Usa-Cina: verso la resa dei conti

  La tregua nella guerra commerciale tra Usa e Cina è già finita. Nuovi dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi sono stati formalizzati dal presidente Trump, entreranno in vigore il 24 settembre. Dopo i dazi approvati a marzo e che da luglio rincarano le importazioni americane nei settori strategici di acciaio e alluminio, adesso è la volta di un’ampia gamma di merci di immediato consumo. Le tariffe per il momento sono del 10%, ma diventeranno del 25% dopo dicembre, colpendo alimentari, elettronica di largo consumo, condizionatori, prodotti per la casa, mobili, lampade ricambi auto e così […]
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La tregua nella guerra commerciale tra Usa e Cina è già finita. Nuovi dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi sono stati formalizzati dal presidente Trump, entreranno in vigore il 24 settembre. Dopo i dazi approvati a marzo e che da luglio rincarano le importazioni americane nei settori strategici di acciaio e alluminio, adesso è la volta di un’ampia gamma di merci di immediato consumo. Le tariffe per il momento sono del 10%, ma diventeranno del 25% dopo dicembre, colpendo alimentari, elettronica di largo consumo, condizionatori, prodotti per la casa, mobili, lampade ricambi auto e così via

E’ stata una doccia gelata, ma soprattutto un vero e proprio affronto, che il governo cinese non si aspettava alla vigilia dei negoziati commerciali bilaterali previsti il 27-28 settembre. “La Cina non accetta di negoziare sotto pressione, con la pistola puntata alla tempia” è stata la risposta più garbata. Immediatamente ha fatto partire la ritorsione con tariffe di 5-10% su su 60 miliardi di merci americane, che entreranno in vigore lo stesso giorno di quelle di Trump. Ma tutti i commentatori economici, data la differenza di valore tra le merci che possono essere colpite dai dazi nei due diversi paesi, son certi che le vere ritorsioni da parte della Cina non saranno sulle merci. Piuttosto colpiranno le acquisizioni societarie Usa in Cina. “Scherzetti” come quello che la multinazionale americana dei microchip Qualcomm si è trovata a dover affrontare a luglio quando, dopo mesi di trattative, ha dovuto annullare, perdendoci 2 miliardi, l’accordo di acquisizione con l’ olandese Nxp Semiconductors, semplicemente perché l’antitrust cinese non aveva formulato il suo parere per tempo.

In ogni caso nei governanti cinesi si va sempre più affermando l’idea che accordi con la prima potenza non ci possano essere, Trump non passa giorno che non glielo rammenti. E più che tregue in vista di una pace, i mesi tra una tornata di dazi e un’altra siano il tempo che la macchina bellica americana ha bisogno per predisporre le ulteriori tariffe protezionistiche. L’obbiettivo di quella parte del grande capitale Usa che sta dietro a Trump è ormai chiaro alla borghesia cinese: contenere il capitalismo cinese. Al quale non resta che cercare nuovi mercati per il suo inarrestabile sviluppo.

Allo stesso tempo la resa dei conti con la prima potenza capitalistica, da parte della più dinamica economia capitalistica cinese, è solo rimandata.

R.P.

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