STELLANTIS MELFI. L’UNICA COSTANTE È L’INCERTEZZA

Dalle promesse di fantastici piani industriali, ai quali hanno creduto imboccati sindacalisti, siamo agli esodi incentivati, al lavoro sulle linee insopportabile per il caldo, sporcizia e decadimento generale.
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Dalle promesse di fantastici piani industriali, ai quali hanno creduto imboccati sindacalisti, siamo agli esodi incentivati, al lavoro sulle linee insopportabile per il caldo, sporcizia e decadimento generale.


 

Quello che sappiamo è che Melfi non sarà più sicuramente uno stabilimento di punta del gruppo Stellantis, non con questi presupposti.
Se smantelli un’intera linea di uno stabilimento tra i più produttivi, fai capire che il futuro di questo stabilimento è tutt’altro che roseo.
I nostri nemici sindacati possono raccontarci storielle e fantasticare sul futuro, ma sono i primi a brancolare nel buio e temere di perdere il proprio status di privilegiati. Quelli che fino a poche settimane fa rivendicavano con orgoglio la “promessa” di un piano industriale con 400.000 vetture annue e 4 modelli nuovi, sono sempre quelli che avete votato e che ci stanno lasciando senza lavoro, senza soldi e senza dignità.
Oggi abbiamo uno stabilimento sporco con servizi igienici quasi impraticabili, appestati da zanzare. Stiamo producendo veicoli di alta gamma con utensili logori tenuti insieme da carta gommata e rimedi dell’ultima ora. Abbiamo mantenuto lo stesso impostato nonostante la riduzione di personale, causando un peggioramento totale delle condizioni di lavoro, specialmente dopo aver eliminato la delibera, cioè zone disposte lungo la catena di montaggio che avevano lo scopo di controllare tutte le parti fino a quel punto assemblate. La rimozione di queste aree ha significato una ricaduta importante di responsabilità dell’operaio, che non può assolutamente permettersi distrazioni per evitare sanzioni e richiami.
Dove vogliamo arrivare?
È ormai chiaro che l’azienda fa di tutto per indurci ad accettare le uscite volontarie, siamo troppi e costiamo troppo.
Per questi e altri mille motivi era necessario, con l’aiuto di un sindacato degno di questo nome, lottare per opporsi agli esodi incentivati e allo smantellamento. Oggi possiamo ancora salvare i cocci, ma serve una maturità che ci liberi da legami famigliari e interessi personali. l’Unione operaia può fare molto, sicuramente qualcosa in più rispetto ad un sindacato marcio e corrotto. Se molti esponenti dei sindacati stanno accettando le uscite volontarie è un segnale allarmante.
Bisogna unirsi, non c’è nessun altra soluzione. Siamo soli, ma siamo migliaia.
Non aspettiamo di restare a casa senza soldi e senza un futuro.
Ninco Nanco operaio di Melfi

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