ALL’ALBA ARRIVANO I POLIZIOTTI

Ancora giovani studenti lasciano la pelle nella trappola scuola-lavoro. Alla gioventù che protesta manifestando, il governo del banchiere Draghi risponde con il solito vecchio metodo: manganellate e perquisizioni.
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Ancora giovani studenti lasciano la pelle nella trappola scuola-lavoro. Alla gioventù che protesta manifestando, il governo del banchiere Draghi risponde con il solito vecchio metodo: manganellate e perquisizioni.


 

Caro Operai Contro, la prima notizia lo dava morto, tanto erano gravi le ustioni riportate dallo studente di 17 anni che frequenta un centro di formazione professionale di Merano. Un’altra vittima di uno stage in modalità scuola – lavoro, arrivato all’ospedale di Bolzano viene trasferito al centro ustionati in Baviera, Germania, per la gravità del caso.
L’autorità giudiziaria non dice il nome perché minorenne, stava – dicono le cronache – pulendo il pavimento della cabina della carrozzeria, con un macchinario elettrico, vicino c’erano detersivi e materiali sgrassanti che potrebbero aver innescato l’incendio.
Se nel dettaglio non si conoscono i particolari, chiama comunque alla ribellione constatare come padroni, politici, organi di controllo, possano impunemente mandare al macello questi studenti, come fanno con gli operai, per ingrassare i soliti noti.
Partendo dall’officina c’è da inorridire solo per l’assenza tra le più “elementari” ma fondamentali figure, che dovrebbero garantire l’applicazione di norme, misure di sicurezza e antinfortunistiche nei posti di lavoro.
Perché nell’officina di Merano non c’era il tutor degli studenti previsto dai protocolli ministeriali?
Perché lo studente lavorava e in officina non c’era un responsabile, né padrone né capo o capetto?
Rientra nella formazione professionale che uno studente di 17 anni lavori da solo in una cabina potenzialmente pericolosa quale il vano a caldo di una carrozzeria?
Come mai non è ancora stata rimossa la pretesa di Confindustria, che le RSL (Rappresentanze dei Lavoratori per la Sicurezza) firmino la “certificazione volontaria” che solleverebbe l’azienda da ogni responsabilità sugli infortuni sul lavoro, fornendo in tal modo uno scudo penale ai padroni?
Dopo la morte (gennaio) di Lorenzo Parelli, studente di 18 anni colpito da una putrella in una fabbrica in provincia di Udine. E di Giuseppe Lenoci (febbraio), studente di 16 anni morto a Fermo mentre andava a sostituire una caldaia, gli studenti si erano mobilitati a più riprese, in 200 mila in 40 città. Scioperi, manifestazioni, occupazioni di licei, chiedendo l’abolizione della scuola – lavoro, avendola smascherata quale strumento di Confindustria, per far lavorare gratis gli studenti, con la scusa della formazione. Nel frattempo veniva a galla che, seppur non mortalmente, altri studenti erano vittime di “infortuni” in scuola – lavoro, ma le notizie restavano circoscritte localmente.
Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi s’impegnò “per un rapido intervento sulle disposizioni che regolano le modalità scuola – lavoro”. Non ha mantenuto niente delle sue promesse.
Il governo Draghi d’accordo con la ministra dell’Interno Lamorgese, mentre ostenta “umanità” accogliendo studenti profughi della guerra in Ucraina, mostra il suo vero volto lavorando sottotraccia in continuità alla linea repressiva. Dopo il brutale manganellamento degli studenti a cominciare dalle piazze di Milano, Torino, Napoli e Roma, ora con arresti, perquisizioni, schedature, li perseguita allo scopo di trovare pretesti per condannarli.
“Per noi manette e bare, per Confindustria bell’affare”, campeggia su un loro striscione.
A Torino 11 di loro hanno ricevuto la notizia di misure cautelari, una diciottenne è agli arresti domiciliari, 3 diciottenni incensurati sono in carcere da oltre una settimana. Le perquisizioni proseguono anche in altre città.
La soluzione del governo Draghi al contrasto di infortuni e morti sul lavoro, si basa sulla politica del manganello e si integra con schedature, misure cautelari, galera, arresti domiciliari e fermi, nei confronti degli studenti e chiunque protesti e scende in piazza per dire basta!
All’alba arrivano nelle case gruppi di 6 agenti delle forze dell’ordine, cercano “indizi” scarpe, zainetti, vestiti indossati in qualche manifestazioni quale “prova” per incriminarli pretestuosamente di un qualche reato. Compreso quello di deturpazione e imbrattamento di cose altrui. Da punire con l’articolo 639 del codice penale che prevede una multa e in alcuni casi galera da 1 a 6 mesi. (Come ampiamente descritto da un genitore sul quotidiano Domani del 22-05-22).
Saluti Oxervator.

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