EMIGRANTI: CENTINAIA DI DISPERSI ?

Redazione di operai Contro, i gangster Renzi e Alfano sbandierano che i padroni italiani salvano gli emigranti nel Mediterraneo. E’ una menzogna. Dal 2000 ad oggi sono più di 30 mila gli emigranti assassinati nel Mediterraneo Ora la stampa leccaculo dei padroni per non parlare di morti parla di dispersi Ma quali dispersi? Gli emigranti sono assassinati e dati come pastura ai pesci del mediterraneo Un Operaio Senegalese Aggiornamento: Sono 700 gli emigranti morti nel Mediterraneo negli ultimi tre giorni Cronaca ANSA Oltre 13mila disperati in salvo, 65 vittime accertate tra cui anche 3 neonati e centinaia di dispersi, […]
Condividi:

Redazione di operai Contro,

i gangster Renzi e Alfano sbandierano che i padroni italiani salvano gli emigranti nel Mediterraneo.

E’ una menzogna.

Dal 2000 ad oggi sono più di 30 mila gli emigranti assassinati nel Mediterraneo

Ora la stampa leccaculo dei padroni per non parlare di morti parla di dispersi

Ma quali dispersi?

Gli emigranti sono assassinati e dati come pastura ai pesci del mediterraneo

Un Operaio Senegalese

Aggiornamento: Sono 700 gli emigranti morti nel Mediterraneo negli ultimi tre giorni

Cronaca ANSA

Oltre 13mila disperati in salvo, 65 vittime accertate tra cui anche 3 neonati e centinaia di dispersi, uomini, donne e bambini finiti inesorabilmente in fondo al Mediterraneo. La settimana che si sta per chiudere conferma, purtroppo, quanto ormai da mesi vanno ripetendo gli esperti: sarà un’estate difficile e senza un intervento concreto dell’Europa sull’Africa non si riuscirà ad arginare il flusso immenso di migranti che dalla Libia – e nelle ultime settimane anche dall’Egitto – tentano di raggiungere le coste italiane. E si continueranno a contare i morti nel canale di Sicilia.

I numeri degli ultimi sei giorni sono impressionanti, non tanto in assoluto – i dati del 2016 sono allineati con quelli dello stesso periodo del 2015 ribadiscono al Viminale – quanto per l’intensità delle partenze: nell’ultima settimana sono salpati da Sabratha, Zuwara e dalle spiagge vicino Tripoli, a distanza di poche ore l’uno dall’altro, almeno una settantina di gommoni e una decina di barconi stracolmi. Vuol dire più di 15 al giorno, con un rallentamento nella giornata di oggi quando la centrale operativa della Guardia Costiera è dovuta intervenire solo su 4 richieste di soccorso. Significa chiaramente che il fantomatico governo di Sarraj non ha al momento alcuna autorità e non riesce minimamente a controllare i trafficanti di uomini. L’altro elemento che emerge da quanto avvenuto nell’ultima settimana nel Mediterraneo è che le imbarcazioni in partenza dalla Libia sono in condizioni sempre più disastrose e a stento riescono a raggiungere le acque internazionali, dove sono schierate le navi dell’Europa e dell’Italia. La conferma arriva purtroppo dai naufragi degli ultimi giorni: tre accertati e documentati dalle immagini della Marina Militare, con 65 vittime recuperate e centinaia di dispersi, un quarto che emerge dai racconti dei sopravvissuti. Sono stati infatti i migranti sbarcati questa mattina a Pozzallo dal rimorchiatore ‘Asso 29′ a raccontarlo agli operatori di Save the Children.

“Siamo partiti mercoledì notte da Sabratha, eravamo due pescherecci e un gommone – hanno spiegato -. Un primo peschereccio, con circa 500 a bordo, trainava un secondo senza motore, con altre centinaia di migranti”. Giovedì mattina la tragedia: “il peschereccio trainato ha cominciato ad imbarcare acqua e dopo un po’ è affondato. Alcuni si sono buttati in acqua ma solo in pochi sono riusciti ad aggrapparsi alla fune che legava i due pescherecci”. Lo scafista, un sudanese, è stato poi fermato a Pozzallo anche con l’accusa di aver provocato la morte di una donna come conseguenza di altro delitto: sarebbe stato lui ad ordinare di tagliare la fune che trainava il secondo peschereccio e che, con un “effetto fionda”, ha colpito e ucciso la vittima. Al disastro libico, si aggiunge un ulteriore problema: ormai sono riprese le partenze dall’Egitto, dove le organizzazioni criminali hanno mezzi e denaro. Al momento, dicono le informazioni d’intelligence, i profughi che scappano dalla Siria non hanno ancora intrapreso la rotta del Mediterraneo centrale, ma nulla esclude che nei mesi a venire, chiusa la via balcanica e bloccato il passaggio dalla Turchia alla Grecia, possano decidere di tentare la traversata. Andando così ad aggiungere alle migliaia di eritrei, somali ed etiopi che già utilizzano quella rotta, ritenuta la più pericolosa. Una situazione che rischia dunque di diventare esplosiva per l’Italia e portare al collasso l’intero sistema d’accoglienza, dove sono già ospitate 120mila persone e quasi 20mila minori non accompagnati. Ecco perché il ministro dell’interno Angelino Alfano è tornato a chiedere un maggior coinvolgimento dell’Europa e la necessità di un accordo rapido con la Libia.

