UN GIOCO DELLE TRE CARTE

Per Draghi, con le solite trombonate all’italiana, la manovra fiscale “rappresenta un cambio di paradigma nelle politiche per la famiglia”. Numeri alla mano le misure sul fisco puniscono i lavoratori dipendenti a reddito basso, la maggioranza degli operai.
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Per Draghi, con le solite trombonate all’italiana, la manovra fiscale “rappresenta un cambio di paradigma nelle politiche per la famiglia”. Numeri alla mano le misure sul fisco puniscono i lavoratori dipendenti a reddito basso, la maggioranza degli operai.


 

La manovra fiscale del governo non porta quasi niente agli operai e alla piccola borghesia impiegatizia, anzi il rischio è che il loro reddito venga ulteriormente ridotto. Una sbandierata riforma fiscale che in effetti è solo un ritocco delle aliquote Irpef e l’eliminazione delle detrazioni per il nucleo familiare dalla busta paga. Draghi ha sostenuto che la riforma “rappresenta un cambio di paradigma nelle politiche per la famiglia”. In realtà per i lavoratori dipendenti a reddito basso si cancellano diritti “acquisiti” e per buona parte di loro si perdono soldi, mentre in contemporanea nel Recovery Plan vengono elargiti miliardi di euro a imprenditori piccoli e grandi. Gli stanziamenti finanziari per la realizzazione dell’assegno unico universale, 19 miliardi di euro l’anno, sono in gran parte recuperati dai risparmi di spesa per 12 miliardi (eliminazione anf, eliminazione sostegni familiari, eliminazione delle detrazioni Irpef per figli a carico) e 7 miliardi circa recuperati da nuove imposte in bilancio. Intanto con il Pnrr al solo settore Costruzioni è attribuito oltre il 40% del totale dei fondi, 81,2 miliardi, di cui 18 miliardi al solo 110%, alla Manifattura vengono destinati circa 30,9 miliardi e le risorse rimanenti distribuite per lo più nei vari comparti dei servizi.
Prima della modifica fiscale per un operaio di terzo livello settore metalmeccanico con salario lordo di circa 20.858 euro e un totale Irpef lordo di 5.031,93, che diventano 2.089,9 con le detrazioni per assegni nucleo familiare e per lavoro dipendente, il salario netto è di 18.769 euro. Dopo la manovra, con la riduzione delle aliquote e l’estromissione delle detrazioni per nucleo familiare, dallo stesso salario lordo il totale Irpef è di 4.914,73 che diventa, con le detrazioni non escluse, 2.924,73, per un salario netto di 17.934,16. Le detrazioni anf sono diventate un capitolo a parte gestite direttamente dall’Inps con rimessa diretta e non tramite datore di lavoro. Il limite di età per percepire l’assegno per i figli è stato ridotto da 24 a 21 anni e non è più collegato al solo lavoro dipendente. Le vecchie detrazioni, che prima operavano una decurtazione direttamente sulle imposte per i salari di famiglie con figli a carico, diventano una misura collegata alla situazione economica del dipendente, cioè all’Isee, nel cui importo viene cumulato tutto ciò che la famiglia possiede o percepisce, dai redditi, alla proprietà immobiliare, ai conti correnti. L’assegno unico viene riconosciuto non solo ai dipendenti ma anche a lavoratori autonomi, partite IVA e professionisti e a coloro che non raggiungono la soglia per la capienza delle detrazioni fiscali. Il beneficio diventa massimo in base ad un Isee entro i 15.000 euro. Entro i 15.000 euro di Isee ci entrano principalmente gli evasori fiscali che dichiarano redditi bassissimi. Per esempio, il reddito di 100 mila imprenditori di ristoranti e alberghi su 120 mila è di 13.000 euro medi lordi annui, mentre quelli operai sono mediamente sui 20.000. Questo fatto, suscitando i soliti scandali di facciata, servirà per crocifiggere, poi, tutta la parte realmente povera che ha ricevuto un beneficio, e per gli imprenditori, attraverso i loro servi-politici, sarà un gioco abbracciare questa bandiera per dirottare quelle risorse verso i loro inestinguibili appetiti. Il copione è conosciuto, il reddito di cittadinanza insegna. L’assegno richiesto direttamente all’Inps con presentazione dell’Isee rappresenta inoltre una ulteriore perdita di tempo per i lavoratori, mentre sgrava le imprese dall’incombenza amministrativa.
Per la maggioranza dei lavoratori a basso reddito cambierà poco o niente, mentre si stima che circa il 29,7% di loro vedrà un riduzione degli assegni perché rientra in uno scaglione Isee più alto o ha figli a carico oltre i 21 anni che sono esclusi dall’assegno unico, oppure sono famiglie numerose e l’assegno si riduce dal quarto figlio in poi.
Senza tener conto che con le nuove aliquote viene meno anche il bonus Renzi ma solo per chi ha redditi superiori ai 15.000 euro.
Oltre agli evasori fiscali, saranno agevolati i redditi superiori. La stoccata finale è data dall’aumento previsto delle addizionali locali che fanno sfumare gli eventuali vantaggi della diminuzione dell’Irpef. In molte regioni e comuni, come ad esempio in Campania e nel comune di Napoli, l’effetto delle manovre regionali e il piano di risanamento del disavanzo comunale vaporizzano da sole la riduzione ottenuta delle imposte.
La lenta emorragia del livello di salari e stipendi sembra non avere fine, mentre l’aumento dei prezzi di beni e servizi è galoppante e inarrestabile.
S. C.

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