FEMMINICIDI E PROPRIETÀ PRIVATA

È  necessario comprendere la ragioni storiche e sociali del fenomeno per autodifendersi e combatterlo con ogni mezzo.
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È necessario comprendere la ragioni storiche e sociali del fenomeno per autodifendersi e combatterlo con ogni mezzo.


 

Il termine femminicidio, nasce negli anni 90, si afferma grazie all’impegno delle donne messicane attiviste, che con la loro attività arrivano ad ottenere il riconoscimento delle responsabilità dello Stato del Messico per il perdurare di orrendi crimini nei confronti delle donne uccise nella città di Ciudad Juarez (confine con gli USA), nel 1992. Più di 4500 donne risultavano scomparse e più di 650 stuprate, torturate, uccise e poi abbandonate ai margini del deserto, tutto ciò con la complicità della politica, forze dell’ordine e criminalità organizzata. Donne considerate ed usate come merce di cui si può disporre come meglio si crede, ed eliminate quando diventano ingombranti. La violenza contro le donne, che sia lo stupro o la loro uccisione, non è un fenomeno astorico, non è un fenomeno nuovo dovuto “all’emancipazione “femminile. Sostenere che la violenza maschile e il femminicidio sono la conseguenza della “maggiore libertà” acquisita dalle donne è semplicistico e fuorviante. La violenza contro le donne si è dimostrata storicamente un agile strumento di lotta politica. L’esistenza della pratica degli stupri di guerra attraversa tutta la storia e la cultura occidentale. Sono stati raccontati e descritti come “effetti collaterali” dei conflitti, quasi a giustificarne la loro pratica, sono stati attribuiti ad una esplosione di arretratezza e brutalità maschile, resa possibile dalla morale che lo stato di guerra porta con sé. In realtà sono stati concepiti come vere e proprie “armi di guerra” particolarmente micidiali, perché i loro effetti si prolungano oltre il termine dei conflitti.

Tutto ciò è reso possibile dall’idea che il corpo femminile è “proprietà privata” di qualcuno, un bene che appartiene agli uomini della famiglia. Violando, umiliando le donne si colpisce il nemico, una concezione su cui si fonda la società patriarcale, dove l’organizzazione gerarchica del potere ruota intorno alla figura maschile. La storia della violenza contro le donne è strettamente legata all’idea della donna come proprietà “privata sottomessa ad un uomo “proprietario”. Uno dei primi lavori antropologici sull’economia della famiglia è il saggio di Friedrich Engels “L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato” (1884). In questo saggio viene spiegata la relazione tra il patriarcato, la proprietà privata, la nascita dello stato e del controllo della sessualità femminile. Il sistema patriarcale è un sistema di dominio imposto con la violenza, un sistema di controllo, su donne, bambini ed altri uomini, non è certo un sistema “naturale” e pertanto non è né “eterno” né “inevitabile”. La violenza maschile nei confronti delle donne costituisce una delle strutture del patriarcato, ed è sistematicamente supportata e tollerata dallo Stato. Il campo di battaglia della lotta di genere è un terreno nella lotta di classe, perché è su questo terreno che si scrive la storia di donne e di uomini che si oppongono a un sistema di vita di violenza e sfruttamento.

La comprensione delle ragioni storiche che portano al fenomeno del “femminicidio” è necessaria per capire le origini della violenza sulle donne, e per evitare fraintendimenti nella scelta della strada da percorrere. La logica del femminismo borghese si concentra nel rivendicare, leggi o riforme politiche che “garantiscano i diritti delle donne”. Il punto di vista borghese individua la causa dell’oppressione femminile, nell’inadeguata rappresentazione delle donne nei mass media o nella rappresentanza politica. Altri ragionamenti ed altre pratiche sono invece necessari per sviluppare un pensiero che vada alla radice del problema. Il femminismo di classe si pone il problema di mettere in discussione il ruolo che la società capitalista ha riservato alle donne emarginandole e sfruttandole nel corpo e nella mente

L’idea borghese dell’emancipazione femminile si basa su un concetto astratto di raggiungimento della propria emancipazione individuale. Il nostro sfruttamento è invece parte di un processo produttivo, che ci riguarda come parte del genere umano, e come classe. Consapevoli delle differenze che caratterizzano ciascuno di noi è importante dialogare ed agire con quelle realtà che concordano sulla necessità del superamento di questo sistema sociale.
Stefania

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