LIBIA: IL NUOVO DITTATORE VOLUTO DALL’ONU SBARCA A TRIPOLI

Redazione, il dittatore Libico nominato dall’ONU è sbarcato a tripoli protetto dai mercenari dei padroni occidentali Gli imbecilli al servizio dei padroni ora premono per estendere la guerra ai libici Un lettore Dal Sole 24 ore Arrivare via terra, con un lungo convoglio? Impensabile. In aereo? Opzione scartata. Soprattutto quando il Governo ombra di Tripoli, ostile, aveva appositamente chiuso lo scalo, e raffiche di contraerea delle sue milizie echeggiavano nell’aria come un lugubre avvertimento. Accompagnato da sette membri del Consiglio di presidenza, il premier del nuovo Governo libico di unità nazionale, Fayez Sarraj, è stato costretto ad arrivare nella […]
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Redazione,

il dittatore Libico nominato dall’ONU è sbarcato a tripoli protetto dai mercenari dei padroni occidentali

Gli imbecilli al servizio dei padroni ora premono per estendere la guerra ai libici

Un lettore

Dal Sole 24 ore

Arrivare via terra, con un lungo convoglio? Impensabile. In aereo? Opzione scartata. Soprattutto quando il Governo ombra di Tripoli, ostile, aveva appositamente chiuso lo scalo, e raffiche di contraerea delle sue milizie echeggiavano nell’aria come un lugubre avvertimento.

Accompagnato da sette membri del Consiglio di presidenza, il premier del nuovo Governo libico di unità nazionale, Fayez Sarraj, è stato costretto ad arrivare nella capitale della Libia via mare, a bordo di una fregata militare (in principio era corsa voce, poi smentita, che fosse italiane). Quasi fosse un conquistatore in un paese ostile. Oggi pomeriggio Sarraj è così finalmente sbarcato a Tripoli, da dove il nuovo Governo vorrebbe rimettere ordine al caos libico. Sarraj «proclama l’entrata in carica del governo di accordo nazionale», ha rilanciato in serata Al Jazeera. «Unificare gli sforzi dei libici per contrastare Daesh», l’Isis, è stato l’appello lanciato dal premier. Sarraj ha sottolineato l’ «attaccamento alla conciliazione nazionale» e la volontà di «tener fede ai principi della rivoluzione del 17 febbraio» 2011, che portò alla caduta del regime di Muammar Gheddafi. Il premier ha poi confermato la propria fedeltà «alle istituzioni con la partecipazione di tutti i libici».

La sede di questo controverso Governo, la cui composizione è stata rinviata per mesi a causa delle rivalità tra i riottosi parlamentari libici, sarà la base navale di Abu Seta. «Come quartier generale temporaneo in attesa che sia garantita la sicurezza in un’altra sede a Tripoli», ha precisato il premier aggiungendo parole che invitano alla distensione. «È giunto il momento di lavorare come libici per la Libia, voltando pagina rispetto a ieri e guardando al futuro con uno spirito di tolleranza e di fiducia in Allah, perché la vendetta e l’odio non costruiscono niente».

La richiesta ufficiale da parte di un Governo di unità nazionale è considerato da molti paesi occidentali come la condizione per dare il via all’attesa missione militare internazionale finalizzata in teoria a stabilizzare il Paese. In pratica anche a dare una mano ai libici a sbarazzarsi della presenza dell’Isis.

Se il buongiorno lo si vede dal mattino saranno tempi davvero duri, «È urgente un pacifico e ordinato passaggio dei poteri» al governo di unità, ha affermato Martin Kobler. L’inviato dell’Onu per la Libia non poteva che manifestare grande soddisfazione. Prima di lui i suoi predecessori avevano sempre fallito. «Ci auguriamo che il governo Sarraj possa ora lavorare nell’interesse della Libia e del popolo libico» ha dichiarato da Chicago il premier italiano Matteo Renzi . Ma la situazione è molto complessa. E rischiosa.

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