DA VITTIME A COLPEVOLI

La nuova frontiera della sicurezza sul lavoro interpretata dai dirigenti  di Taranto delle Acciaierie d'Italia spa. Riprendiamo un articolo da Taranto Contro del 7 ottobre 2021
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La nuova frontiera della sicurezza sul lavoro interpretata dai dirigenti di Taranto delle Acciaierie d’Italia spa. Riprendiamo un articolo da Taranto Contro del 7 ottobre 2021


E’ successo il 15 settembre di nuovo, ma questa volta a scaricare la colpa dell’infortunio sul lavoratore è avvenuto su un operaio che ha avuto serie conseguenze fisiche da quell’infortunio, e che invece di essere lui un’ennesima vittima di come si lavora senza sicurezza, spesso da soli, diventa il “colpevole” e si ritrova da un giorno all’altro licenziato!

Il 15 settembre al reparto MOF nell’effettuare una manovra di agganciamento di due carri, l’operaio è caduto a terra e si è fatto molto male, in particolare ad un braccio rimasto incastrato. 

Ma mentre risulta ancora aperta la sua pratica di infortunio presso l’Inail, l’operaio ha ricevuto subito l’avviso di licenziamento. La motivazione dell’azienda pare essere da un lato che l’operaio non doveva trovarsi tra i due carri (ma le manovre non sono certo decise dai singoli operai), dall’altro che questo infortunio avrebbe bloccato l’attività al Mof per alcune ore – quindi la produzione, il profitto, la perdita di qualche ora di lavoro per Acciaierie d’Italia valgono molto di più della vita di un operaio!

Questo è da respingere subito! e agli operai diciamo ancora una volta: SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI!

Questo è l’ennesimo licenziamento punitivo fatto dall’azienda. Chi sta zitto, chi non si ribella a questa repressione, che si accompagna da tempo a un clima in fabbrica in cui devi solo “piegare la testa e lavorare”, in cui si vive in una condizione pesante: o stai in cassaintegrazione con forte taglio del salario e ti subordini a lavorare solo quando ti chiama con un messaggio la direzione, o accetti di lavorare di più e fare straordinari, o rischi di essere tra le “pecore nere”. 

Ma tutti gli operai devono rendersi conto ormai che queste “pecore nere” stanno diventando un grande gregge; e che a stare zitti e fermi la situazione peggiora per tutti. E succede che prima o poi anche l’operaio che accetta questo andazzo si può trovare licenziato!

Lo Slai cobas esprime tutta la sua solidarietà al lavoratore infortunato e licenziato e augura che possa subito stare meglio e rientrare in fabbrica. 

Ma non ci sono giustificazione a questo SILENZIO dei delegati, degli Rls, dei sindacati, degli operai.

PS. Per i sindacati è anche peggio che “silenzio”. Siamo venuti a sapere che l’operaio, iscritto alla Uilm, si era, come è normale, rivolto in primis al suo sindacato per essere difeso; ma qui ha trovato una reazione molto morbida verso l’azienda. E a questo punto l’operaio si è dovuto rivolgere per suo conto ad altro avvocato. 

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