La Merkel con l’Europa, chiede il consolidamento dei campi di concentramento

Caro Operai Contro, il consolidamento e l’estensione dei campi di concentramento, si delinea sempre più chiaramente, come la soluzione che la Merkel e l’Europa vogliono applicare per i migranti. Migranti che oltre aver scampato l’affogamento in mare, sono colpevoli di essere sopravvissuti alle marce, ai respingimenti dai confini di filo spinato, dei manganelli e dei mitra spianati. Recidivi di aver resistito al freddo e alla fame, agli stenti di mesi senza un tetto sulle spalle. La Merkel si è recata in Turchia, a chiedere «zone di sicurezza per i profughi», il che equivale a chiedere, non l’abolizione dei campi […]
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Caro Operai Contro,

il consolidamento e l’estensione dei campi di concentramento, si delinea sempre più chiaramente, come la soluzione che la Merkel e l’Europa vogliono applicare per i migranti.

Migranti che oltre aver scampato l’affogamento in mare, sono colpevoli di essere sopravvissuti alle marce, ai respingimenti dai confini di filo spinato, dei manganelli e dei mitra spianati.

Recidivi di aver resistito al freddo e alla fame, agli stenti di mesi senza un tetto sulle spalle.

La Merkel si è recata in Turchia, a chiedere «zone di sicurezza per i profughi», il che equivale a chiedere, non l’abolizione dei campi di concentramento, ma il loro consolidamento. Per potervi richiudere i migranti e poi rimpatriarli, o far perdere le loro tracce, salvo scoprine poi come.

La storia insegna.

Con la Merkel in Turchia ci sono andati i rappresentanti dell’Europa: il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans.

Saluti Oxervator.

 

Allego l’articolo del Corriere Della Sera.

«Zone di sicurezza per i rifugiati in Siria»: proposta di Merkel in Turchia

La cancelliera tedesca al confine con la Siria chiede aree protette dalla guerra

Fiori, sorrisi, bei discorsi e saluti di bambini allegri che agitano le braccine di fronte alle telecamere. A prima vista, tutto è sembrato funzionare bene nella visita ieri di Angela Merkel ai profughi siriani in Turchia. La dichiarazione più importante della cancelliera tedesca è stata la sua presa di posizione pubblica a favore di «zone di sicurezza per i profughi» nelle regioni siriane lungo il confine con la Turchia. Una dichiarazione che sposa in pieno le richieste già espresse dal governo turco in questo senso negli ultimi tre anni e che hanno provocato la netta opposizione del regime siriano di Bashar Assad.

Nel campo di prefabbricati e tende a Nizip, Merkel, che viaggia con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, è accolta da quattro ragazzine vestite di bianco. Al suo fianco, il premier turco Ahmet Davutoglu le fa da anfitrione e partner a pieno titolo. «Benvenuti in Turchia, il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati al mondo», annuncia altisonante lo striscione all’entrata del campo abitato da quasi 5.000 civili.

Un’esagerazione in termini assoluti, tuttavia utile a ricordare che nel Paese sono assiepati circa tre milioni di migranti (di cui solo un decimo residenti nei campi profughi), in maggioranza siriani arrivati dal 2011. In Europa, però, lascia perplessi la scelta della Merkel di accettare gli argomenti intolleranti del presidente turco Erdogan anche contro il comico tedesco Jan Boehmermann. Così come risulta preoccupante la stretta di Ankara sui media (a riguardo la cancelliera ha ieri sottolineato che «valori come la libertà di opinione e di stampa sono per noi indispensabili»). Anche la richiesta turca che i propri cittadini possano ora viaggiare in Europa senza visto solleva critiche acute. Ma è talmente forte il desiderio di dimostrare che l’intesa marcia con successo, a un mese dal controverso accordo sui sei miliardi di euro europei in cambio della piena cooperazione di Ankara nel bloccare i migranti verso i confini comunitari, che politici e diplomatici nei due campi sono disposti a chiudere un occhio sulle difficoltà sul tavolo.

