JHON ELKAN, CAVALIERE DEL LAVORO RUBATO AGLI OPERAI

Jhon Elkann è stato nominato cavaliere del lavoro. Il lavoro di chi? Quello non pagato degli operai di Stellantis che arricchisce da quattro generazioni la sua famiglia.
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Jhon Elkann è stato nominato cavaliere del lavoro. Il lavoro di chi? Quello non pagato degli operai di Stellantis che arricchisce da quattro generazioni la sua famiglia.
Che l’intera struttura politica della società sia un’organizzazione al servizio dei padroni, sono questi episodi che lo dimostrano.
Tutta la società si basa sul lavoro degli operai. Solo una piccola parte di questo lavoro ritorna agli operai sotto forma di mezzi per sopravvivere fino al mese successivo: alimenti, case, vestiti. Tutti prodotti ordinari, non di lusso. La maggior parte del lavoro che svolgono non viene loro pagato. Il frutto di questo lavoro se lo intascano tutti quelli che non producono nulla, borghesi grandi e piccoli. Dagli industriali, ai commercianti , ai professionisti, e, via via, scendendo la scala sociale, gli impiegati e gli altri appartenenti alla piccola borghesia.
Con la falsificazione completa dei fatti, invece risulta che tutto il baraccone sopravvive grazie al “lavoro” degli imprenditori.
Tutti sono coinvolti in questa messinscena. I massimi organi dello stato. I politici di tutte le tendenze. Elkann è stato proposto come “cavaliere del lavoro” da due rappresentanti politici che appartengono a partiti che fino a qualche giorno fa erano contro “i poteri forti”: Giorgetti della Lega e Patuanelli dei 5 Stelle. Il Presidente della Repubblica lo ha nominato.
La famiglia del nuovo “cavaliere del lavoro” sfrutta da più di cento anni migliaia di operai. Elkann è tra i primi trenta uomini più ricchi al mondo. Gli operai ex Fiat sono tra quelli meno pagati in Europa, mentre le loro condizioni di vita e di lavoro sono peggiorate sempre di più. Negli stabilimenti ex Fiat sono migliaia gli Rcl (Ridotte capacità lavorative), un modo annacquato per indicare gli operai distrutti nel fisico e nella psiche da venti, trent’anni, di lavoro in fabbrica.
Gli Agnelli dopo aver sfruttato per tutti questi anni i loro operai, e attinto miliardi di finanziamenti dallo stato che è al loro servizio, oggi sono azionisti al 50% di Stellantis con sedi legali e fiscali all’estero, lasciando armi e bagagli l’ Italia, e affidando le cretinate sull’ “amata patria” ai loro servi della politica.
Questi parassiti dovrebbero restituire tutto quello che hanno rubato agli operai. Nell’organizzazione sociale costruita a loro immagine e per sostenere espressamente i loro interessi, sono invece “cavalieri del lavoro”, osannati e riveriti da tutti i loro giullari della stampa e della politica.
F. R.

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