“il porto verrà messo a ferro e fuoco”.

Caro Operai Contro, i portuali sono decisi e non la mandano a dire. O rientra il piano dei nove licenziamenti, altrimenti “il porto verrà messo a ferro e fuoco”. Saluti da un lettore.   L’articolo del Piccolo di Trieste MONFALCONE «Una convocazione della giunta regionale, ma anche un incontro con la Compagnia portuale. Chi è responsabile di questa situazione in porto deve porre rimedio quanto prima». Altrimenti ci sarà scontro sociale e il porto verrà messo a ferro e fuoco manifestazioni e scioperi. L’annuncio della Compagnia portuale che dal primo maggio metterà in mobilità nove dipendenti per le difficoltà […]
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Caro Operai Contro,

i portuali sono decisi e non la mandano a dire. O rientra il piano dei nove licenziamenti, altrimenti “il porto verrà messo a ferro e fuoco”.

Saluti da un lettore.

 

L’articolo del Piccolo di Trieste

MONFALCONE «Una convocazione della giunta regionale, ma anche un incontro con la Compagnia portuale. Chi è responsabile di questa situazione in porto deve porre rimedio quanto prima». Altrimenti ci sarà scontro sociale e il porto verrà messo a ferro e fuoco manifestazioni e scioperi.

L’annuncio della Compagnia portuale che dal primo maggio metterà in mobilità nove dipendenti per le difficoltà di lavoro in porto e i margini economici sempre più risicati mette in allarme la Filt-Cgil. «La situazione del porto di Monfalcone è sempre più surreale» attacca il segretario Valentino Lorelli ricordando, ultimo tra i colpi di scena, la querelle Stato-Regione sul progetto di escavo bloccato da 16 anni e che ora rischia di essere azzerato e tornare al punto di partenza come nel gioco dell’oca. Il quadro a Portorosega è sempre più fosco non solo per la carenza di infrastrutture, ma anche si spazi, banchine e fondali. La denuncia della Compagnia portuale poi assomiglia quasi a una rinuncia da parte dell’imprenditore costretto a “gettare la spugna” di fronte alla situazione. La goccia che ha fatto traboccare il vaso come è noto è l’imminente affidamento da parte della Regione a una nuova società logistica la manovra ferroviaria in porto che era gestita dalla stessa Compagnia portuale e dalla Coracfer. Accanto a questo la notizia di un nuovo operatore portuale Cimolai, il quinto, nonostante le proteste delle altre imprese che lavorano a fatica in porto.

Ma poi c’è l’annuncio del trasferimento del traffico di bramme da Monfalcone (tra i principali traffici, gestito dalla Compagnia portuale) a Porto Nogaro dove si è appena dragato il canale d’accesso. Motivi che hanno spinto la Compagnia, viste le poche prospettive di crescita, a ridurre il personale di nove unità su circa 75 dipendenti.

«Qualche giorno fa ci è arrivata la dichiarazione di esubero da parte della Compagnia portuale – incalza Lorelli – motivata dal fatto che la Regione ha fatto un nuovo bando di gara per l’assegnazione del servizio di manovra senza clausola sociale, ovvero senza tutele occupazionali per quella parte di lavoratori della Compagnia e delle Coracfer». E come se non fosse abbastanza «le fosche prospettive di sviluppo e le mancate occasioni che vengono create altrove – aggiunge il segretario – stanno facendo il resto». Secondo la Filt-Cgil comunque non ci sono solo le responsabilitrà della politica, anche gli imprenditori devono fare il loro mestiere, ma devono essere messi in grado di farlo. «Ci aspettiamo come sindacato una convocazione da parte della giunta regionale – dichiara Lorelli – perché bisogna rimediare alla mancata clausola occupazionale nel bando di gara della manovra, ma anche le altre istituzioni devono fare la loro parte». Per il segretario della Filt-Cgil il fatto che ci sia un gestore unico del raccordo ferroviario del Lisert deve essere «l’occasione per migliorare il servizio, aumentando la puntualità, i tempi di presenziamento degli impianti. Deve favorire lo sviluppo e non diventare uno strumento gretto per creare disoccupati».

Ma la Filt-Cgil si attende anche «la convocazione di un incontro da parte della Compagnia portuale sulle dichiarazione di esuberi per verificare se le motivazioni aziendali sono credibili. Ma fin d’ora chi è responsabile di questa situazione deve porvi rimedio quanto prima se vuole evitare lo scontro sociale». Un quadro devastato, quello del porto di Monfalcone, che la Filt denuncia da tempo. Tutta colpa dell’ultima legge regionale su Monfalcone e Porto Nogaro. «Gli effetti nefasti della legge 12 del 2012 continuano a manifestarsi con sempre maggiore evidenza – conclude Lorelli – quella legge voluta e approvata dalla giunta Tondo con il plauso e il consenso, inspiegabile e paradossale, dell’amministrazione comunale di Monfalcone e proviciale di Gorizia comprese le minoranze, allora omogenee con la giunta regionale, ha portato alla paralisi. Nessuno ha ascoltato il netto dissenso della Filt-Cgil quando prevedeva facilmente che lo scalo sarebbe finito in un ginepraio di conflitti di competenza che lo avrebbe portato alla paralisi».

 

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