90 MILA EURO DI SPESE LEGALI DA PAGARE

Un sistema per spingere gli operai a non intentare cause contro i padroni. La Cassazione condanna 21 operai a pagare 90 mila euro di spese legali in un processo sull’amianto. Fu il governo di centrosinistra nel 2014 ad introdurre anche per i lavoratori la norma “chi perde paga”. Tutti sullo stesso piano: la General Electric e i 21 pensionati. Caro Operai Contro, 21 operai per aver fatto causa al loro padrone che li ha fatti lavorare esponendoli all’amianto, sono stati condannati a pagare 91 mila euro di spese processuali. Alcuni di loro sono malati di patologie legate all’amianto, mentre […]
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Un sistema per spingere gli operai a non intentare cause contro i padroni. La Cassazione condanna 21 operai a pagare 90 mila euro di spese legali in un processo sull’amianto. Fu il governo di centrosinistra nel 2014 ad introdurre anche per i lavoratori la norma “chi perde paga”. Tutti sullo stesso piano: la General Electric e i 21 pensionati.

Caro Operai Contro, 21 operai per aver fatto causa al loro padrone che li ha fatti lavorare esponendoli all’amianto, sono stati condannati a pagare 91 mila euro di spese processuali. Alcuni di loro sono malati di patologie legate all’amianto, mentre altri 20 loro compagni di lavoro sono già morti, stroncati dall’esposizione al terribile minerale.

Quando son partite le cause questi 21 operai erano dipendenti del Nuovo Pignone di Livorno, ora di proprietà della General Electric (G.E.), nel frattempo sono andati in pensione e devono ringraziare Renzi, con il suo governo che ha cambiato alcune norme di legge, se oggi la Cassazione li ha condannati a pagare 91 mila euro.

Fino al 2014 gli operai e i lavoratori che per varie ragioni si ritenevano colpiti dal padrone, rispetto le norme contrattuali e legislative stabilite nei rapporti di lavoro, potevano ricorrere singolarmente contro l’azienda facendogli causa, ossia chiamandola in giudizio davanti ad un giudice.

Una prassi quella delle cause del lavoro che sostanzialmente è un aspetto di un sindacalismo, il quale anziché mettere in campo la forza operaia per salvaguardare l’operaio o gli operai colpiti dal padrone, li lascia affrontare singolarmente con cause legali il padrone, nei Tribunali, i Templi della giustizia borghese.

Nel 2003, 80 operai avevano iniziato le cause, che hanno avuto esiti diversi, ma allora, in ogni caso, la legge non chiedeva agli operai anche il rimborso delle spese legali del padrone.

Fino al 2014, come dicevamo, l’articolo 92 del codice di procedura civile prevedeva che ciascuna delle 2 parti in causa, l’operaio ricorrente e il padrone chiamato in giudizio, pagassero ognuno le proprie spese processuali.

C’è voluto il governo Renzi, al quale non è bastato abolire con il Jobs act, la giusta causa nel licenziamento, togliendo così agli operai la possibilità di fare causa contro il licenziamento illegittimo. Non contento Renzi ha praticamente azzerato la possibilità agli operai di ricorrere contro il loro padrone, anche per ogni altro motivo, di discriminazione o di abuso come, ad esempio, proprio quello di farli lavorare esposti all’amianto. Perché la modifica dell’articolo 92 del codice civile, attuata da Renzi, obbliga il giudice a chiedere all’operaio che perde la causa, anche il rimborso delle spese processuali del padrone. Stabilendo di fatto che “chi perde paga”, mettendo sullo stesso piano la General Electric e i 21 operai in pensione.

Nel 2018 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo la modifica fatta da Renzi all’articolo 92 del codice civile, ma solo per le cause il cui contenzioso è il licenziamento. Per tutti gli altri contenziosi è chiaro che, in queste condizioni, gli operai in Italia rinuncino a fare le cause, per non incappare in un’altra batosta. Come dice Nicoletta Cervia, l’avvocato degli operai del Nuovo Pignone: “In molti preferiscono non farle, il rischio è troppo”.

Dopo aver bussato alla porta della Regione Toscana e consultato il sindacato, gli operai del Nuovo Pignone hanno lanciato una sottoscrizione per raccogliere i 91 mila euro, raccogliendo finora solo 150 euro.

Angelo Bertocchi, il primo a fare causa al Nuovo Pignone, così si esprime: “C’è bisogno che la nostra voce sia ascoltata a livello nazionale, che si capisca cosa è successo qui. Abbiamo fatto rivendicazioni giuste e ora dobbiamo pagare. Non può finire così“.

Non sappiamo cosa intenda Bertocchi per “livello nazionale”. Abbiamo però visto tante volte, casi e vicende operaie finiti nel dimenticatoio dopo pochi giorni aver tenuto la scena nazionale, tra le promesse di politici e governanti.

La responsabilità del sindacato è di non lasciare soli gli operai del Nuovo Pignone, ma mobilitare e chiamare alla solidarietà altre fabbriche. Una catena di lotta e solidarietà che potrebbe avere il suo peso ogni volta che vi è una fabbrica o un problema generale degli operai, che ne richieda la necessità.

Agli operai più coscienti si pone il problema dell’organizzazione politica della propria classe sociale.

Saluti Oxervator

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