STELLANTIS GLI OPERAI ELASTICI

Il progetto è chiaro, ottenere mano libera dai sindacati per poter disporre degli operai fino a coprire sabato e domenica. Poi, a scelta aziendale, quasi giornaliera, tirarli a lavorare a ciclo continuo o lasciarli a casa inattivi a salario ridotto.
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Il progetto è chiaro, ottenere mano libera dai sindacati per poter disporre degli operai fino a coprire sabato e domenica. Poi, a scelta aziendale, quasi giornaliera, tirarli a lavorare a ciclo continuo o lasciarli a casa inattivi a salario ridotto.


 

Stellantis sta organizzando la produzione negli stabilimenti aumentando il numero dei turni. L’obiettivo è di far lavorare quanti più stabilimenti possibile a ciclo continuo per l’intera settimana. A Melfi sono già stati concordati i 20 turni, praticamente ne manca uno, quello della domenica mattina, per lavorare senza interruzioni tutta la settimana. A Pomigliano si parla insistentemente dei 12 turni, quindi due turni al giorno compreso il sabato.
Intanto, però, si susseguono a raffica i fermi produttivi di interi stabilimenti motivati ufficialmente dalla mancanza di semiconduttori, fermi che durano anche quasi intere settimane, come l’ultima fermata di Melfi, da venerdì 18 a mercoledì 23 febbraio incluso. Come si concilia questa riduzione della produzione complessiva, che tra fermate collettive, contratti di solidarietà, licenziamenti incentivati, sta falcidiano i salari operai, con questo aumento dei turni settimanali? Come si spiega questa spinta all’utilizzo massimo e continuo degli impianti proprio quando l’andamento negativo del mercato impone la riduzione dei volumi produttivi?
Una prima risposta l’abbiamo con quello che è successo a Pomigliano questa settimana: l’azienda aveva comunicato perentoriamente per sabato 19 febbraio due turni di lavoro per recuperare la produzione persa lunedì 14 febbraio. Il forte malumore degli operai ha spinto perfino i sindacati firmatutto ad “opporsi” a questa scelta “unilaterale”. L’azienda ha poi ritirato la comandata. La questione verrà decisa nei prossimi giorni con una riunione specifica per “definire un percorso comune, che abbia ad oggetto le tante richieste che arrivano dal mercato per la Panda”. Praticamente i recuperi di sabato si faranno oppure si arriverà ad ufficializzare il sabato lavorativo già annunciato nei giorni scorsi con i 12 turni, ma la forma, cioè la sottoscrizione di un accordo con i firmatutto, sarà salvata. E’ evidente qui che la soluzione ottimale per l’azienda è l’introduzione della nuova turnistica, che rendendo il sabato lavorativo elimina alla radice ogni difficoltà ad imporre eventuali recuperi produttivi.
Mentre si lavora a singhiozzo per la mancanza dei semiconduttori, o per la riduzione delle vendite, l’azienda si organizza per aumentare il numero dei turni, così da una parte può far passare la favola, sostenuta dai sindacalisti al suo servizio, che questo aumento servirà ad evitare gli esuberi e a lavorare senza il ricorso sistematico agli ammortizzatori sociali. Ma dall’altra instaura una turnazione che le darà la possibilità di recuperare le giornate perse, o improvvisi aumenti delle richieste di mercato, di sabato e di domenica, senza interrompere la produzione e fermare gli impianti.
Discorso simile può farsi con Melfi, dove si lavora su tre turni al giorno. A fronte di un fermo di quasi una settimana dovrebbero scattare i 20 turni da marzo. E’ evidente che qui i 20 turni servono solo per avere tutti gli operai a disposizione 7 giorni su 7 per poi lavorare quando le forniture o gli ordini ci sono.
Questa è una strategia più volte sottolineata dai vertici aziendali che sempre di più si stanno orientando su una produzione flessibile, nella crisi molto più di prima, collegata al flusso delle vendite: se ci sono richieste si lavora, altrimenti tutti a casa con gli ammortizzatori sociali.
