LA SOLUZIONE VIENE DAI PORTUALI DI TRIESTE. O IL GREEN PASS VIENE RITIRATO O IL BLOCCO SARÀ TOTALE

In molte fabbriche cresce il rifiuto del green pass, all’inizio solo critiche sul modo di controllo, poi sulla gratuità dei tamponi, infine dai portuali triestini il rifiuto netto e senza mediazioni. Ora è il governo a tremare.
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In molte fabbriche cresce il rifiuto del green pass, all’inizio solo critiche sul modo di controllo, poi sulla gratuità dei tamponi, infine dai portuali triestini il rifiuto netto e senza mediazioni. Ora è il governo a tremare.


 


La questione del green pass sta assumendo i connotati di una vera e propria campagna terroristica nei confronti, in particolare, dei lavoratori dipendenti.
Nelle fabbriche gli operai sono messi sotto pressione e ricattati. Chi non è vaccinato o non ha un tampone negativo recente, non può entrare in fabbrica e, nella migliore delle ipotesi, viene messo in cassa integrazione. Il decreto 127 di settembre 2021 stabilisce che chi non presenta questi requisiti, green pass o tampone, non può entrare in fabbrica e perde il diritto alla retribuzione. Stabiliamo il diritto di un qualunque operaio a non volersi vaccinare per sue ragioni tecnico scentifiche e riconosciamo uno stesso diritto a coloro che devono lavorare al suo fianco di non contagiarsi, allora la verifica tramite tampone può essere una soluzione. Qui i due problemi concreti che gli operai si troveranno di fronte riguardano: il sistema di controllo e il costo sulla busta paga dei ripetuti tamponi. C’è poi un diritto generale di non dare al padrone o a chi per lui uno strumento per controllare e discriminare gli operai sulla base delle condizioni di salute, strumento che il green pass interpreta in pieno.

