NELLA RESISTENZA UCRAINA L’INDIPENDENZA DEGLI OPERAI

Contro la generica denuncia umanitaria della guerra, a fianco degli operai che resistono armi in pugno all’imperialismo russo e mondiale, affrontiamo il problema centrale di oggi: un partito indipendente degli operai in ogni paese.
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Contro la generica denuncia umanitaria della guerra, a fianco degli operai che resistono armi in pugno all’imperialismo russo e mondiale, affrontiamo il problema centrale di oggi: un partito indipendente degli operai in ogni paese.


 

Certo che come operai siamo messi proprio male. Senza un’organizzazione propria e indipendente, attaccati al carro della piccola, media e grande borghesia, ci portano dove vogliono loro. In tempi di affari, al di là della nazione di appartenenza, per le classi borghesi non esiste la patria se non per favorire i propri interessi e poter vendere nella propria madre patria i propri prodotti che gli operai producono per poter avere in cambio una manciata di soldi che servono appena per sopravvivere, cosa sempre più difficile. Quando per la borghesia le cose non vanno come vorrebbero e il loro potere economico rischia di essere messo in pericolo da altri borghesi, i borghesi delle nazioni imperialiste più forti non esitano ad invadere le nazioni in mano ai borghesi più deboli per costringerle nelle loro sfere di influenza ed arrivare a prendere tutto quello che poi gli sarà possibile per aumentare il potere anche su altri stati imperialisti.
Ovviamente le armi non vengono imbracciate dai ricchi, che si spartiranno il bottino dopo aver vinto, ma dagli eserciti messi in piedi dalla borghesia per la propria tutela, dai poveri, dagli operai, dai contadini, che, o vengono spinti a massacrarsi fra loro nelle guerre imperialiste, o sono costretti dagli eventi a prendere parte ai movimenti di resistenza contro gli oppressori. Moltissime volte non avendo ben chiaro che la piccola, media e grande borghesia che trovano dalla propria parte in quel momento, spesso solo a chiacchiere e senza rischiare la pelle tenendosi ben lontani dal fronte, sono i nemici di ieri e se non saranno messi sotto dagli operai armati saranno i nemici di domani.
Gli operai, in verità, dappertutto vengono coinvolti a difendere una patria governata dalla borghesia che non gli ha dato niente altro se non la possibilità di essere degli sfruttati, e anche se gli operai cambiassero patria non cambierebbe quasi niente se non il livello di sfruttamento sempre aumentato con il tempo dalla borghesia. Gli operai vengono coinvolti in guerre che non sono la loro guerra di classe, la guerra che dovrebbero fare è quella ai loro sfruttatori, ma negli eventi si rendono conto che di fronte all’aggressione di chi non si fa problemi ad ammazzarli e a distruggergli tutto quel poco che sono riusciti a mettere in piedi non possono far altro che difendersi e partecipare attivamente alla resistenza.
Gli operai a prescindere dalla propria decisione alla partecipazione diretta alla resistenza antimperialista dovrebbero chiedere il conto ai loro borghesi per le loro dirette responsabilità. Mentre i ricchi borghesi dai teatri di guerra si allontanano, scappano, cercano di mettersi al sicuro, gli operai, i lavoratori poveri, i contadini combattono casa per casa, costruiscono le barricate, difendono le città.
Gli operai possono maturare, durante la lotta e durante la resistenza all’invasione imperialista, la consapevolezza che possono fare a meno della borghesia e possono arrivare alla loro completa e possibile liberazione dallo sfruttamento, nonostante davanti alle telecamere gli elementi dei comitati d’affari della borghesia, i borghesi ben lontani dal pericolo, tentano di fare il doppio gioco e se incitano la resistenza è solo per non perdere il proprio ruolo e a guerra finita avere la propria parte negli affari che si faranno su un paese raso al suolo, mentre le telecamere riprendono i corpi di quelli che al sicuro non stanno e ci hanno lasciato la pelle.
Gli operai dovrebbero essere per la resistenza degli operai ucraini sapendo che è ben altra cosa della partecipazione alla resistenza delle classi sociali superiori che vi partecipano a chiacchiere, senza imbracciare i fucili, il più lontano possibile dalle armi che li potrebbe fare fuori, ma che hanno in mente ben altri interessi e che non vedono l’ora che finisca per ritornare a sfruttare gli operai ancora di più di quanto l’hanno già fatto. Se gli operai partecipano con la lotta alla resistenza contro il paese imperialista invasore che li ammazza sarà più facile fare i conti con la propria borghesia, perché con la lotta e la guerra moltissime volte si prende coscienza e di tanto. In questa guerra c’è chi utilizza Lenin a proprio piacimento, calandolo a piombo nei propri ragionamenti, cercando di farne strumento delle proprie ragioni, elementi che non appartengono alla classe operaia ma che ne rivendicano l’appartenenza senza viverne le condizioni. Gente che non riconosce agli operai nessun possibile movimento indipendente sia nel corso di una guerra di resistenza contro l’oppressione di un soggetto imperialista più forte della propria borghesia nazionale, sia non riconosce agli operai nessun possibile movimento indipendente fuori dal teatro di guerra, senza il loro aiuto e ammaestramento. Vedere attaccare gli operai che scrivono come è stato fatto ad E.A. da parte di chi operaio non è, solo perché sostiene la resistenza degli operai ucraini contro l’imperialismo russo inquieta e non poco, si intuisce subito che è meglio non avvicinarsi troppo a questi soggetti perché si avverte che non c’è nulla di buono. Molti sono gli elementi che si nascondono dietro il paravento della causa operaia, ma che degli operai ne vogliano fare solo massa di manovra. Se ci mettessimo un attimo nelle vesti degli operai ucraini ci renderemmo conto davvero come saremmo messi male anche noi in una situazione senza un’organizzazione propria e indipendente e capiremmo realmente come stanno le cose: da una parte c’è Putin che con i suoi carri armati ci attacca e se ne fotte di noi operai, dall’altra parte c’è Zelensky che cerca di usarci per difendere il suo potere. La speranza è quella che gli operai ucraini possano resistere all’invasione da parte dell’esercito russo, e possano nello stesso tempo iniziare a ragionare come poter mettere da parte il borghese Zelensky, prendere il potere e il controllo del paese. Fuori dalla Nato, fuori dalla Russia, fuori da qualsiasi sistema di sfruttamento.
Crocco, operaio di Melfi

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