TURCHIA

Pubblichiamo il Comunicato del comitato centrale del partito comunista della Turchia per il dibattito 1-  Il tentato golpe del 15 luglio non è stato un conflitto tra due poli di diversi orientamenti politici e ideologici, bensì tra due, o anzi più fazioni governative che hanno gli stessi fondamenti ideologici e lo stesso carattere di classe. È impossibile che le parti non si erano informate in anticipo sui piani dell’altra parte, in quanto esse hanno collaborato per anni e pertanto è talmente difficile distinguerle del tutto. Dall’altro lato, per quanto riguarda il golpe non si tratta di uno scenario orchestrato […]
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Pubblichiamo il Comunicato del comitato centrale del partito comunista della Turchia per il dibattito

1-  Il tentato golpe del 15 luglio non è stato un conflitto tra due poli di diversi orientamenti politici e ideologici, bensì tra due, o anzi più fazioni governative che hanno gli stessi fondamenti ideologici e lo stesso carattere di classe. È impossibile che le parti non si erano informate in anticipo sui piani dell’altra parte, in quanto esse hanno collaborato per anni e pertanto è talmente difficile distinguerle del tutto. Dall’altro lato, per quanto riguarda il golpe non si tratta di uno scenario orchestrato da Erdoğan, come dicono certi commentatori: è un vero tentato golpe.

2- Il percorso che ha dato vita al golpe ha essenzialmente due dimensioni. La prima è il conflitto tra i seguaci di Erdoğan e i membri o simpatizzanti di Gülen per la conquista del potere governativo, che sembra finalizzato alla purga di massa della fazione gülenista. Poi, questa dimensione si espande a livello economico e politico in quanto esiste anche una dimensione globale con diversi poli imperialisti che appoggiano sia una parte che l’altra.

3- È un dato di fatto che la maggior parte dei comandanti golpisti era affiliata alla setta di Fethullah Gülen ed è del tutto chiaro che tale setta ha dei legami forti negli Stati Uniti. Inoltre, l’idea secondo la quale in Turchia, quale paese membro della NATO, una mossa radicale a livelli alti come un colpo di stato non possa essere realizzata senza l’appoggio degli Stati Uniti, è assolutamente coerente. Infatti, l’opposizione ad Erdogan non si è opposta al colpo di stato proprio per il fatto che l’imperialismo statunitense ha appoggiato l’AKP.

4- Recentemente, tale appoggio è diminuito per diversi motivi e alcuni esponenti preminenti dell’establishment statunitense ed europeo hanno cominciato a progettare un futuro senza Erdoğan. Il fatto che l’insurrezione popolare del 2013 aveva dimostrato la tensione sociale generata dalla presenza di Erdoğan e il fallimento del suo regime nell’intervento in Siria hanno fatto degradare i rapporti tra Erdoğan ed alcuni dei suoi ex partner imperialisti. È impossibile considerare il tentato golpe del 15 luglio indipendentemente da questi fatti.

5- Il fatto che i golpisti avevano rapporti all’estero non rende Erdoğan un soggetto “antimperialista” o “patriottico”. Durante il suo incarico, Erdoğan ha sempre servito eccessivamente gli interessi dei monopolisti globali e dell’imperialismo statiunitense e ora, in quanto politico in disgrazia, cerca di fare manovre disperate per presentarsi come l’unica alternativa ai suoi ex partner e quindi per salvarsi da questa situazione. È chiaro, comunque, che tali manovre non cambiano il carattere di classe del regime di Erdoğan, o i fondamenti ideologici di esso. Recep Tayyip Erdoğan è un politico borghese, un nemico del popolo operaio e un controrivoluzionario e, in quanto tale, non è diverso dai golpisti che hanno cercato di rovesciarlo.

6- Il tentato golpe non è stata una mossa a favore degli interessi del popolo, se si prendono in considerazione i suoi metodi e i suoi fondamenti ideologici. L’opinione diffusa – ma non espressa – secondo la quale il golpe avrebbe portato il paese alla salvezza è senza fondamenti. Il significato di un golpe antipopolare e filostatiunitense è ben chiaro.

