ASSALTO ALLA CGIL

Come è potuto succedere che una banda di fascisti uscita da una manifestazione di 10.000 persone per le vie di Roma abbia fatto irruzione nella sede centrale della CGIL, mettendo sottosopra ogni cosa?
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Come è potuto succedere che una banda di fascisti uscita da una manifestazione di 10.000 persone per le vie di Roma abbia fatto irruzione nella sede centrale della CGIL, mettendo sottosopra ogni cosa? Perchè hanno osato tanto e sopratutto perché agiscono come i rappresentanti legittimi delle proteste nelle piazze di questi giorni? Togliere di mezzo gli operai, farli schiacciare dai padroni con salari da fame e licenziamenti, fare un’azione continua e pesante per renderli incapaci di qualunque reazione conto il governo dei padroni e le sue misure a favore degli industriali ha prodotto il risultato che è sotto gli occhi di tutti: la gestione del malcontento della piccola borghesia ed anche del sottoproletariato passa nelle mani delle formazioni fasciste, di quelle forze, che agitano la necessità di cambiare forma al regime politico sostenendo che il governo, i partiti con il loro sistema di rappresentanza siano i responsabili diretti della crisi che sta attraversando la società. Guardano naturalmente al passato per orientarsi nel presente ed allora un uomo solo al comando, un governo forte che non deve mediare le sue decisioni con nessuno, il fascismo è il loro modello e la loro pratica politica. La piccola borghesia proprietaria ed anche limitati settori di operai precari e disoccupati gli vanno dietro, compreso il sottoproletariato, che non trova più compratori. Tutti questi colpiti dalla crisi cosa dovrebbero fare? Abbracciare Draghi e il suo governo nelle mani dell’oligarchia finanziaria? Accettare una riduzione di salari e reddito in silenzio mentre le classi superiori e i loro rappresentanti politici si dividono miliardi? La rabbia e il rancore di queste classi di mezzo e degli strati più disperati del proletariato delle periferie in certe situazioni è incontenibile e cerca una strada per esprimersi e lo dovrebbe trovare nel movimento degli operai se questo non fosse seppellito sotto lo spirito di collaborazione col potere di Confindustria in cui lo hanno spinto i suoi capi storici politici e sindacali. Un movimento degli operai contro le classi dominanti raccoglierebbe questa rabbia e ne farebbe un punto di forza. Chiarirebbe chi è il vero responsabile dell’immiserimento. In questi movimenti si giocherebbe il problema di quale classe debba essere egemone: quella degli operai per il superamento del sistema dell’abbruttimento sociale, o le bande fasciste che usano il movimento per un’uscita dalla crisi apertamente reazionaria, le quali sono poi tendenzialmente pronte a sostenere la repressione dello Stato dei padroni nel momento in cui si producesse una rivolta operaia anticapitalista. Già oggi scaricano sui migranti il problema della disoccupazione, già oggi partecipano a bastonare i picchetti operai travestiti da uomini della sicurezza.
I fascisti che si mettono a capo di questi movimenti di protesta hanno tutto l’interesse a sostenere che la rovina della piccola proprietà, la rovina della bottega, della pizzeria e dei suoi dipendenti è da attribuire alle scelte della politica, alle misure che il governo della santa alleanza sotto il banchiere Draghi sta varando. A questi è venuto naturale attaccare la CGIL e poterla indicare ai manifestanti a loro seguito come i collaboratori del governo, mentre in realtà volevano saldare un conto storico con l’organizzazione militante della classe loro nemica per eccellenza, quella degli operai sindacalizzati. Anche se non siamo negli anni ‘20 qualcosa dalla storia si può imparare, allora i socialisti e i capi sindacali chiesero allo Stato ed alle forze dell’ordine di difendere le organizzazioni dei lavoratori dagli assalti fascisti, ottennero solo la repressione delle risposte degli operai alle bande e la copertura delle incursioni fasciste. Ad un osservatore attento non può sfuggire quanto nelle manifestazioni di sabato i capi fascisti fossero sulla stessa lunghezza d’onda con i poliziotti, lunghe discussioni, qualche spinta e un numero di fermati che si contano sulle dita della mano. L’assalto alla sede della CGIL è stato preparato con un lasciar fare, lasciar parlare , di esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia sul fascismo e i nuovi fascisti, si è risposto a questi signori con lamentosi richiami, nemmeno oggi la condanna del fascismo e del contenuto fascista dell’assalto di sabato viene espressa da loro chiaramente, piace a tutti una condanna generica della violenza che copre ogni specifica responsabilità. Ora tutti corrono alla solidarietà col sindacato, ognuno per i propri interessi, dai partiti alla Confindustria, ma Landini lo deve sapere bene, chi potrà difendere veramente il sindacato storico degli operai in Italia saranno gli operai stessi, quando si fanno troppi compromessi con il padrone si perde la loro fiducia ed allora diventa più facile per il fascismo rialzare la testa.
E.A.

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