Nella “buona scuola” di Renzi bisogna mangiare di meno

Caro Operai Contro, la spinta del panino portato da casa, piuttosto di un bilanciato pasto in mensa, è una risposta al fatto che il costo della mensa pesa per un numero sempre più grande di famiglie, in ogni parte d’Italia. Anche nel vicentino che fu una delle prime zone a scagliarsi contro le famiglie extracomunitarie, che non riuscivano a pagare la retta per i bimbi, ora scoprono di avere lo stesso problema. I dirigenti locali pensano alla soluzione di ridurre le razioni per ridurre la retta. Una soluzione che può andar bene per le famiglie ricche e agiate, i […]
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Caro Operai Contro,

la spinta del panino portato da casa, piuttosto di un bilanciato pasto in mensa, è una risposta al fatto che il costo della mensa pesa per un numero sempre più grande di famiglie, in ogni parte d’Italia. Anche nel vicentino che fu una delle prime zone a scagliarsi contro le famiglie extracomunitarie, che non riuscivano a pagare la retta per i bimbi, ora scoprono di avere lo stesso problema. I dirigenti locali pensano alla soluzione di ridurre le razioni per ridurre la retta. Una soluzione che può andar bene per le famiglie ricche e agiate, i cui figli potranno comunque saziarsi prima e dopo la scuola. Ne risentirebbero i figli delle famiglie povere e disagiate, quelli che a razioni ridotte, non potranno saziarsi tornando a casa, e la retta per quanto ridotta sarà sempre una mannaia per le loro famiglie. Gli effetti della povertà per le famiglie operaie e gli strati disagiati, dilagano. Organizziamo il Partito Operaio per rimuovere questo sistema sociale.

Saluti operai

 

Mando un estratto dal Giornale di Vicenza

Guerra del panino nelle scuole. «Mense meno care»

Piuttosto di dare il via libera al panino meglio ridurre le porzioni e abbassare i costi delle mense. È una delle ipotesi che si sta facendo strada tra i dirigenti vicentini per dare una risposta alla questione ancora aperta del panino portato da casa. Una patata bollente che sta infiammando l’inizio dell’anno scolastico. Da una parte le famiglie che, incoraggiate da una sentenza del tribunale di Torino, si appellano alla libertà di decidere quanto spendere e come alimentare i propri figli, dall’altra le scuole a rivendicare il valore educativo del mangiare assieme un pasto che dal punto di vista nutrizionale è studiato a tavolino.

«Il tema è delicato – spiega Luisa Basso, dirigente del comprensivo 3, portavoce dei presidi degli istituti comprensivi della città -. La mensa ha una doppia valenza perché è un momento in cui gli alunni pranzano insieme imparando a rispettare le regole, a stare seduti a tavola e cominciare ad assaggiare le verdure imitando il compagno. Nello stesso tempo hanno modo di consumare piatti bilanciati e preparati secondo le linee guida di un’alimentazione corretta. (…)

 

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