Spray urticante e profitto omicida

Il depistaggio è partito. 5 ragazzi e una madre muoiono schiacciati dalla ressa all’uscita di una discoteca a Corinaldo, nel centro Italia. Si erano precipitati fuori per sfuggire agli effetti di uno spray urticante spruzzato, sembra, da un ragazzo all’interno della sala. Avevano imboccato assieme a tanti altri la sola uscita disponibile, erano numerosi appoggiati ad una ringhiera che ha ceduto. Sono caduti, uno sull’altro, morendo schiacciati in sei. Nella discoteca erano presenti più del doppio dei posti consentiti, le altre uscite di sicurezza inagibili, la ringhiera che ha ceduto marcia. Ma la prima cosa su cui si è […]
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Il depistaggio è partito. 5 ragazzi e una madre muoiono schiacciati dalla ressa all’uscita di una discoteca a Corinaldo, nel centro Italia. Si erano precipitati fuori per sfuggire agli effetti di uno spray urticante spruzzato, sembra, da un ragazzo all’interno della sala. Avevano imboccato assieme a tanti altri la sola uscita disponibile, erano numerosi appoggiati ad una ringhiera che ha ceduto. Sono caduti, uno sull’altro, morendo schiacciati in sei. Nella discoteca erano presenti più del doppio dei posti consentiti, le altre uscite di sicurezza inagibili, la ringhiera che ha ceduto marcia. Ma la prima cosa su cui si è puntato il dito è stato individuare lo spruzzatore, cercarlo ed eventualmente arrestarlo, giornalisti e sociologi al lavoro per spiegare le ragioni dell’infausto gesto e far discendere da questo l’intero dramma. I più “lucidi” hanno distribuito equamente le colpe, tutto nel calderone, dalla cattiva gestione al giovane delinquente. Il solito polverone mediatico si è sollevato per nascondere una semplice verità. La responsabilità prima è di quel signore, il padrone, per chiamarlo con il suo vero nome, che per realizzare il profitto sull’attività di gestione della discoteca non ha guardato in faccia a nessuno, non ha messo in atto le adeguate misure di sicurezza, ha trovato, come sempre commissioni e sindaci collaborativi pronti a dare permessi ed autorizzazioni. Padroni e istituzioni trovano nei piccoli come nei grandi affari il modo di intendersi. Questo signor padrone è iscritto nell’albo degli indagati assieme ad altri ma nessuno chiede per loro la galera. Tanto il depistaggio è iniziato, le responsabilità diventano “morali” non di fatto per il sindaco, capo della commissione che ha dato i permessi, da verificare “attentamente e con i tempi necessari” le responsabilità del gestore e dei suoi soci dei quali non si conoscono nemmeno le fattezze; la responsabilità sicura rimane quella dell’anello più debole: lo spruzzatore. Salvini è intervenuto subito, non per minacciare di galera tutti i padroni di discoteche che si sa sono fuori da ogni controllo, ma per minacciare i ragazzini dello spray urticante, questi in galera subito anche se minorenni. Il demagogo da bar colpisce a vanvera. Il profitto e chi lo intasca è il responsabile di queste morti, ma nessuno ha interesse a denunciare questo fatto eppure la corsa al profitto semina morte e distruzione dappertutto.

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