7- È assolutamente privo di senso plaudire alla repressione del tentato golpe e presentarlo come “una festa della democrazia”. Questo approccio è un approccio collaborazionista che nega il carattere di classe del regime di Erdoğan e non prende di mira la sua “legittimità” messa in discussione a livello popolare.

8- La tesi secondo la quale Erdoğan si rafforzerebbe dopo aver represso la fazione gülenista è solo parzialmente vera. Senza dubbio, Erdoğan ha ottenuto un’ottima opportunità per colpire la fazione gülenista e consolidare la sua base politica dimostrandosi, di nuovo, come la vittima. È stata saggiata, inoltre, la capacità di agire dei seguaci di Erdoğan. Tuttavia, Erdoğan non ha più un corpo burocratico compatto, dato che l’intreccio delle fazioni costituiscono ancora una minaccia per il suo potere.

9- In queste condizioni Erdoğan cercherebbe di eliminare non soltanto i gülenisti ma anche gli elementi “kemalisti”, tra cui alcuni dei suoi “alleati” contro Gülen, con lo scopo di dipendere solo dai soggetti fedeli a lui in due istituti principali: le Forze Armate Turche e il corpo giudiziario. Mentre fare una “riforma” del genere in altri ambiti burocratici è relativamente facile, ci sono difficoltà evidenti nell’egemonizzare le Forze Armate e il corpo giudiziario. Erdoğan non può fare una mossa del genere, in quanto ciò significherebbe l’istituzione di uno stato islamico e uno scontro definitivo con le altri correnti dell’organismo statale. Dall’altro lato, Erdoğan non ha un’altra opzione per mantenere la sua base e consolidare il proprio potere.

10- Attualmente ci sono degli indizi che segnalano un tentativo da parte di Erdoğan di migliorare i rapporti con gli Stati Uniti dopo un periodo breve di terrore e repressione. Queste sono le aspettative dei socialdemocratici del CHP e dei nazionalisti curdi dell’HDP. Le difficoltà nel realizzare tali aspettative stanno nel fatto che a questo punto Erdoğan non può continuare a fare politica senza l’appoggio degli elementi fondamentalisti della sua base. Se non fosse così, la cosiddetta “opposizione” parlamentare non avrebbe problemi con Erdoğan o l’AKP.

11- In ogni caso, c’è una situazione di crisi, anzi di dissoluzione, sempre di carattere multidimensionale e perdurante, nella Turchia egemonizzata dal capitalismo finanziario. Il pericolo non è di per sé in questa situazione di dissoluzione, ma nel fatto che il popolo lavoratore ancora non costituisce un corpo organizzato e capace di influenzare la politica.

12- Un altro pericolo è l’opinione assai diffusa secondo la quale Erdoğan è diventato invincibile dopo il tentato golpe. Questa opinione spesso viene accompagnata da scenari allarmistici senza alcun fondamento che creano un’atmosfera di panico tra le forze progressiste. Il regime dell’AKP è sempre stato pericoloso, ed è vero che oggi è diventato ancora più pericoloso. Tuttavia, in effetti, quest’atmosfera serve solo a legittimare le aggressioni dell’AKP. In realtà, Erdoğan e l’AKP non sono invincibili e la Turchia non è un paese che soccomberà così facilmente. Ad esempio, i sostenitori di Erdoğan che sono scesi in piazza dopo il tentato golpe non erano così numerosi. La cosa giusta da fare è analizzare il pericolo dalla prospettiva della classe operaia senza soccombere alla disperazione.

13- L’AKP e la minaccia reazionaria non devono mai essere sottovalutati. È evidente il risultato della falsa consolazione dei socialdemocratici che una volta dicevano che “la laicità non è in pericolo”. Tuttavia, di fronte a questa minaccia c’è il nostro dovere di organizzare un’opposizione popolare più efficace e pronta a lottare. Questa missione non può essere messa in atto facendo gli indifferenti o creando un’atmosfera di panico. Il tentativo della cosidetta “opposizione” parlamentare di legittimare il regime di repressione col panico è inaccettabile.

