UN CONTRIBUTO ALLA COALIZIONE DEGLI OPERAI

Al Cobas e Sol Cobas fanno un passo in  avanti verso l'unificazione delle forze sindacali combattive. Aderiscono allo sciopero del 18 giugno mettendo comunque in evidenza limiti ed errori  in cui il SI Cobas sviluppa la sua battaglia.
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Al Cobas e Sol Cobas fanno un passo in avanti verso l’unificazione delle forze sindacali combattive. Aderiscono allo sciopero del 18 giugno mettendo comunque in evidenza limiti ed errori in cui il SI Cobas sviluppa la sua battaglia.


SUGLI SCONTRI DI TAVEZZANO, SUL 18 GIUGNO
E SULLE PROSPETTIVE DEL SINDACALISMO DI CLASSE

1- Gli scontri davanti ai cancelli della Zampieri di Tavazzano rappresentano un pericoloso precedente che, se non adeguatamente contrastato, può davvero rafforzare i tentativi padronali di strutturare risposte reazionarie e persino militariste per contrapporsi alle battaglie della classe operaia.

2- Le realtà sindacali che sottoscrivono questo documento, unendosi alla rivendicazione del reintegro sul sito piacentino della Fedex dei 280 licenziati, si dichiarano concordi con alcune parole d’ordine fondamentali su cui viene promosso lo sciopero nazionale del 18 giugno.

a) Fronte comune contro le serrate padronali ed i licenziamenti di massa.
b) Autodifesa delle lotte operaie contro qualsivoglia milizia filo-padronale, privata o di stato.

Assumiamo pertanto il 18 giugno come giornata di inizio per una campagna permanente, che auspichiamo davvero comune, tesa a rafforzare le posizioni Movimento Operaio su questi punti di piattaforma. Allo stesso tempo riteniamo fondamentale esprimerci con la massima chiarezza sulle posizioni in campo:

3- Il fronte sindacale comune evocato nell’appello promotore non può e non deve configurarsi come fronte di sigle sindacali esistenti che si uniscono a partire da singoli eventi o scadenze per poi tornare a contendersi la propria sterile egemonia sul resto del movimento. Bisogna invece puntare con decisione ad un lavoro permanente teso a estendere l’unità fra operai, a partire da ogni luogo di lavoro, a partire dalla denuncia costante di ogni possibile sopruso collettivo e individuale, a partire dalla promozione di piattaforme e iniziative che aiutino un vero processo di ricomposizione, collegando permanentemente ogni singolo obiettivo o vertenza con la prospettiva più generale del superamento del modo di produzione capitalista. Solo su queste basi si può davvero unificare il Sindacalismo di classe in un’unica grande coalizione.

4. La pratica con la quale non ci si preoccupa minimamente e previamente di stabilire collegamenti con gli operai che lavorano nei magazzini presi di mira, ma che si fonda solo sulla negazione del proprio diritto a lavorare finendo, pur se involontariamente, per presentarsi contrapposti a quello degli operai che lavorano in quel sito, è quanto di più sbagliato si possa fare. Una simile pratica suprematista e verticista, in ultima istanza burocratica, non produce altro effetto se non quello di spingere gli operai non sindacalizzati nelle braccia dei caporali facilitando loro il compito di armare milizie crumire e, come nel caso di Tavazzano, produrre una vera e propria disfatta per il sindacato.

5. La contemporanea rappresentazione parlamentarista della vertenza, affiancata da dichiarazioni vittimiste della direzione sindacale del Sl.Cobas, che denuncia il mancato intervento delle forze dell’ordine per evitare lo scontro, chiariscono ulteriormente il piano politico, assolutamente non condivisibile, su cui il Sl.Cobas sviluppa la sua battaglia.

La totale indipendenza del Movimento Operaio dalle istituzioni borghesi non può essere ridotta ad un’astratta dichiarazione ideologica sostituita poi nella pratica dal suo esatto contrario, dalla “pretesa di riconoscimento reclamata a questa o quella istituzione nemica.

Tale indipendenza politica ed organizzativa è premessa ineludibile per qualsiasi “autodifesa operaia”, altrimenti ridotta ad un puro esercizio militare votato ad una inevitabile sconfitta, almeno fino a quando la maggioranza della classe operaia non deciderà di scendere in campo.

6- La migliore risposta a qualsiasi tentativo padronale di piegare con la forza la resistenza operaia dev’essere quindi l’apertura di un processo di unificazione dal basso, un esercizio di democrazia operaia e quindi di autosuperamento di tutte le sigle sindacali che si riconoscono nei principi del sindacalismo di classe, con delegati espressi da ogni unità produttiva e che, nel loro coordinamento articolato a tutti i livelli, aprono la prospettiva di assumere nelle loro mani tutto il potere sulle vertenze e sulle lotte, sottomettendo a questo potere qualsiasi logica di egemonia espressa da questa o quella sigla sindacale.

AL COBAS, SOL COBAS

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