Eppure, basta poco per individuare le ombre di questa coreografia della cooperazione, cementata dallo storico rapporto privilegiato turco-tedesco che risale addirittura alla fine dell’Ottocento. In primo luogo la scelta del luogo della visita: Nizip. «Un campo profughi edulcorato, sterilizzato, per molti versi artificiale», condannano le organizzazioni per la difesa dei diritti umani occidentali e molti tra gli stessi profughi siriani incontrati ieri tra la città di Gaziantep e il punto di confine sulla strada per Aleppo a Killis. I servizi di sicurezza turchi ci hanno bloccato a poche decine di metri dal suo accesso mentre parlavamo con Fatmah, una vedova quarantenne che risiede qui con tre figli, di cui due handicappati, che non sapeva assolutamente nulla della visita europea. Semplicemente si lamentava che le 80 lire turche, pari a circa 27 euro, ricevute mensilmente non bastano per tirare avanti. Impressionante il dispositivo militare in tutta la regione. Isis ha già colpito da queste parti. In più è in corso la guerra a bassa intensità tra turchi e curdi. Cecchini e posti di blocco ovunque. Due uomini delle forze speciali tedesche sono rimasti appostati persino sul tetto del bus blindato della Merkel durante ogni trasferimento.

I primi dati riportano comunque che il flusso dei migranti dalla Turchia alla Grecia è diminuito dell’80 per cento dalla firma dell’accordo il 18 marzo scorso. Davutoglu alla conferenza stampa in serata ha rivelato che da fine marzo il loro numero si è limitato a punte quotidiane di 130, con giornate vicine allo zero. I siriani in fuga paiono ora fare buon viso a cattivo gioco. Al campo profughi di Killis abbiamo parlato con una ventina di persone. Tutti sono sembrati decisi a rispettare le nuove regole. «L’immigrazione illegale verso l’Europa è nei fatti diventata ormai impossibile. Le nuove intese prevedono che si debba richiedere il visto legale. Ma qui nessuno sa a chi rivolgersi. Le autorità turche non rivelano nulla. Siamo prigionieri della burocrazia», denunciano Alì Attar, Shadi Amer e Mohammd Ahmad, tre ventenni scappati dai combattimenti di Idlib, che adesso lavorano come agricoltori stagionali per 8 euro al giorno nelle fattorie della zona.

La richiesta più comune è che ora l’Europa invii al più presto suoi funzionari in Turchia per monitorare l’applicazione delle nuove regole. «Per favore non lasciate che i vostri soldi siano amministrati dai turchi. Corruzione e malavita imperversano», chiede tra i tanti Mohammad Shamal, negoziante di 44 anni fuggito dal villaggio di Bidama, non distante da Aleppo. «E’ nata una classe di funzionari locali che approfitta delle nostre debolezze per ottenere ricavi favolosi con la frode», continua

L’esempio più citato è quello delle nuove carte annonarie. Una volta infatti ognuno poteva spendere liberamente le 80 lire in contanti garantite dallo Stato turco. Ora invece si può utilizzarle unicamente nel supermercato all’interno del campo profughi. «Risultato è che le autorità locali operano in pieno monopolio e raddoppiano i prezzi. Per esempio, un chilo di pomodori nel campo ora costa 3,5 lire, ma sulle bancarelle fuori meno di 1,5. Un cartone di 30 uova ce lo fanno pagare 11 lire, contro le 6,5 del mercato. Ci derubano ogni giorno. Ma chi lo denuncia ad alta voce può essere espulso in Siria con l’intera famiglia da un momento all’altro», dice il cinquantenne Abu Yusef, che non vuole dare il suo vero nome. Europa o meno, ingiustizia e arbitrarietà continuano a perseguitare le vite dei più deboli.

 

 

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