USA, LA CIVILTÀ DELLE FOSSE COMUNI

L’epidemia sta facendo strage di operai e lavoratori, soprattutto afroamericani e latinos, mettendo a nudo e amplificando un contrasto insolubile fra i ricchi e i poveri che potrà risolversi solo con una ribellione di massa.
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L’epidemia sta facendo strage di operai e lavoratori, soprattutto afroamericani e latinos, mettendo a nudo e amplificando un contrasto insolubile fra i ricchi e i poveri che potrà risolversi solo con una ribellione di massa.


 

Il capitalismo americano, che viene fatto assurgere a esempio, modello mondiale di civiltà, di fronte alla Covid-19 di fatto sta proteggendo i ricchi e mandando a morte decine di migliaia di poveri. Dove i ricchi sono gli appartenenti alle cosiddette classi superiori e privilegiate (padroni, dirigenti, professionisti, tecnici, ecc.), per lo più bianchi, che possono permettersi il pagamento di onerose assicurazioni sanitarie (negli Usa la sanità è completamente privata) e quindi ora, se si ammalano, farsi curare. Mentre i poveri sono i proletari e in particolare gli operai, soprattutto afroamericani e latinos, ma non solo, i quali non possono pagarsi un’assicurazione sanitaria e perciò ora non riescono a farsi curare e non hanno un posto dove sperare di guarire oppure rassegnarsi a morire che non sia la loro casa, se ce l’hanno. La prima potenza economica mondiale non garantisce le cure sanitarie a tutti! Anzi la forte disuguaglianza economica e sociale, oltre alla diffusione di patologie pregresse, causate proprio dalle pessime condizioni di vita, sta facendo diventare la Covid-19 mortale per molti proletari statunitensi, in particolare per quelli afroamericani.
Con mezzo milione di contagi gli Stati Uniti sono al primo posto nel mondo per numero di casi di Covid-19. Analizzando i quasi 15.000 decessi emerge che in diversi stati e città la maggior parte dei morti è afroamericana. A Chicago gli afroamericani sono il 30% della popolazione ma rappresentano il 72% dei morti. In Louisiana sono il 32%, ma anche il 70% dei morti. A Detroit (Michigan) sono il 14%, ma il numero delle loro vittime raggiunge il 40%. Nel Wisconsin i neri sono il 27%, ma i loro deceduti sono l’81%. Dovunque la Covid-19 sta mietendo vittime fra i proletari, che vivono in gran numero in appartamenti piccoli e inadeguati. Una condizione, come i “ghetti” di Chicago, che agevola la diffusione rapidissima dell’epidemia. A peggiorare la situazione dei proletari americani contribuisce il peso di malattie preesistenti: a New Orleans, dove quasi il 60% della popolazione è afroamericana, il tasso di obesità e ipertensione supera di molto la media nazionale. A Chicago la situazione è simile: gli afroamericani soffrono spesso di diabete e di patologie cardiache e respiratorie.
Ovviamente molti proletari afroamericani sono occupati in lavori, come in fabbrica, che non possono essere svolti da casa: spostarsi coi mezzi pubblici ed entrare in contatto con altre persone li espone a ulteriori rischi, che dirigenti e professionisti (spesso bianchi) possono invece evitare lavorando da remoto. E la forte disuguaglianza sociale ed economica, che è alla base dell’elevato tasso di mortalità fra i proletari americani, è una condizione destinata a peggiorare: con la chiusura della maggior parte delle fabbriche, in due settimane si sono avuti 10 milioni di nuovi disoccupati, mai visti tanti nella storia recente degli Usa. Nella recessione partita nel 2008 ci sono voluti due anni per avvicinarsi a un simile numero. La causa di tale incremento sta nell’estrema flessibilità in uscita del mercato del lavoro, l’aumento della povertà nell’assenza di qualsiasi meccanismo di cassa integrazione.
La prima potenza economica mondiale non garantisce lavoro e salute a tutti! Ciò che assicura è una fossa comune, come quelle scavate a New York per i poveri del Bronx che non possono pagarsi un funerale. Negli Usa chi è povero, se non si ribella, è destinato a morire, di fame o malattia.  Bisogna ricordarlo a chi li esalta come faro di civiltà, democrazia e modernità!
L.R.

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