LENIN SUGLI SCIOPERI

Da “Volna, area comunista internazionalista” pubblicato da cicagho86.org L’articolo “Sugli scioperi”, pubblicato per la prima volta nel 1924, era stato scritto da Lenin alla fine del 1899, durante la deportazione in Siberia, per la Rabociaia Gazieta [Gazzetta operaia], dichiarata organo ufficiale del partito al primo congresso del POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo) nel marzo 1898. Riproponiamo questo scritto, pur così distante nel tempo, perché crediamo che non ci sia nulla che si costruisce ex-novo: molto dipende, infatti, dalla capacità di rintracciare nella memoria del partito storico quegli strumenti utili a dar vita ad una rete di solidarietà e di […]
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Da “Volna, area comunista internazionalista” pubblicato da cicagho86.org

rivoluzioneL’articolo “Sugli scioperi”, pubblicato per la prima volta nel 1924, era stato scritto da Lenin alla fine del 1899, durante la deportazione in Siberia, per la Rabociaia Gazieta [Gazzetta operaia], dichiarata organo ufficiale del partito al primo congresso del POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo) nel marzo 1898. Riproponiamo questo scritto, pur così distante nel tempo, perché crediamo che non ci sia nulla che si costruisce ex-novo: molto dipende, infatti, dalla capacità di rintracciare nella memoria del partito storico quegli strumenti utili a dar vita ad una rete di solidarietà e di lotte che sappia nuovamente incidere sulla condizione del lavoro. Lenin, in quei tempi così fulgidi per il proletariato rivoluzionario, si proponeva con questo articolo di dare significato e sistemazione all’azione economica che andava sviluppandosi nella Russia zarista, da parte di una classe operaia unificata dallo sfruttamento, ma divisa organizzativamente e debole politicamente.

Affidare, come insegna Lenin, all’azione economica immediata una prospettiva di emancipazione anche lontana, implica lotta e soprattutto organizzazione. Anche oggi che il senso comune fatto di idee, sentimenti e azione, attraverso cui i singoli proletari si legano alla loro classe, è profondamente debole, non serve il rimpianto per quello che si è stati, ma occorre invece chiedersi come e perché, per sapere da dove riprendere il filo rosso spezzato. E questo filo va preso da lontano, riappropriandosi di concetti quali classe, lotta di classe, sviluppo del capitale e sua crisi, plusvalore, insomma di tutte le categorie “marxiste” che lo “spirito dominante” del maledetto tempo attuale ha lasciato dietro di sé. Qui il testo ripropone il significato ed il senso che ha lo sciopero per la classe operaia e per i lavoratori tutti: solidarietà di classe appunto, di fronte a quella potente “solidarietà organizzata” che i padroni utilizzano sempre contro i lavoratori. Lo sciopero deve essere inteso come arma di lotta e soprattutto come atto di forza, non ignobilmente ridotto a “diritto borghese”da difendere, quindi. Lo sciopero, grazie alla lotta di classe, diviene al contempo “scuola di guerra” ed esigenza di “organizzazione”, che non sono affatto concetti superati e che proprio oggi sono quanto mai necessari. Concetti fondamentali, dunque, che certamente in un vicino futuro di crisi sociale crescente si esprimeranno con accresciuta e più vasta possibilità di mezzi, strumenti e forme, ma che dovranno riprendere per intero il senso e la prospettiva che in questo scritto vengono così chiaramente proposti.

 

“Il proletariato attraversa diversi gradi di evoluzione. La sua lotta contro la borghesia incomincia colla sua esistenza.

Il vero risultato della sua lotta non è il successo immediato, ma l’unione sempre più estesa degli operai… Per concentrare le molte lotte locali, aventi dappertutto egual carattere, in una lotta nazionale, in una lotta di classe.

Ma ogni lotta di classe è lotta politica. Questa organizzazione dei proletari in classe, e quindi in partito politico, viene continuamente spezzata dalla concorrenza che gli operai si fanno fra loro stessi.

Ma essa risorge sempre di nuovo, più forte, più salda, più potente. Approfittando delle scissioni della borghesia, la costringe al riconoscimento legale di singoli interessi degli operai.”

(Karl Marx-Friedrich Engels)

sugli scioperi

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