Libia: 3 governi, 140 tribù, miriadi di milizie armate

Caro Operai Contro, il governo Sarraj imposto in Libia dall’Onu e dal governo Renzi, è un fantoccio costretto a sottostare e mediare con lo spezzatino del potere in Libia, diviso fra 140 tribù e tre governi. Uno spezzatino che si radicalizza sempre più, il vero problema per Renzi e i governi occidentali, che vogliono mettere le mani sulle materie prime in Libia, imponendo le proprie condizioni. Allego un estratto da: (Askanews) La Prealpina. Saluti da un estimatore di Operai Contro.   Roma, 22 giu. (askanews) -Il quotidiano arabo “Assafir” si è affidato ad analisti politici e militari libici i […]
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Caro Operai Contro,

il governo Sarraj imposto in Libia dall’Onu e dal governo Renzi, è un fantoccio costretto a sottostare e mediare con lo spezzatino del potere in Libia, diviso fra 140 tribù e tre governi. Uno spezzatino che si radicalizza sempre più, il vero problema per Renzi e i governi occidentali, che vogliono mettere le mani sulle materie prime in Libia, imponendo le proprie condizioni. Allego un estratto da: (Askanews) La Prealpina.

Saluti da un estimatore di Operai Contro.

 

Roma, 22 giu. (askanews) -Il quotidiano arabo “Assafir” si è affidato ad analisti politici e militari libici i quali hanno un’idea precisa sui chi manovra i fili del groviglio libico: tutto sarebbe nelle mani delle grandi tribù, in feroce lotta tra loro per accaparrarsi ricchezza, potere ed armi.

L’articolo del giornale esordisce con le parole pronunciate da un influente capo tribù la scorsa settimana: “La tribù di al ‘Magarbah’ ha preso il Petrolio (Ministero), mentre quella di ‘Obeidat’ controlla il Parlamento e quella di ‘al Bra’asah’ che si è accaparrata la guida del governo (Consiglio Presidenza di al Sarraj). Nonostante ciò, ci sono alcuni che ritengono sia troppo per noi di ‘al Awaqir’ (tribù dello sceicco) avere preso il ministero della Difesa”. Con una frase, “il notabile spiega che i veri antagonisti sono le grandi tribù in lotta tra loro: non fazioni politiche opposte, nè estremisti avversi a moderati e neppure islamisti contro laici. Questi ultimi hanno tutti un ruolo marginale che non incide sugli avvenimenti”, spiega Salah al Bakkoush un noto analista e blogger di Bengasi.

Ma ecco alcuni esempi di questa feroce lotta non dichiarata, raccontata oltre che da al Bakkoush anche dal generale Yussuf al Manqush, ex capo di Stato maggiore che ha scelto di vivere a Istanbul dopo aver lasciato l’incarico nel 2013 per “incapacità di ricostruire l’esercito a causa di pressioni di centri di potera nati dopo la caduta di Gheddafi”.

NOMINA AMBASCIATORE IN CAIRO la capitale egiziana è stata teatro di un braccio di ferro tra due grandi tribù: Al Bra’asah e al Dorsah, che entrambi volevano un proprio esponente per la carica di ambasciatore. Alla fine il governo di Tobruk ha accontentato entrambi nominando Tareq Saqif dei Bra’asah a ambasciatore presso il governo e Mohammed Saleh dei Dorsah a rappresentante alla Lega araba. Cosa abbia convinto Tobruk a venire incontro alle richieste dei due clan è spiegato dal giornale: una tribù ha fatto irruzione nella sede del ministero degli esteri ad al Baida prendendo come ostaggio il vice ministro Hassan al Sagir; l’altra ha mandato propri emissari che “hanno aggredito con calci e pugni il ministro degli Esteri Mohammed al Daraia”.

LE GUERRE TRIBALI NEL SUD COME A OVEST E EST Molti vedono il conflitto libico come uno scontro tra La Cirenaica ad est e la Tripolitania a ovest tralasciando il Sud ed anche i conflitti interni tra tribù dell’ovest come tra quelle ad est.

Nel sud è in corso una guerra tra i Tuareg e le tribù dei Tebu per il controllo del fiorente contrabbando con i Paesi al confine meridionale: Ciad, Niger, Mali, Algeria e Sudan. Solo lo scorso aprile è stata siglata una pace grazie alla mediazione della comunità di San Egidio.

