GKN, UN ANNO DOPO

Continua il braccio di ferro tra operai e padrone. Gli operai sanno che il controllo di macchinari e prodotti finiti è il loro vero punto di forza nella trattativa
Condividi:

Continua il braccio di ferro tra operai e padrone. Gli operai sanno che il controllo di macchinari e prodotti finiti è il loro vero punto di forza nella trattativa


Il 9 luglio del 2021 la multinazionale GKN, controllata dal fondo finanziario inglese Melrose, annuncia la chiusura del sito di Campi Bisenzio a Firenze dove si producevano semiassi e giunti, e l’apertura del licenziamento collettivo di 422 dipendenti (355 operai, 67 impiegati, 16 quadri e 4 dirigenti) che avviene con una mail inviata nelle ore notturne. Alla base della decisione per l’azienda c’è la crisi che investe il settore automobilistico con il calo drastico dei volumi di vendita stimati entro il 2025. Fanno seguito le abituali dichiarazioni di sconcerto e indignazione delle segreterie sindacali e di vari rappresentanti istituzionali che arrivano puntuali in queste circostanze, ma a cambiare il copione di quello che sembrerebbe un film già visto è la risposta operaia: alla notizia, gli operai si riversano davanti ai cancelli della fabbrica già presidiata da membri della security assoldati dalla proprietà, riescono a forzare i cancelli, aprirsi un varco, prendendo il controllo della portineria e poi dell’intero capannone, insediando così un loro presidio permanente che durerà per oltre 6 mesi.
Contro lo smantellamento della fabbrica e i licenziamenti gli operai, organizzati in un collettivo autonomo, mantengono l’occupazione giorno e notte, si organizzano in turni seguendo i normali cicli di fabbrica, svolgono assemblee, si dividono compiti e mansioni, preparano iniziative e comunicati, costruendo attorno a loro una rete di solidarietà e supporto che culminerà nelle poderose manifestazioni del 24 luglio, dell’11 agosto, del 18 settembre dello scorso anno con cortei cittadini partecipati da migliaia di persone. Di fronte al totale controllo che gli operai hanno assunto sulla loro vertenza, i sindacati sono confinati in un ruolo marginale, costretti a non intralciare il percorso che il Collettivo GKN ha tracciato. Gli operai sono determinati a proseguire la strada della lotta, hanno accumulato una lunga esperienza nel contrasto quotidiano col padrone in fabbrica e hanno davanti agli occhi il ricordo lucido delle esperienze delle fabbriche chiuse con accordi su ammortizzatori sociali e fumosi piani di reindustrializzazione. Chiedono il ritiro dei licenziamenti, la ripresa immediata della produzione e non la riconversione. Con questi rapporti di forza portano avanti il presidio permanente. Governo, sindacati e padronato stavolta devono inventarsi qualcosa di inedito per espugnare il fortino operaio di Campi Bisenzio.

GIURISTI, INGEGNERI, ECONOMISTI E POLITICI … LA PICCOLA BORGHESIA ALL’ASSALTO DELLA GKN
La Fiom, il sindacato maggiormente rappresentativo in fabbrica, ricorre al Tribunale di Firenze contestando la condotta antisindacale della procedura di licenziamento avvenuta senza le dovute consultazioni e il necessario confronto con le parti sindacali previste dal CCNL di categoria. L’accoglimento da parte del Tribunale dell’istanza presentata dall’organizzazione sindacale allenta il cappio al collo dei lavoratori imposto dalle tempistiche di licenziamento, ma l’intervento della magistratura può mettere una parola sulla buona creanza delle relazioni sindacali, mentre dal punto di vista sostanziale non c’è niente, e non potrebbe essere altrimenti, che obblighi GKN a ritornare sui suoi passi. In un contesto organizzativo sociale fondato, nonché normato, sulla proprietà, prevarrà sempre il diritto dei proprietari a decidere cosa fare della proprietà e quando dismetterla. La discussione sulle corrette procedure formali di una dismissione che avviene lasciando in miseria centinaia di operai è evidentemente materia con cui si crogiolano gli intellettuali alternativi aderenti alla scuola di teoria del “va bene il capitalismo, ma non troppo”.
Sia chiaro, il ricorso per condotta antisindacale, ex articolo 28, che un sindacato come la Fiom ha rinunciato a perseguire, anche solo per ragioni tattiche, in numerose altre vertenze, è la dimostrazione che qui le cose stanno andando diversamente. La forza operaia ha imposto ai sindacati di attivarsi in qualche modo, gli operai avanzano e i sindacati rincorrono. Dovendo Melrose rifare tutto daccapo, gli operai di Campi Bisenzio recuperano però qualche mese. Questo è il massimo che ottengono con la “causa”, perché per le sole vie giudiziarie, legali, istituzionali, non si possono creare rapporti di forza favorevoli agli operai.
In una situazione storica dove gli operai non hanno una propria organizzazione indipendente, divisi anche sul versante sindacale in tante sigle in concorrenza tra loro e, per buona parte, particolarmente attente all’interesse del padrone, gli operai GKN devono fare i conti con un padrone che punta ad affamarli e logorarli. Hanno la necessità di creare una solida barricata e allo stesso tempo di fare in modo che non diventi la loro tomba, di non finire stritolati dal tempo e dall’isolamento.
Per fare numero hanno dato spazio a iniziative che hanno coinvolto settori della piccola borghesia riformista convinta che questo sistema possa essere migliorato. Su queste basi il Collettivo ha avviato la discussione su una legge che ponesse limiti e sanzioni alle delocalizzazioni, facendosi anche promotore di un disegno di legge parlamentare.
Ѐ stata formulata poi la proposta di un piano di riconversione del sito produttivo di Campi Bisenzio con un’adunata di ingegneri ed economisti accorsi ai cancelli della fabbrica per stilare un ‘progetto’ insieme agli operai.
Ma come volevasi dimostrare sono rimasti solo fantasiosi propositi senza conseguenze, dato che padroni e loro rappresentanti politici non li hanno presi in nessuna considerazione. Il fallimento delle illusioni riformiste ha anche ridotto la partecipazione di questi settori alle iniziative degli operai GKN.

