Camusso, Brunetta, Ichino: trittico

Redazione, Delirio su carta stampata, trittico. Ecco dunque servito l’inverecondo ed onnipresente Pietro Ichino, giuslavorista, che riesce persino a peggiorare uno scenario già di per sè da guerra civile, ovvero quello offerto dall’inedito asse Brunetta-Camusso nell’ambito della riforma del lavoro. Che non consiste in nient’altro che nel superamento dello Statuto dei Lavoratori. La scusa per la CGIL resta quella di sempre: dopo avere avallato con finti scioperi il precariato in Italia, introdotto non già dal cattivo destrorso Berlusconi, ma dal socialdemocratico (a fargli un complimento) ministro Treu nel 1997, per il maggior sindacato confederale è necessario “adeguarsi alle nuove forme […]
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Redazione,
Delirio su carta stampata, trittico. Ecco dunque servito l’inverecondo ed onnipresente Pietro Ichino, giuslavorista, che riesce persino a peggiorare uno scenario già di per sè da guerra civile, ovvero quello offerto dall’inedito asse Brunetta-Camusso nell’ambito della riforma del lavoro. Che non consiste in nient’altro che nel superamento dello Statuto dei Lavoratori.
La scusa per la CGIL resta quella di sempre: dopo avere avallato con finti scioperi il precariato in Italia, introdotto non già dal cattivo destrorso Berlusconi, ma dal socialdemocratico (a fargli un complimento) ministro Treu nel 1997, per il maggior sindacato confederale è necessario “adeguarsi alle nuove forme di lavoro”.
Ecco così spuntare la federazione dei precari a sè stante, la NIDIL-CGIL, già nel 1998, pochi mesi dopo il famigerato “pacchetto Treu”. Un abominio che non ha fatto altro che difendere la divisione tra lavoratori all’interno dello stesso settore, finanche con assemblee separate all’interno degli stessi posti di lavoro.
Ora che con 4 ore di sciopero, al sabato, si è provveduto anche a permettere il Jobs Act di Renzi&Poletti, il famoso articolo 18 non esiste più per nessuno. Per mantenere la presa in giro a passo coi tempi, la nuova puntata consiste nel “superare” ovvero “ABOLIRE” l’intero Statuto dei Lavoratori per sostituirlo con un altro Antani d’occasione.
E con il prezioso e significativo avallo di Brunetta, il piatto è servito. Allego articolo dal blog del Cerbero.
Saluti Operai
PUNTA AL RIPRISTINO DELLA JOB PROPERTY E, DI FATTO, ALL’USCITA DELL’ITALIA DAL SISTEMA DELL’EURO: NE FANNO PARTE NON SOLTANTO BRUNETTA E CAMUSSO, MA ANCHE GRILLO, MELONI, SALVINI, LANDINI E FASSINA 
Primo editoriale telegrafico per la Nwsl n. 391, 7 maggio 2016 – In argomento v. anche l’editoriale del 9 dicembre 2015 sul quotidiano il FoglioPerché nel vecchio Continente salta la dialettica tradizionale destra-sinistra.
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24840375_il-21-maggio-barletta-tavola-rotonda-cgil-bat-con-susanna-camusso-0“Un’idea intelligente su come rinnovare lo Statuto dei Lavoratori”: è il giudizio di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Non su una nuova edizione della Legge Biagi, ma sulla Carta dei diritti universali del lavoro che la Cgil intende presentare come progetto di legge di iniziativa popolare (la Stampa, 5 maggio): un progetto che mira a una ingessatura totale del mercato del lavoro, con una riesumazione del vecchio articolo 18 e sua applicazione in qualsiasi azienda, senza limiti di dimensioni. A scanso di equivoci, l’ex-ministro del Governo Berlusconi precisa che non si tratta di una mossa tattica, ma di una scelta strategica con radici profonde: se, nel 2002, quel Governo fece marcia indietro sul progetto di depotenziare l’articolo 18, fu perché, in realtà, “Forza Italia era in quella fase il più grande partito operaio italiano”; dunque “non deve stupire se mettiamo in campo un nuovo protagonismo politico e sociale; e se, accanto ai giusti diritti dei cani e dei gatti, difendiamo con ben altra storia e ben altre motivazioni le ragioni dei lavoratori, tutti” (testuale, sempre sulla Stampa del 5 maggio).
gaffe-brunettaSbalorditivo questo improvviso asse Brunetta-Camusso? No: è soltanto una nuova prova, più evidente delle altre, di come e quanto siano saltati gli schemi della politica del ‘900 fondati sulla contrapposizione destra-sinistra. Il primo effetto dell’adozione da parte dell’Italia di quella Carta dei diritti del lavoro (niente affatto universali: saremmo l’unico Paese al mondo ad avere una legge di quel genere) sarebbe l’uscita dal sistema dell’euro e il ritorno alla vecchia lira. Esattamente quello cui oggi puntano, tutti insieme appassionatamente, non soltanto Brunetta e Camusso, ma anche Grillo e Meloni, Salvini e Landini, Fassina e Gasparri.
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