A ovest, invece, è in corso un duro conflitto tra Misurata e al Zintan, due città che grazie ad alleanze tessute dalle loro grandi tribù hanno formato due potenti armate. Per usare le parole di al Bakkoush, i primi, oggi, leali al governo di unità nazionale rappresentano “la civiltà del litorale mentre i secondi sono i paladini dei beduini del Sahara”.

Non è immune di rivalità e guerre neanche la parte orientale del Paese: da una parte la grande tribù dei Al Awaqir dall’altra un’alleanza di clan della zona di Brega unitisi a gruppi che fanno capo al generale Haftar.

Lo stesso Haftar, per sottomettere la tribù di al Zuwayya diffusa nella parte sud-orientale della Libia, avrebbe stretto un’alleanza con “Giustizia e Uguaglianza”, principale fazione dei ribelli del Darfur nel Sudan e con le tribù meridionali dei Tebu.

EST SPEZZETTATO IN MICRO COMUNI GOVERNATI DA TRIBU’: “La Cirenaica in via di disintegrazione”, scrive Assafir che parla di una diffusa tendenza delle tribù locali a farsi piccoli feudi governati in assoluta autonomia. E per comprendere la portata del fenomeno l’analista del giornale cita l’esempio di Jardas al Abid: una zona a sud di al Baida trasformata in un comune per volontà dell’omonima tribù locale. La decisione ha spinto le vicine tribù dei Bra’asah a pretendere ed ottenere la creazione di ben 24 micro comuni autonomi abitati complessivamente da soli 15mila persone.

“NON ESISTE UN ESERCITO DI MILITARI” “Nella Libia di oggi non esiste un esercito, quello attuale (di Haftar, ndr) è composto da un manipolo di uomini di cui i militari di professione sono il 20%”. Così il colonnello Faraj al Barasi, comandante della zona militare al Jabal al Akhdar. Concetto confermato da Yussuf al Manqush: “Chi parla di Esercito Nazionale Libico – dice – diffonde solo una grande bugia per la semplice regione che Gheddafi ha distrutto l’esercito svuotandolo da ogni significato”.

MISFATTI DEL LAICO HAFTAR CHE USA MILIZIE SALAFITE Per gli analisti di Assafir, uno dei principali artefici del caos è il generale “laico” Haftar accusato di definirsi alfiere della lotta ai jihadisti, ma tra i gruppi armati che lo sostengono svettano milizie salafite come “Katibat al Tawheed” (“Brigate del Monoteismo”) o falange islamiste come i “Proconsoli del Sangue”. “l’esercito guidato da Haftar non è composto da militari, in gran parte sono volontari, mercenari e gente laureatasi nelle galere”, sostiene l’ex capo di Stato maggiore.

ASSEMBLEA TRIBALE ACCUSA: SQAUDRONI MORTE DI HAFTAR Il giornale dopo aver definito Haftar, personaggio che “vuole replicare Gheddafi” che “ricorre alla violenza per zittire gli avversari”, ricorda una riunione tenuta lo scorso 14 giugno dalla Suprema Assemblea delle Tribù al Awaqir. All’incontro hanno preso parte tre esponenti della tribù: Faraj Aqim, comandante delle forze speciali dell’antiterrorismo a Bengasi; Saleh Bulgheib, capo dell’intelligence militare; e al Mehdi al Bargheshti, ministro della Difesa del governo di unità nazionale. Una registrazione audio trapelata sui social media rivela come i tre esaminando i “gravi fatti avvenuti a Bengasi negli ultimi tre anni”, accusano Haftar di aver formato uno squadrone della Morte guidato dal suo assistente Abdel Razzaq al Naturi che avrebbe eliminato 137 “avversari politici”. Si parla anche di “un carcere segreto gestito da sei mercenari stranieri” di Haftar e di “traffico di stupefacenti”.

Un analisi, quella del giornale arabo, anticipata tuttavia dallo storico Andrea Del Boca in una video intervista rilasciata lo scorso marzo. Per lo scrittore italiano, infatti il piano della comunità internazionale di riconciliare i due governi di Tobruk e di Tripoli non basta, perchè “ognuna delle 140 tribù della Libia in questi 3-4 anni dopo la caduta di Gheddafi ha creato una specie di piccolo Stato, naturalmente con la certezza di poter utilizzarne la ricchezza”.

(Askanews) La Prealpina

 

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