L’obbligo vaccinale non è legge perché lo Stato non vuole prendersi la responsabilità di obbligare la popolazione al vaccino visto che è, di fatto, ancora sperimentale, e non si conoscono le conseguenze sulla salute a lungo termine, mentre si è a conoscenza di casi, anche se molto rari, di complicanze anche gravi insorte dopo il vaccino . Per aggirare contenziosi con i cittadini, lo stato crea tutta una serie di condizioni per obbligare indirettamente il lavoro dipendente a vaccinarsi.
Dopo due anni in cui hanno costretto gli operai a lavorare contagiandosi senza minimamente prendere in considerazione anche le regole che essi stessi decidevano, come quella sulla continuazione delle sole attività “essenziali”, facendo funzionare ad es. aziende come l’Avio o la Leonardo che producono componenti per l’aereonautica, settore completamente bloccato dal Covid visto che nessuno viaggiava, ora, sfruttano la situazione per imporre agli operai di fatto l’obbligatorietà del vaccino o in alternativa fargli pagare una tassa sulla salute con il costo dei tamponi , o buttarli fuori e non pagarli.
I sindacati dimostrano ancora una volta che sono completamente inadeguati a rappresentare gli operai anche in questa circostanza. Almeno sulla gratuità dei tamponi potevano ottenere un risultato.
Alla Stellantisi a Melfi addirittura, rispetto alla decisione aziendale di attuare i controlli non a tappeto ma a campione sia all’entrata che durante l’orario di lavoro e all’uscita, i sindacalisti hanno chiesto di farne il meno possibile dopo l’entrata “per evitare ulteriori problemi di gestione”. Ciò di fatto finisce col concentrare i controlli “residui” a campione soprattutto in uscita. Ora mentre all’entrata e durante il lavoro è tempo perso per il padrone, all’uscita chi perde tempo sono gli operai, quindi si può facilmente prevedere come i controlli in uscita saranno tutt’altro che residuali ma, soprattutto, va considerato che mentre all’entrata all’operaio senza green pass può solo essere impedito l’ingresso in fabbrica, all’uscita l’operaio “beccato” senza green pass si beccherà provvedimento disciplinare e denuncia. Se a questo si aggiunge che il controllo del green pass viene delegato alla Fca Securety, cioè ai guardioni, possiamo immaginare come lo stesso controllo diventerà strumento di intimidazione.
Sempre a Melfi, per evitare la rabbia operaia, hanno “proposto” all’azienda di fare tamponi a carico del “fondo sanitario integrativo”, ma l’azienda ha risposto che “tecnicamente” è troppo dispendioso “prevedere tamponi ogni 48 ore per oltre, potenziali, 40.000 lavoratori”. In pratica se non vuoi vaccinarti, fare il tampone deve essere a carico tuo.
La sudditanza sindacale rende i padroni ancora più arroganti, come all’Ilva di Taranto, dove, dopo che lo scorso 5 ottobre Acciaierie d’Italia aveva raggiunto un accordo con i sindacati che prevedeva la disponibilità aziendale ad eseguire i tamponi gratuiti per i lavoratori che non risultavano momentaneamente vaccinati, ha completamente ribaltato quell’accordo inviando “una comunicazione ai lavoratori sprovvisti di green pass disponendo, a partire dal prossimo lunedì 11 ottobre ’21, la disattivazione del badge e la collocazione in cassa integrazione ordinaria guadagni”.
Rispetto a questa situazione, in diverse fabbriche, dove esiste un minimo di organizzazione collettiva degli operai per difendersi a livello sindacale, cominciano ad aversi reazioni che bisogna far conoscere. Esse si basano su tre presupposti essenziali:
1) No alla discriminazione fra vaccinati e non vaccinati;
2) I controlli devono essere fatti all’inizio dell’orario di lavoro.
3) Per chi ha scelto di non vaccinarsi i tamponi devono essere gratuiti e siano eseguiti nelle infermerie di fabbrica o nelle strutture pubbliche.
C’e la posizione dei portuali di Trieste che taglia la testa al toro e può unificare tutta la protesta sul green pass: va ritirato. Poiché non è una norma che garantisce un controllo sul covid, sul contagio è solo uno strumento in mano al padrone ed allo Stato per controllare chi lavora e scaricare le responsabilità di un eventuale contagio sul singolo.
Riportiamo di seguito prese di posizioni in tal senso di fabbriche come la Piaggio, Electrolux, portuali di Trieste e Monfalcone.
F. R.


 

Portuali Trieste e Monfalcone


 

Piaggio di Pontedera


PRIMA ED UNICA REGOLA: TENERE UNITI I LAVORATORI.
Dall’inizio della pandemia ad oggi ci sono stati decine di decreti governativi.
Non vogliamo, non ci interessa e non è neanche nelle nostre competenze, discutere qui i fondamenti scientifici a fondamento dei vari decreti, mentre abbiamo cercato di valutare, contrastare o correggere, con le nostre forze e possibilità, le ricadute sui diritti di salute e di lavoro. Per questo abbiamo preso posizione, anche con forti iniziative quando è stata messa in pericolo la nostra salute, così come oggi non possiamo rimanere indifferenti di fronte all’attuale decisione del governo di imporre condizioni per l’accesso al posto di lavoro, con effetti pesanti su tanti nostri compagni di lavoro.
In questi due anni, infatti, l’unico punto fermo su cui, governo, sindacati e tutte le Istituzioni si sono sempre trovati d’accordo è stato quello di non fermare le fabbriche e la produzione. L’interesse nazionale lo esigeva!
E così, nel marzo 2020 in Piaggio abbiamo dovuto scioperare per giorni contro l’imposizione di venire al lavoro, a rischio della salute nostra e dei nostri cari e, soltanto una strage di morti ha costretto il governo a fermare molte fabbriche per un mese e mezzo.
Per far ripartire le produzione a Maggio 2020, si sono poi inventati i famosi “protocolli” di sicurezza tra le parti sociali: da allora la produzione è andata avanti a pieno e non si è più fermata.
Nonostante i contagi e i morti, che hanno fermato un’altra volta le scuole e quasi tutta la vita sociale, ci veniva raccontato che in fabbrica, nelle mense, eravamo al sicuro, di stare tranquilli e di lavorare. C’erano i protocolli!
La Piaggio ha, per esempio, sempre rifiutato le nostre proposte di diminuire la concentrazione delle persone per rispettare le distanze di sicurezza o di effettuare tamponi per tracciare i contagi nei reparti dove erano stati registrati casi di positività al Covid.
Ricordando questi fatti che rendono evidente come le priorità e gli interessi dei lavoratori non vengono tenute in nessun conto rispetto a quelli di altre classi e settori sociali, dobbiamo aver chiaro, che non possiamo oggi dividerci su considerazioni estremizzate dai Social e dalle TV, ma che dobbiamo difendere la nostra UNITÀ e, sulla base di questa, elaborare proposte e rivendicazioni nel rispetto di tutti.
Per questo nell’incontro con l’azienda sulle modalità di attuazione dell’obbligo del green pass dal 15 ottobre, ci è sembrato giusto richiedere, non di non rispettare il decreto, bensì di mettere in atto delle misure per facilitare le procedure necessarie a garantire la presenza dei lavoratori , dando la possibilità di fare il tampone al centro medico senza oneri per i lavoratori. Per adesso l’azienda non si è resa disponibile.
Delegati RSU: Cappellini, Guezze, Bellagamba, Mei, DI Sacco, Tecce