L’ARRIVO DEL CAVALIERE ERRANTE …
Nel mese di dicembre 2021 compare sulla scena il dott. Francesco Borgomeo, cavaliere del lavoro, presidente di Confindustria Cassino, meglio conosciuto come uno specialista delle riconversioni industriali. Cosa abbia riconvertito e quali siano i settori in cui opera non ci è dato tuttavia saperlo. GKN lo nomina come suo consulente straordinario (Advisor), incaricato di avviare un processo di reindustrializzazione con la contestuale richiesta di una cassa integrazione per cessazione di attività.
Ѐ una nomina lampo che nel giro di poche settimane viene stravolta: Borgomeo passa da consulente di GKN a nuovo proprietario della fabbrica ex-GKN. Con un accordo rimasto secretato (per gli operai, ma noto a Invitalia e quindi al Mise) tra GKN e Borgomeo, la multinazionale esce almeno apparentemente di scena, Borgomeo acquista il 100% delle quote di GKN, stabilimento e lavoratori, il cui valore ammonterebbe a circa 25 milioni di euro, e diventa il nuovo padrone formalizzando il passaggio e il cambio di denominazione societario da GKN a QF (Quattro F spa). QF diventa anche proprietaria dei macchinari con vicolo d’uso e di rivendita ed ha quindi facoltà di decidere come utilizzarli e se venderli. Il 19 gennaio Borgomeo è al Mise insieme alle organizzazioni sindacali per l’accordo di reindustrializzazione del sito e il relativo cronoprogramma.
La QF di Borgomeo dovrebbe attuare un’operazione ponte individuando altri soggetti industriali interessati, presentando proposte di acquisto vincolanti, tra i mesi di febbraio e marzo 2022. Nel frattempo si decide di utilizzare la cassa integrazione per garantire la continuità di reddito ai lavoratori durante questo periodo di transizione, passando da una cassa integrazione ordinaria nei mesi di gennaio e febbraio, a una cassa integrazione per transizione/riconversione industriale nei mesi di marzo e seguenti. Durante il periodo “ponte” saranno svolti dei corsi di formazione per gli operai. Da subito invece dovrebbe essere impiegata una quantità variabile di forza lavoro per lavori di manutenzione ai macchinari. Per garantire il saldo occupazionale di 370 dipendenti (dei 420 iniziali alcuni hanno accettato incentivi all’esodo e buonuscite) nel passaggio societario, la QF si impegna ad individuare altre maestranze da un bacino di lavoratori che in passato hanno svolto attività presso la GKN. Al termine dell’operazione ponte, la cui data conclusiva è prevista per il 31 agosto 2022, dovrà essere garantita la continuità occupazionale di tutti i lavoratori a libro matricola. Se entro quella data non dovesse concretizzarsi il processo di riconversione industriale sarà la società QF a dover farsi carico della riconversione. In questo caso saranno valutate da Invitalia forme di sostegno agli investimenti.
Sulla figura del misterioso Borgomeo si fanno largo due ipotesi: o Borgomeo è il soggetto al centro di una partita di giro, con il fondo finanziario Melrose che presta a lui la somma per rilevare lo stabilimento, per riprenderla una volta che si sarà conclusa la vera operazione di cessione a terzi; oppure non si è mai formalizzato un vero accordo di cessione tra Melrose e Borgomeo, ma questi è stato semplicemente individuato come prestanome per concludere un’operazione di riconversione industriale con altri soggetti e condurre la trattativa al Mise o in un’ultima istanza per concludere lo smantellamento del sito. In entrambi i casi la figura chiave di Borgomeo è servita a GKN per non stare più al centro dello scontro con i suoi operai nella prospettiva di creare le condizioni per recuperare i macchinari dello stabilimento. Gli operai con questa operazione non si ritrovano più come parte antagonista il padrone che ha deciso di chiudere e licenziare, e che adesso, sia nel caso di una compravendita simulata con Borgomeo, sia nel caso di un accordo-delega con lo stesso, è ufficialmente fuori dai giochi.
L’intervento della QF di Borgomeo, con il ritiro formale della procedura di liquidazione e un accordo di massima sottoscritto con le parti sindacali, ha intanto avuto il suo primo effetto: quello di indurre gli operai ad abbandonare l’occupazione di fabbrica e a limitarsi a un presidio esterno.
L’operazione preparata da GKN e Borgomeo, con la complicità del MISE, appare una mossa ben studiata per far arretrare gli operai, indebolirli sul piano della lotta, privarli della loro storica controparte padronale, indurli ad abbandonare il presidio interno alla fabbrica, mitigarli con un assegno di cassa integrazione, disporre dei macchinari nel frattempo come si vorrà, incanalarli in un percorso che sebbene presentato con passaggi certi e definiti nel tempo presenta le stesse incognite di altre chiusure industriali, dove i nuovi progetti venivano dati per certi e imminenti e invece si sono puntualmente dimostrati un buco nell’acqua per gli operai che li aspettavano. Un progetto che ha però una sola condizione per andare concretamente in porto ed è quella che gli operai si lascino irretire e allentino la presa ed il controllo che hanno stabilito dal primo momento su macchinari e merci. Ma hanno sbagliato i conti. Il presidio operaio, anche se all’esterno, impedisce che anche solo uno spillo esca dalla fabbrica senza il consenso operaio.