Stellantis può contare su questo sul pieno sostegno dello Stato. Quando gli operai non lavorano sono a carico dell’Inps con meno dell’80% del salario. I costi vengono caricati sulla collettività e i profitti rimangono privati. In questa operazione tutta l’organizzazione statale dimostra di essere al completo servizio dei padroni.
Quando gli operai lavorano, lo fanno con ritmi sempre più alti e con sempre meno pause. Anche l’orario mensa sta ormai diventando tempo di lavoro in tutti gli stabilimenti. La nuova strategia che si sta sperimentando a Melfi è l’introduzione della mensa a scorrimento. Il fatto che una parte degli operai stia in mensa mentre gli impianti sono in funzione crea le basi tecniche per imporre, quando serve, agli operai di lavorare anche nella pausa mensa e, in prospettiva, per eliminare del tutto la stessa pausa mensa, prolungando di fatto la giornata lavorativa degli operai. Per ora l’esperimento riguarda solo il reparto plastica, esterno allo stabilimento centrale. Ma se, con l’avvio dei 20 turni, la mensa a scorrimento sarà estesa anche nello stabilimento centrale, per gli operai di fatto la mensa sarà inutilizzabile, perché, date le grandi distanze, la mezzora di pausa mensa prevista per gli operai di Melfi sarà ampiamente insufficiente per raggiungere la sala mensa, consumare il pasto e tornare in postazione. Stellantis risparmierà sui costi del servizio mensa, si garantirà che gli impianti siano sempre in funzione durante le 8 ore di ogni turno e, se necessario, imporrà, con le “buone” o con le “cattive” agli operai in pausa mensa di continuare a lavorare.
Intanto, nonostante la riduzione degli organici e la riduzione delle giornate lavorative, la produzione giornaliera continua ad aumentare.
A Pomigliano, per esempio, nel 2019 si facevano 198.647 panda lavorando 238 giorni. Nel 2021, con 101 giorni in meno, quindi 137 giorni lavorativi, si sono fatte 123.000 panda. Se facciamo un calcolo semplice, nel 2019 si facevano 834 auto al giorno, nel 2021 se ne sono fatte 898 al giorno. Quindi la produzione giornaliera è mediamente aumentata.
A Melfi, se ne sono già andati oltre 400 operai. Con la concentrazione delle produzioni su una sola linea, si perderanno altri posti. Con meno operai, però, Stellantis potrà sempre produrre le stesse auto.
Fare la stessa produzione con meno operai peggiora le condizioni di lavoro. E qui Stellantis mira ad un altro obiettivo strategico: quello di far fuori il numero maggiore possibile di operai con ridotte capacità lavorative (rcl).
Questi operai in fabbrica sono entrati sani e sono diventati rcl per il consumo intensivo delle loro forze e capacità lavorative per anni di lavoro bestiale e ripetitivo sulle linee. Costringendoli a lavorazioni che non possono più sostenere nelle loro condizioni, questi operai saranno pressati per dare le dimissioni, o si creeranno le condizioni per licenziarli per scarso rendimento.
La riduzione degli esuberi è un’aperta bugia che solo i sindacalisti al servizio dell’azienda possono sostenere. Che gli esuberi non si riducono lo dimostra il fatto che continuano i licenziamenti: 2.700 uscite incentivate nel 2021 e altre 714 già previste per il 2022.
L’unica certezza è che aumenterà la fatica di quelli che rimarranno. Il capo di Stellantis, Tavares ha già sottolineato che la produttività dovrà aumentare molto di più dei concorrenti diretti. Nel settore di solito aumenta del 2-3%, per il suo gruppo prevede invece, un aumento del 10% annuo nei prossimi cinque anni.
Senza una scossa degli operai, a parte le chiacchiere di sindacalisti e giornalisti prezzolati dagli azionisti, l’immediato futuro vedrà meno occupati, più fatica, peggiori condizioni di lavoro e ancora meno soldi.
F. R.

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