. Ancora in attesa con una fabbrica chiusa, un progetto di riconversione inesistente, e oltre trecento operai in Naspi?!!
“Adesso stiamo ancora riuscendo ad avere un’interlocuzione civile con tutti gli operai ma vorremmo evitare di ritrovarci in condizione di non poter più controllare la rabbia dei lavoratori” aggiunge. Ecco, forse se gli operai della Whirlpool non fossero stati per tutto questo tempo così pacifici, attendisti, disorganizzati e accondiscendenti verso le loro organizzazioni sindacali, non avrebbero pagato un prezzo così alto. E’ a questa domanda che dovrebbe dare una risposta Vincenzo Accurso, ex RSU, invece di piangere sulla stampa nazionale per la caduta del governo
A.B.

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