Il moderno imperialismo italiano

Il Presidente del Consiglio Gentiloni, a novembre 2017 si è recato in Angola per cercare uno sbocco ai capitali italiani, naturalmente seguito dall’amministratore delegato dell’ENI. I vincitori della prima guerra mondiale, con il trattato di Versailles, si divisero le colonie degli stati perdenti, oltre a consolidare e ufficializzare le sfere d’influenza su gran parte del mondo. Le mire espansionistiche italiane sull’Angola iniziano proprio in questa fase, quando gli accordi segreti italiani del patto di Londra nel 1915, in cambio dell’appoggio a fianco degli Inglesi, Francesi e Russi, svelati poi dai Bolscevichi dopo la Rivoluzione d’Ottobre, non vengono rispettati. L’Italia […]
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Il Presidente del Consiglio Gentiloni, a novembre 2017 si è recato in Angola per cercare uno sbocco ai capitali italiani, naturalmente seguito dall’amministratore delegato dell’ENI.

I vincitori della prima guerra mondiale, con il trattato di Versailles, si divisero le colonie degli stati perdenti, oltre a consolidare e ufficializzare le sfere d’influenza su gran parte del mondo.

Le mire espansionistiche italiane sull’Angola iniziano proprio in questa fase, quando gli accordi segreti italiani del patto di Londra nel 1915, in cambio dell’appoggio a fianco degli Inglesi, Francesi e Russi, svelati poi dai Bolscevichi dopo la Rivoluzione d’Ottobre, non vengono rispettati.

L’Italia tenta di prendersi la colonia portoghese dell’Angola, costituendo la “Società Coloniale per l’Africa Occidentale”, che serviva a gestire e distribuire le concessioni agricole.

A distanza di un secolo, con mezzi adeguati al nostro tempo, l’imperialismo italiano ci riprova.

Sarà ancora valida la definizione di Lenin sull’imperialismo?

I monopoli hanno portato alla conquista delle fonti più importanti di materie prime”, e che “ai numerosi vecchi arnesi della politica coloniale, il capitale finanziario ha aggiunto la lotta per le fonti di materie prime”.

Difficile non scorgere in questi accordi, questa fase del capitalismo, cioè l’imperialismo, dove società che detengono il monopolio sulle materie prime, si impossessano dell’economia di altri paesi.

Claudio Descalzi, amministratore delegato di ENI, ha siglato un accordo con il blocco onshore di Cabinda North, che aumenta i diritti dal 15% controllati in precedenza, al 48%. Naturalmente, a conferma delle intuizioni di Lenin, la Sonangol, proprietaria del blocco di Cabinda detiene il monopolio per l’esplorazione e l’estrazione del greggio.

Con questa mossa, l’imperialismo italiano, oltre a mettere le mani sulle materie prime dell’economia angolana, ha aggiunto all’accordo, di poter sfruttare le conoscenze acquisite dalle attività nelle aree adiacenti situate nella Repubblica del Congo. In caso di scoperte significative, la messa in produzione sarà facilitata dalla presenza di infrastrutture già esistenti. (Dal sito dell’ENI)

L’Italia è il primo investitore europeo dell’area subsahariana e l’importanza dell’accordo spiega il motivo della presenza alla firma di Gentiloni e del presidente dell’Angola, insieme a Descalzi e al presidente del consiglio di amministrazione di Sonangol.

Il governo al servizio del capitale guida la politica imperialista italiana.

sd

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