14- Nella situazione attuale, il vantaggio più evidente di Erdoğan sono i suoi “oppositori” nell’establishment. La corrente principale opta per “normalizzare”, “trasformare” o “convincere” l’AKP a “ristabilire” la democrazia. L’approccio di quei parlamentari che si dichiarano “di sinistra” e cercano di realizzare tali politiche è inquietante.

15- Ciò che è accaduto durante il tentato golpe del 15 luglio ci ha dimostrato, di nuovo, la crudeltà delle fazioni governanti del paese. Prima abbiamo testimoniato i metodi sanguinosi dei golpisti, e poi abbiamo visto la barbarie appoggiata dal regime. Tutto ciò non può essere considerato in modo indifferente. Numerosi civili sono stati uccisi e sono stati brutalmente linciati soldati semplici, che non sapevano nemmeno cosa stava accadendo,. Questi atti illegali, anzi reati, messi in atto dalle folle incoraggiate dal regime nonché dai poliziotti, nei confronti dei soldati che si erano arresi e che hanno il diritto al giusto processo, saranno giudicati e i responsabili di tali atti, i capi di queste due fazioni che una volta erano alleati, saranno tenuti a risponderne.

16- Tutta questa crudeltà non può essere spiegata meramente con “la sete del potere”. Al contrario, al campo governativo c’è un’ambiente di paura e dissoluzione. La paura che si diffonde può essere superata solo con passi coerenti e così questa situazione di dissoluzione può diventare un’opportunità per il popolo.

17- Come abbiamo sempre detto, la Turchia può salvarsi solo con la lotta organizzata del popolo operaio, e non con gli scontri tra i poli oscurantisti. Noi rifiutiamo ogni approccio e analisi che nega questo dato di fatto. I comunisti si oppongono sia ai ciarlatani che parlano di una “vittoria per la democrazia” che all’opportunismo che appoggia “ogni mossa contro Erdoğan”. La dimensione di tale confusione è evidenti dal fatto che esiste davvero una parte nel cosidetto “campo antigolpista” che teme la “presa di potere” di “quelli che vogliono applicare la Sharia”. Ripetiamo: noi non ci schiereremo mai con i rappresentanti della classe capitalista, o con gli agenti che promuovono golpi o “rivoluzioni” colorate orchestrati dagli USA o dalla NATO! La nostra posizione non ci indebolisce, la nostra debolezza principale è il fatto che il popolo lavoratore non è ancora organizzato e pronto a lottare. Così, purtroppo, si crede nelle false “soluzioni”.

18- È ormai evidente il buco oscuro causato dalla promozione dell’antipartitismo in un paese dove la setta di Fethullah Gülen, le cricche delle “eminenze grigie”, gli accoliti e vari mafiosi possono rappresentarsi negli istituti nazionali. Possiamo andare oltre, affermando che tutti i nostri cittadini che vogliono creare una società basata sugli ideali umanitari, e cioè una società senza classi e senza lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, devono lottare per organizzarsi in un partito dove si possano esprimere in sintonia e dentro un nucleo permanente. Evitare questo dovere, o meglio, legittimare l’indifferenza è equivalente schierarsi contro il popolo. Ora più che mai, organizzare un corpo indipendente dalle sette islamiche, dalla reazione e dai poli imperialisti è un bisogno vitale. Quelli che veneravano l’apoliticismo e la presunta “spontaneità” dell’insurrezione legittima del 2013 avranno imparato qualcosa in questo processo.

19- L’unico scopo del Partito Comunista è quello di diventare un’organizzazione rivoluzionaria indipendente capace di intervenire nella politica attuale e di fermare i piani oscuri, sia durante le notti del golpe che durante i linciaggi degli innocenti. A tal fine, invitiamo il nostro popolo ad agire fidandosi del proprio potere e a prendere l’iniziativa invece di stare a guardare questo incubo.

Traduzione a cura di Ârif Hikmet Dede

Fonte: soL, organo del Partito Comunista (http://haber.sol.org.tr/toplum/komunist-partiden-temmuz-degerlendirmesi-162474)

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