 

Electrolux di Forlì

Nelle Bacheche FIOM-CGIL
COSI’ NON SI VA AVANTI! LE NOSTRE PROPOSTE
Dopo il verbale Rsu di mercoledì 29 settembre 2021, dove sono state prese una serie di decisioni, tra cui quella di organizzare le assemblee, fatte due richieste all’azienda, una di riunione URGENTE per riuscire a capire come intende organizzarsi quando il 15 ottobre prossimo in stabilimento potrà entrare solo chi è munito di Green Pass e una sull’allargamento delle commissioni all’ Ugl e, dopo la segnalazione ai segretari nazionali del comportamento anti-sindacale dell’azienda, NULLA SI E’ MOSSO!
L’azienda continua a non convocare riunioni sulle nostre richieste e i segretari nazionali non si sono nemmeno degnati di rispondere, se non con incontri informali con i delegati – in Fiom nemmeno questo – di cui non sappiamo i contenuti e le eventuali decisioni. La nuova Rsu, eletta a luglio scorso dai lavoratori, è apparentemente “non gradita” alla direzione aziendale che ha deciso di violare il suo stesso accordo sulle relazioni e sul codice etico: se la rappresentanza eletta non rappresenta la visione dell’azienda, significa che non esiste? Ottima dimostrazione dell’idea di servilismo che da tempo denunciamo!
Intendiamo, tramite questo comunicato, portare a conoscenza TUTTE LE LAVORATRICI E I LAVORATORI, con l’autonomia che ci caratterizza da sempre, di ciò che pensiamo sia utile fare :
· Le ASSEMBLEE DI TUTTI I LAVORATORI non sono più prorogabili! Oltretutto abbiamo rimasto 6 ore e tre quarti di assemblee (che sono un diritto di ciascun lavoratore) e che vanno fatte entro l’anno, sennò si perdono. NOI VOGLIAMO FARLE!
· Decidere tutti insieme in assemblea come gestire la situazione Green Pass. I tamponi devono essere a carico azienda per non discriminare tra lavoratori! Se questo sarà negato, una possibile azione potrebbe essere quella di presentarci tutti ai tornelli e presidiare l’entrata venerdì 15 ottobre, dichiarando sciopero.
· Va chiesto alle lavoratrici e ai lavoratori, con il voto nelle assemblee, se in assenza del rifiuto dell’azienda di ammettere una componente sindacale eletta nelle Commissioni, sia utile nel frattempo, sospendere le commissioni stesse.
RSU FIOM-CGIL ELECTROLUX FORLI’ – 5 ottobre 2021
Colaprico Cinzia – Fontana Gianluca – Sabattini Loretta


 

Electrolux di Forlì


 

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