A CHE PUNTO SIAMO ADESSO?
L’accordo di gennaio sottoscritto al Mise si può ritenere ormai già completamente privo di qualsivoglia elemento di garanzia. Com’era prevedibile, a giudicare dalla storia dei capitani di ventura dell’ultima ora che si presentano con obiettivi di reindustrializzazione, con tanto di bollino di affidabilità certificato dalle stanze ministeriali, il progetto QF si manifesta per quello che è: una bolla d’aria che ha permesso a GKN di sfilarsi, eclissandosi nell’ombra. Ad oggi nessuna delle scadenze previste dal cronoprogramma di QF è stata rispettata, non sono stati presentati investitori e si continua a battere solo sulla richiesta di altra cassa integrazione. Sembra che sarà QF a gestire direttamente il processo di reindustrializzazione ma senza più un programma e una tempistica certi. Siamo giunti al punto in cui si sono arenate decine di altre vertenze per cessazione di attività, lasciando gli operai nel limbo delle promesse, dei rimandi, dei fantomatici interventi statali. QF chiede soldi per attuare i suoi progetti e una cassa integrazione straordinaria di ben 24 mesi. Per il momento ha ottenuto una proroga di 13 settimane. L’assedio però attorno alla fabbrica si sta stringendo e adesso a intimare agli operai di lasciare uscire la merce e i macchinari è il principale cliente e committente di GKN, il gruppo Stellantis. L’ultimo incontro in Prefettura tra le organizzazioni sindacali e l’attuale proprietà, convocato per raggiungere un accordo sull’uscita dei macchinari dallo stabilimento per consentire a GKN e Stellantis di recuperare il loro patrimonio, si è concluso senza mediazioni. La contesa sulla fabbrica resta aperta.
Il collettivo operaio ribadisce che “dalla fabbrica uscirà qualcosa solo nella chiarezza di ciò che entrerà”.
E questo è l’unico punto fermo più importante. Se gli operai non mollano l’osso i bravi padroni appoggiati dal Mise e dalle istituzioni, con l’aiuto di un’altra istituzione democratica, la polizia, dovranno andare allo sgombero violento dello stabilimento buttando nel cesso tutte le chiacchiere “sulla democrazia, i pari diritti tra cittadini, padroni e operai sono sullo stesso piano”.
Si apre una nuova fase della vertenza GKN, nessuno ha la soluzione magica. Se gli operai di Campi Bisenzio continueranno a resistere, come hanno dimostrato finora, diventa sempre più urgente la massima solidarietà possibile di tutti gli operai.
A. B.

Condividi:

Facebook Comments

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.