Fonderia ‘Carlo Colombo’ di Ospedaletto (Pisa). In mobilità 68 operai

Redazione di Operai Contro, i politici di Renzi continuano a biascicare che tutto va bene. Va bene per loro che rubano. Va male per noi operai. Le fabbriche continuano a chiudere. Poi ci pensa l’ ISTAT ad aggiustare i conti Al solito politici e sindacalisti vogliono un tavolo. Loro si siedono e noi facciamo la fame Vi invio un articolo che riguarda la fonderia in cui lavoravo Un operaio lanazione.it Pisa, 3 maggio 2016 – Operai sulle barricate alla Carlo Colombo Spa, dove ieri mattina è arrivata la conferma della mobilità per 68 dipendenti, praticamente l’intero stabilimento. La lettera ufficiale […]
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Redazione di Operai Contro,

i politici di Renzi continuano a biascicare che tutto va bene. Va bene per loro che rubano. Va male per noi operai. Le fabbriche continuano a chiudere. Poi ci pensa l’ ISTAT ad aggiustare i conti

Al solito politici e sindacalisti vogliono un tavolo. Loro si siedono e noi facciamo la fame

Vi invio un articolo che riguarda la fonderia in cui lavoravo

Un operaio

lanazione.it

Pisa, 3 maggio 2016 – Operai sulle barricate alla Carlo Colombo Spa, dove ieri mattina è arrivata la conferma della mobilità per 68 dipendenti, praticamente l’intero stabilimento. La lettera ufficiale è giunta intorno alle 11, quando al presidio era presente il sindaco, Marco Filippeschi, insieme all’assessore comunale con delega al lavoro, Giuseppe Forte. La fabbrica, che si trova in via Bellagamba a Ospedaletto, da anni ha subito le conseguenze della crisi economica mondiale e la società, proprio per scongiurare la chiusura, aveva investito circa un milione di euro per mettere a norma l’impianto dove venivano realizzati cavi di rame. «Daremo tutto il supporto necessario agli operai per superare la crisi che stanno vivendo – ha commentato il primo cittadino –, per questo motivo abbiamo già richiesto l’attivazione di un tavolo nazionale di concertazione alla presidenza della Regione per portare avanti il confronto con la proprietà dell’azienda. Dobbiamo spiegare alla città quello che accade a pochi chilometri dal centro, dove 68 famiglie stanno perdendo una fonte di sostentamento in una fabbrica dagli standard elevati e competitiva».

La crisi aziendale è iniziata anni fa. Dopo la dichiarazione di fallimento la gestione societaria è stata divisa tra gli istituti di credito e l’azienda Glencore – colosso mondiale per la produzione mineraria – che hanno deciso di chiudere lo stabilimento produttivo. «L’accordo tra i creditori dell’azienda mi pare chiaro – ha spiegato Raimondo Feliciano, Fiom –, ovvero quello di chiudere l’impianto e recuperare denaro dalla sua vendita. Siamo arrivati a questo dopo un anno di scontri tra banche e Glencore, senza seguire il piano di ristrutturazione del debito che era stato approvato dal consiglio aziendale». Il sito pisano può produrre 18mila tonnellate di rame all’anno e, grazie alla vicinanza del porto commerciale di Livorno, è uno dei competitor più aggressivi nel suo settore.

«Adesso, non saranno penalizzati soltanto i lavoratori pisani – ha aggiunto Marcello Biasci, Cisal – ma anche tutto l’indotto che da qui spingeva il lavoro di altre realtà del territorio regionale. Al tempo delle vacche grasse l’amministrazione aziendale ha incassato ricchi dividendi, ma adesso che si deve stringere la cinghia non è giusto che a pagare la crisi siano gli operai». La Carlo Colombo Spa ha due siti di lavorazione del rame: quello di Ospedaletto e quello di Pizzighettone, dove sono impiegati circa 140 dipendenti. «Il sito non solo è stato messo a regime per quanto riguarda le normative ambientali – ha sottolineato Claudio Garzotto, Fim –, anche è migliore di quello di Pizzichettone che invece resterà operativo. La fabbrica pisana ha un mercato che gli altri possono solo sognare, con clienti di altri Paesi. E proprio per questo motivo la crisi economica ha inciso negativamente sulla richiesta di materiale. Ma da qui a chiudere tutto e svendere i macchinari c’è un abisso».

Il presidio fisso degli operai in mobilità vede ogni giorno la presenza di decine di dipendenti pronti a difendere con le unghie e con i denti il proprio diritto al lavoro, in un sito produttivo di eccellenza come quello di Ospedaletto. Come spiegato dagli stessi operai, «probabilmente la direzione aziendale cercherà di smantellare le attrezzature per rivenderle a prezzi stracciati per pagare i creditori, e sull’esempio dei lavoratori dei Cantieri di Pisa faremo di tutto per non far portare via i macchinari, cercando soluzioni alternative per riprendere a lavorare».

di ANDREA VALTRIANI

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