DUE COCOMERI E UN PEPERONE

Il ministro Garavaglia e l’economista Fubini si lamentano, su milioni di disoccupati non si trovano da assumere 220 mila lavoratori. Grazie, vogliono pagarli una miseria per ore di lavoro interminabili.
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Il ministro Garavaglia e l’economista Fubini si lamentano, su milioni di disoccupati non si trovano da assumere 220 mila lavoratori. Grazie, vogliono pagarli una miseria per ore di lavoro interminabili.


 

Caro Operai Contro, dopo il richiamo del governo a fare più figli, ampliando gli strati di miseria e povertà, per disporre di una forza lavoro più ricattabile da assumere, prosegue la campagna della borghesia per spingere giovani e non, ad accettare il lavoro in cambio di 2 cocomeri e 1 peperone.
Alla sfilata di governanti e politici al Colosseo, è Garavaglia ministro del turismo ad annunciare che per la grande “ripartenza” dopo le chiusure anticovid: “Paradossalmente abbiamo bisogno di forza lavoro. In un momento in cui si riparte molto veloci, abbiamo il problema degli stagionali. L’Italia dovrebbe rimuovere un po’ di ostacoli per consentire ai giovani di andare a lavorare”.
L’appello è prontamente rilanciato dai massmedia, e il giorno dopo F. Fubini (Corriere della sera 2 giugno) si chiede: “E’ possibile che, mentre milioni di persone non trovano lavoro, le imprese non trovino lavoratori?”
Si! E’ proprio possibile! Prima di tutto perché le aziende non intendono assumere “milioni di lavoratori”, secondo, assumono in nero o con contratti usa e getta, e comunque anche con i contratti di lavoro nazionali c’è poco da stare allegri. Inoltre le misure di prevenzione e antinfortunistica già insufficienti, con il recente decreto Semplificazioni sono diventate ancora più blande.
Anche se il ministro Garavaglia non è soddisfatto – quando parla di “rimuovere un po’ di ostacoli” – vorrebbe ancora meno regole per le aziende nell’uso e consumo degli operai, incurante della quotidiana strage per il profitto.
Fubini angustiato dai “posti vacanti” si chiede: “ha senso preoccuparsi [dello sblocco dei licenziamenti ndr], se non si trovano persone da assumere”? Man mano che tira fuori i numeri, si capisce che il vero scopo dell’articolo è – come si dice – prendere 2 piccioni con una fava.
1) Avallare lo sblocco dei licenziamenti nell’industria del 30 giugno deciso da Draghi.
2) “Pescare” anche da questi nuovi disoccupati, per colmare i “posti vacanti” con lavoratori finora “introvabili”.
La strumentalità dell’operazione salta all’occhio dalla stridente comparazione dei numeri, e dalle tipologie dei “posti vacanti”. A fine aprile 2021 i disoccupati in Italia sono 2,6 milioni (Istat). I cassaintegrati stabili 1,5 milioni, gli scoraggiati oltre 3 milioni (Bce). In totale 7,1 milioni di lavoratori in età lavorativa ma senza lavoro.
I “posti vacanti” (stagionali e non) che Fubini cita dall’Istat, sono 220 mila, pari a solo l’1% degli occupati totali. Si strappa i capelli perché i padroni non trovano, (alle loro condizioni) 220 mila operai e lavoratori, ma non si preoccupa dei 7,1 milioni di senza lavoro, di cui buona parte sono già senza sussidi.
Quasi a scusarsi Fubini ammette: “Senz’altro oggi in Italia si trovano molte più persone in cerca di lavoro di quanti posti siano disponibili per loro”.
Poi basta guardare l’elenco dei lavoratori (steso da Fubini) che servirebbero a coprire i “posti vacanti”, per capire che si tratta quasi esclusivamente o di personale dirigente o di operai di mestiere e figure professionali, che le aziende per ridurre i costi non formano più, ma pretendono di trovare comunque. Mancano ingegneri, geometri di cantiere, ponteggiatori, cappottisti. Nella ristorazione oltre ai camerieri spesso bistrattati, mancano cuochi, vicecuochi, capisala, figure quest’ultime tre dai 2.500 ai 3.000 euro al mese che, con la scusa della pandemia, in molti casi i ristoratori vogliono pagare la metà circa. Ancora tra gli operai di mestiere mancano tornitori, saldatori, falegnami, manutentori, idraulici, elettricisti.
Invece la forza lavoro semplice non fa notizia. Nessuno reclama gli oltre 900 mila posti di lavoro persi durante la pandemia. Saranno recuperati? Visto che – come dice il ministro Garavaglia- “si riparte molto veloci”. O toccherà agli operai rimasti al lavoro “mobilitarsi”, perché i padroni pretenderanno la stessa quantità di lavoro, con meno occupati?
Finora a fronte degli oltre 900 mila posti di lavoro persi, ne sono stati recuperati solo 20 mila.
Lo sfruttamento degli operai procede spedito. Consente al “Sole 24 ore”del 2 giugno di titolare in prima pagina, 5 colonne su 6: “Pil oltre le attese. Recessione superata. La borsa torna ai livelli precovid”.
Saluti Oxervator

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