Expo 2015:Nutrito il pianeta del malaffare

Caro Operai Contro, per consentire a Expo di realizzare l’obbiettivo dichiarato di “nutrire il pianeta”, Renzi aveva nominato Cantone come super sceriffo dell’anticorruzione. Prima, durante ed ora anche dopo Expo, si è visto che a risultare ben nutrito è il malaffare tra politica, appalti faccendieri. Saluti da un lettore e sputi in faccia ai commedianti   L’articolo della Prealpina Reati tributari, riciclaggi e associazione per delinquere legati a Expo 2015: undici persone, tra cui un avvocato, sono state arrestate la mattina di mercoledì 6 luglio nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Milano con al centro reati tributari, riciclaggio e […]
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Caro Operai Contro,

per consentire a Expo di realizzare l’obbiettivo dichiarato di “nutrire il pianeta”, Renzi aveva nominato Cantone come super sceriffo dell’anticorruzione.

Prima, durante ed ora anche dopo Expo, si è visto che a risultare ben nutrito è il malaffare tra politica, appalti faccendieri.

Saluti da un lettore e sputi in faccia ai commedianti

 

L’articolo della Prealpina

Reati tributari, riciclaggi e associazione per delinquere legati a Expo 2015: undici persone, tra cui un avvocato, sono state arrestate la mattina di mercoledì 6 luglio nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Milano con al centro reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere con l’aggravante della finalità mafiosa. Agli arrestati erano riconducibili alcune aziende a cui erano stati affidati appalti per l’Expo.

Dominus Scarl nel mirino

Al centro dell’inchiesta della Dda di Milano c’è il consorzio di cooperative Dominus Scarl specializzato nell’allestimento di stand, il quale ha lavorato per la Fiera di Milano dalla quale ha ricevuto in subappalto l’incarico di realizzare alcuni padiglioni per Expo tra cui quello della Francia e e Guinea Equatoriale.

Secondo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Sara Ombra, le società del consorzio erano intestate a prestanomi di Giuseppe Nastasi il principale indagato, arrestato con il suo collaboratore Liborio Pace e l’avvocato del Foro di Caltanissetta, Danilo Tipo, ex presidente della Camera penale della città siciliana.

Le società coinvolte ricorrevano a una sistema di fatture false per creare fondi neri. Il denaro era poi riciclato in Sicilia dove gli indagati avevano legami con la famiglia di Cosa Nostra dei Pietraperzia.

Il Gico della guardia di finanza sta effettuando un sequestro preventivo per circa cinque milioni di euro.

Chi non ha voluto vedere?

«Chiaro» è che un “meccanismo quale quello emerso dalle indagini è stato reso possibile da amministratori di aziende di non piccole dimensioni, consulenti, notai e commercialisti che in sostanza «non hanno voluto vedere» quello che accadeva intorno a loro.” Lo scrive il gip di Milano Maria Cristina Mannocci nell’ordinanza di custodia cautelare a carico delle undici persone indagate, tra cui lo stesso Nastasi, l’amministratore di fatto del consorzio di cooperative Dominus Scarl che ha ottenuto in subappalto, attraverso una società controllata di Fiera Milano spa, anche lavori all’Expo.

Il giudice parla di «gravi superficialità» ma «certamente anche grazie a convenienze», da parte di «soggetti appartenenti al mondo dell’imprenditoria e delle libere professioni».

E per «alcuni” di loro si profila peraltro un atteggiamento che va oltre la connivenza».

Tra l’altro, scrive ancora il gip, nell’ipotesi accusatoria alla base dell’inchiesta «gli affari al Nord servono anche per finanziare» un clan di Cosa Nostra a Pietraperzia (Enna).

Il gioco dei prestanome

«L’utilizzo di prestanome a capo del consorzio Dominus» ha consentito «agli indagati di aggirare sia i controlli istituzionali svolti dalla Dia e dalla Prefettura, che le procedure di internal audit, controlli e verifiche che, seppur formalmente attivate, non hanno evidenziato anomalie in ragione della mimetizzazione degli indagati all’interno del Consorzio».

Lo scrive la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano nel decreto con cui ha disposto l’amministrazione giudiziaria della Nolostand spa, società del gruppo Fiera Milano attraverso la quale gli arrestati nel blitz antimafia hanno ottenuto appalti dell’Expo.

Nel decreto si segnala che “i soggetti indagati «(…) per reati di associazione di stampo mafioso e riciclaggio, hanno avuto, ed hanno nell’attualità, contatti continuativi con dirigenti ed organi apicali di Nolostand» finalizzati «all’ottenimento o alla proroga di importanti commesse nel settore dell’allestimento di eventi espositivi/fieristici milanesi».

Maroni: ben venga l’inchiesta

«Non sono individuate responsabilità penali in capo a Ente Fiera o a Expo», ha precisato il procuratore aggiunto di Milano, Boccassini.

E il governatore Roberto Maroni ha così commentato: «Ho appreso con grande preoccupazione questa notizia, voglio capire bene cosa è successo. Penso che questa indagine sia utile per fare luce su zone d’ombra che evidentemente non erano ancora state verificate nella gestione di Expo».

«Ho visto anche – ha aggiunto Maroni – che sarebbe coinvolta in qualche modo anche la Fiera. Mi attiverò per sentire i vertici di Fiera e capire se sanno qualcosa, nel rispetto ovviamente delle attività investigative. Per quanto mi riguarda, come azionista di Fiera, voglio capire cosa c’entra la Fiera e se in qualche modo non ha fatto i controlli che doveva fare».

«Sappiamo che ci sono infiltrazioni della mafia e della camorra e ci auguravamo che – ha continuato Maroni -, anche con l’intervento di Cantone, non succedessero queste cose. Ma “adesso bisogna accendere tutti i riflettori e tutti i fari».

Maroni, che proprio mercoledì mattina ha partecipato all’assemblea di Confesercenti a Milano, ha poi concluso augurandosi che la notizia dell’inchiesta non indebolisca la richiesta di portare nel capoluogo della Lombardia alcune agenzie europee da Londra, dove il sindaco Giuseppe Sala, ex commissario di Expo, si trova in missione.

«Spero che riesca a fare quello che ha in mente di fare – ha detto il governatore -. Certo, queste notizie non aiutano, ma d’altronde ben vengano le inchieste della magistratura».

Cinquestelle e i… buoi

Secondo i 5 Stelle, «la mafia è ingrassata all’ombra dei padiglioni di Expo e della politicizzatissima Fiera di Milano», quindi «le promesse di promesse di Maroni di vigilanza e legalità sono una barzelletta», perché «il presidente della Regione, insieme alla combriccola di Expo Mafia Free, da Sala al Prefetto Tronca, hanno messo in campo politiche contro l’infiltrazione mafiosa inadeguate e in ritardo, chiudendo i cancelli a buoi scappati».

 

 

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