EMBRACO: UNA FABBRICA DESTINATA ALLA CHIUSURA

Quello che sta accadendo alla Embraco di Riva di Chieri, fabbrica che produceva compressori per frigoriferi, ormai destinata alla chiusura totale e che lascia in mezzo alla strada oltre 500 dipendenti, si sta rivelando sempre di più la classica sceneggiata sindacale. L’unica certezza, per ora, è che sindacato e assessorato regionale al Lavoro del Piemonte, il 28 marzo 2018, hanno firmato un accordo che stabilisce incentivi all’esodo volontario dei lavoratori della Embraco. Il “bonus” legato al licenziamento individuale è regressivo e ammonta a 60 mila euro per chi ha deciso di lasciare l’azienda entro aprile, 50 mila euro per […]
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Quello che sta accadendo alla Embraco di Riva di Chieri, fabbrica che produceva compressori per frigoriferi, ormai destinata alla chiusura totale e che lascia in mezzo alla strada oltre 500 dipendenti, si sta rivelando sempre di più la classica sceneggiata sindacale. L’unica certezza, per ora, è che sindacato e assessorato regionale al Lavoro del Piemonte, il 28 marzo 2018, hanno firmato un accordo che stabilisce incentivi all’esodo volontario dei lavoratori della Embraco.

Il “bonus” legato al licenziamento individuale è regressivo e ammonta a 60 mila euro per chi ha deciso di lasciare l’azienda entro aprile, 50 mila euro per coloro che lo hanno fatto entro maggio, 35 mila euro per il periodo giugno-agosto e 30 mila euro per chi lo farà nel restante periodo fino a dicembre del 2018.

Tutte cifre naturalmente lorde, un “tesoretto”, come lo chiamano padroni e sindacati, pianificato con estrema cura per frammentare il possibile il fronte di lotta degli operai; un “tesoretto” che nella realtà è solo una manifesta elemosina .

Questo accordo, del tutto immorale per gli operai che vi hanno aderito o vi aderiranno nei prosimi mesi, garantisce ai padroni la chiusura della fabbrica, taglia la prospettiva di qualsiasi ripresa della lotta per tentare di resistere alla chiusura e regala ai padroni la possibilità di chiudere la partita al ribasso contenendo la spesa per liquidare la fabbrica.

Una propaganda costruita ad arte che focalizza la frottola della “reindustrializzazione” della fabbrica di Chieri ma che resta e rimane una fantasiosa storiella, vista e applicata innumerevoli volte dal sindacato, nel tentativo di ammansire gli operai e portarli verso la chiusura delle fabbriche come buoi al macello .

Gli strumenti che il sindacato sta adottando già da tempo per firmare accordi sulla chiusura delle fabbriche oramai hanno assunto un iter del tutto uniformato.

Questa “procedura” standardizzata , come alla Embraco, inizialmente fissa una quota di “buonuscita” più alta per chi lascia il lavoro immediatemente, per poi mano a mano scendere costantemente fino ad arrivare a quote minime per chi decide di resistere e lasciare il lavoro fino alla chiusura della fabbrica. Una procedura collaudata che prevede l’utilizzazione di accordi che vedono la partecipazioni del ministero (MISE), di enti locali e di amministrazioni regionali atti a smontare ogni forma di resistenza e instillare la speranza della ripresa della fabbrica che mai avverrà. Un metodo collaudatissimo che in questi anni di crisi ha determinato solo la chiusura di innumerevoli fabbriche senza uno straccio di opposizione sindacale. Un criterio che garantisce un risparmio economico netto ai padroni, in termini di erogazione di compensi , fa terminare la produzione delle commesse in atto senza che ci siano scioperi, blocchi stradale o occupazioni, divide il fronte operaio e arriva comodamente a chiudere la fabbrica senza nessuna protesta o agitazione .

Il sindacato mette in atto la sua abilità acquisita in questi anni per costruire questo metodo e stancare gli operai. Inizialmente sembra, con comunicati e proclami, fare la parte del feroce oppositore per poi mano a mano che il tempo passa piegarsi alle esigenze padronali e concludere con la solita tiritera: “abbiamo fatto il possibile ma non potevamo ottenere di più”. L’esempio concreto è quello ch succede alla Embraco; con un comunicato del 24 aprile la Uilm-Uil e Fiom-Cgil rendono noto che la Whirlpool ha annunciato la vendita dell’Embraco alla giapponese Nidec Corporation ma l’accordo non include lo stabilimento di Riva di Chieri, in cui lavorano 537 persone (di cui 497 licenziate a fine 2018). Sempre nel comuicato l’azienda precisa che «Whirlpool prevede di cessare le attività e terminare la produzione presso lo stabilimento di Embraco, in Italia, che è soggetto a un accordo separato con le autorità locali e i sindacati. Pertanto, la struttura di Embraco Italia non è inclusa nella vendita a Nidec Corporation» Prima stangata diretta agli operai senza nessuna reazione da parte del sindacato, praticamente si accetta quelloc che Whirlpool rende noto.

Ma non è finita qui per tenere tranquilli gli operai, padroni e sindacato, continuano a propagandare l’idea della reindustrializzazione. In un articolo apparso del sole 24 ore del 15 maggio si prospetta una “nuova soluzione” del problema della reindustrializzazione che i sindacati continuano a prendono per buono senza mettere in discussione lo spacchettamento che il piano prevede:

Una soluzione industriale, che prevede, nel quadro del piano di reindustrializzazione, l’intervento di due aziende: la Ventures Production, joint venture israelo-cinese, che conta di investire 20 milioni per avviare la produzione di sistemi di depurazione per l’acqua e di robot per la pulizia a secco di pannelli fotovoltaici, e la Astelav di Vinovo che si occupa di rigenerazione degli elettrodomestici. Nel primo caso, il Gruppo internazionale ha dichiarato la volontà di assumere già entro giugno 90 addetti per avviare il lavoro, mentre altri 372 entreranno entro il mese di giugno del 2018, con il prossimo biennio che sarà caratterizzato dall’utilizzo comunque di ammortizzatori sociali. La Astelav, società che si occupa di ricambi per elettrodomestici e che nel 2016 ha avviato il business della rigenerazione, occuperà invece una trentina di persone in relazione ad un ampliamento della propria attività e poi, nell’arco di un anno, aprirà ad altre dieci assunzioni.” Questi articoli e comunicati servono solo ad un unico scopo frammentare il fronte operaio che si disperde in innumerevoli rivoli. Non più una forza compatta che rivendica il diritto a stare compattamente tutti in una fabbrica ma la divisione e lo spezzettamento in diverse realtà produttive. Un sistema collaudato che offrirà ai padroni, se il piano fantomaticamente dovesse concretizzarsi, la maniera per abbasare salari, introdurre la precarietà e ricattare gli operai in nome del posto di lavoro.

Grazie sindacati, state ottenendo proprio un bel risultato per gli operai Embraco.

D.C.

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