I PROFUGHI PALESTINESI

Redazione di operai Contro, Seicentomila in Siria, cinquecentomila quelli accolti dal Libano, 2,2 milioni ospiti della Giordania, oltre ai 942 mila registrati in Cisgiordania e ai 1.350 mila della Striscia di Gaza: questi i dati Onu sui palestinesi costretti a vivere nella precarietà Dei profughi Palestinesi non si parla. Delle stragi compiute da Israele neanche. Probabilmente gli occidentali pensano che Israele è la loro polizia in medio oriente e fa bene a fare stragi di Palestinesi Un Palestinese che vive in Italia Repubblica   SONO oltre cinque milioni, sospesi in un limbo, spesso da tutta la vita. Non conoscono […]
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Redazione di operai Contro,

Seicentomila in Siria, cinquecentomila quelli accolti dal Libano, 2,2 milioni ospiti della Giordania, oltre ai 942 mila registrati in Cisgiordania e ai 1.350 mila della Striscia di Gaza: questi i dati Onu sui palestinesi costretti a vivere nella precarietà

Dei profughi Palestinesi non si parla. Delle stragi compiute da Israele neanche. Probabilmente gli occidentali pensano che Israele è la loro polizia in medio oriente e fa bene a fare stragi di Palestinesi

Un Palestinese che vive in Italia

Repubblica

 

SONO oltre cinque milioni, sospesi in un limbo, spesso da tutta la vita. Non conoscono stabilità, a volte sono sballottati da una meta provvisoria all’altra o considerati merce di scambio in negoziati all’insegna del cinismo. E ormai molti palestinesi preferiscono non illudersi, dopo aver visto il sogno di una patria impallidire e diventare un miraggio.

LEGGI http://www.repubblica.it/esteri/2016/05/30/news/intervista_unrwa-140488109/

Ora però le conseguenze della guerra civile siriana rischiano di far precipitare anche la loro situazione precaria. L’attenzione della comunità internazionale, com’era inevitabile, si è concentrata sull’emergenza dei rifugiati in fuga dagli scontri, paesi costieri come la Turchia hanno avviato sulla pelle dei disperati trattative che vanno ben oltre l’accoglienza immediata. E d’improvviso la situazione dei palestinesi è sparita dall’elenco delle crisi.

La loro tragedia è diventata “troppo vecchia”, siamo arrivati al paradosso che non è più nemmeno ragione fondante per i movimenti islamici radicali. Se fino a pochi anni fa la questione palestinese era alla radice del terrorismo medio orientale, adesso persino il fronte jihadista ne sembra infastidito, e preferisce far riferimento a un futuro di conquista globale, dove la ummah, la comunità musulmana, si misura sulle sorti dell’intero pianeta.
Per questo sulle sponde del Giordano come nelle baracche di Gaza o nei campi all’estero la preoccupazione è forte. Intervistato da Repubblica, il responsabile delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi lancia un allarme molto preciso: attenzione, la precaria stabilità garantita dalle scuole e dalle cliniche dell’Unrwa è in pericolo. Le risorse sono sempre più limitate, ma se i meccanismi di assistenza sotto la bandiera blu venissero a mancare l’emergenza profughi si trasformerebbe in catastrofe.

Se viene meno il radicamento parziale garantito dall’Unrwa, seicentomila palestinesi oggi rifugiati in Siria, cinquecentomila accolti dal Libano, 2,2 milioni ospiti della Giordania si affiancherebbero ai 942 mila registrati in Cisgiordania e ai 1.350 mila della Striscia di Gaza. E queste sono solo le cifre ufficiali Onu, a cui si deve aggiungere l’inevitabile contagio sui palestinesi residenti nei Territori (dunque non registrati come rifugiati) ma legati alle persone raccolte nei campi.

Il grido d’allarme lanciato da Pierre Krähenbühl è acuto: a meno di nuovi interventi, siamo vicini a una nuova crisi di dimensioni epocali, che finirà per stravolgere del tutto anche la vita dell’Europa. Ma gli accenti accorati del commissario Onu non nascondono le radici reali del disastro umanitario prossimo venturo: per la politica dei rinvii e dei ricatti, incapace di trovare una prospettiva e una speranza per il popolo senza patria, il bilancio di oltre sessant’anni di assistenza è una condanna senza appello.

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