“Tutte le vittime che stiamo raccogliendo in mare e che ancora raccoglieremo sono la prova di quanto ancora l’Europa sia lontana e indietro nel rapporto con i paesi dell’Africa – ha sottolineato – L’Ue deve arrivare ad un accordo rapido con la Libia, dove ormai c’è un governo, per riuscire ad arginare le partenze”. Ma serve anche un’intesa con i paesi africani, “per organizzare i rimpatri” e creare “campi profughi in Africa”.

Cronaca Repubblica

E’ la strage dei bambini. Erano almeno in quaranta su quel barcone affondato nel giro di un’ora giovedì sotto gli occhi delle centinaia di migranti ammassati sull’imbarcazione gemella che, con una fune, trainava nel Canale di Sicilia l’altra che aveva cominciato a imbarcare acqua inabissandosi velocemente.

Sono drammatiche ma concordanti le testimonianze dei superstiti di questo ultimo naufragio raccolte nella notte dagli investigatori delle squadre mobili di Ragusa e Agrigento dove, divisi su diverse navi di soccorso, sono arrivati i superstiti di una tragedia che avrebbe fatto almeno quattrocento morti, quaranta dei quali bambini, molti neonati. In trecento, quelli che avevano pagato di meno ed erano stati fatti entrare nella stiva, sono morti intrappolati senza neanche sapere quello che stava accadendo in superficie. Sono oltre dodicimila i migranti sbarcati in una settimana, novecento le vittime.

Erano passate otto ore dalla partenza dalla spiaggia di Sabratha, in Libia, da dove avevano preso il mare insieme i due grossi e fatiscenti pescherecci e un gommone. Complessivamente in quella notte i trafficanti erano riusciti a fare imbarcare 1.100 persone, 500 su ogni barcone di legno, 100 sul gommone. A 50 alla volta i migranti erano stati trasbordati su piccoli gommoni sui pescherecci e stipati tra stiva e coperta. Dopo otto ore di navigazione, il barcone trainato ha cominciato a imbarcare acqua e i migranti che stavano in coperta, terrorizzati, hanno iniziato a buttarsi in mare nel tentativo disperato di raggiungere l’imbarcazione gemella. Molti sono annegati in questa prima fase, tutti gli altri una decina di minuti dopo quando, sul barcone che trainava, lo scafista (un sudanese poi identificato e fermato dalla squadra mobile di Ragusa al suo arrivo a Pozzallo) ha dato ordine a un migrante di tagliare la fune che legava le due imbarcazioni lasciando affondare la seconda che è andata a picco in pochi minuti.
Tragico lo scenario che si sono trovati davanti i soccorritori nel frattempo inviati dalla sala operativa della Guardia costiera. Del secondo barcone, quello affondato, si sono salvati solo una ventina di persone. I superstiti hanno ricostruito tutte le fasi della tragedia agli investigatori che adesso stanno cercando di dare un nome anche all’unico corpo recuperato, quello della giovane donna che è stata quasi decapitata dal colpo di frusta della fune che lo scafista ha dato ordine di tagliare.

Quattro gli scafisti individuati e fermati a Pozzallo dalla squadra mobile di Ragusa. Oltre a quello dell’ultimo naufragio altri tre che avrebbero guidato altre imbarcazioni soccorse nelle ore
precedenti. Uno di loro ha solo 16 anni. Questa mattina al porto di Reggio Calabria sono arrivati altri superstiti, i 135 sopravvissuti al naufragio di venerdì, e le 45 salme recuperate. Ma anche in questo caso i morti, con decine di dispersi, sarebbero molti di più. Il tragico bollettino dell’ultima settimana fa segnare circa 900 tra morti e dispersi e 12 mila arrivi, gli ultimi i 600 portati a Palermo dalla nave Bourbon Argos di Medici senza frontiere e i 150 di Trapani.

Condividi:

Facebook Comments

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.