Gli operai vanno bene solo come fiore all’occhiello

Le elezioni comunali a Napoli stanno caratterizzando questa città come il laboratorio sperimentale della “democrazia dal basso” in Italia. Il sindaco De Magistris è ormai apertamente orientato verso una gestione della municipalità aperta all’influsso e alla partecipazione dei “movimenti”, dei “centri sociali”, delle organizzazioni sindacali di base, delle organizzazioni dei disoccupati. Mai la giunta arcobaleno di Napoli è stata più colorata di adesso. L’apertura di De Magistris è ampiamente ricambiata da questi attori. Da un documento di “Massa Critica”, che coinvolge una parte consistente di queste esperienze, del 22 febbraio 2016, titolato “Tutti un passo indietro: decide la città! […]
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Le elezioni comunali a Napoli stanno caratterizzando questa città come il laboratorio sperimentale della “democrazia dal basso” in Italia. Il sindaco De Magistris è ormai apertamente orientato verso una gestione della municipalità aperta all’influsso e alla partecipazione dei “movimenti”, dei “centri sociali”, delle organizzazioni sindacali di base, delle organizzazioni dei disoccupati. Mai la giunta arcobaleno di Napoli è stata più colorata di adesso. L’apertura di De Magistris è ampiamente ricambiata da questi attori.

Da un documento di “Massa Critica”, che coinvolge una parte consistente di queste esperienze, del 22 febbraio 2016, titolato “Tutti un passo indietro: decide la città! – Lettera aperta di Massa Critica”, il loro programma è così da loro stessi sintetizzato:

“Democrazia radicale, diritti sociali, beni comuni, lavoro, scuola, giustizia ambientale sono le parole d’ordine attorno alle quali abbiamo cominciato a scrivere le linee di un programma per una Napoli a portata di tutti”.

Il “movimento” assume formalmente una posizione autonoma dall’attuale sindaco di Napoli, anzi ci tiene a sottolineare che “i media e un pezzo sostanzioso della politica” vuole screditarli.

“Siamo stati ignorati, hanno provato a renderci invisibili, quando non squalificati e ridotti ad un cartello elettorale. Uno dei tanti comitati d’appoggio, talvolta decisamente tristi, che affollano il commercium della campagna elettorale. Non siamo sorpresi: questo è tempo di passerelle politiche, candidature impresentabili, connivenze e scambi d’interessi”.

Ma subito dopo questa dichiarazione di principio nello stesso documento si afferma:

“Si è sviluppata intanto in città un’esperienza amministrativa in discontinuità con il panorama politico del resto del Paese e con la decennale tradizione di poteri e clientele mummificate e stratificate nella nostra regione. Nel corso degli ultimi tre anni l’amministrazione uscente si è rapportata in modo non repressivo con le esperienze di riappropriazione di spazi, democrazia, con segmenti sociali deboli e pezzi di città lasciati al margine. Assumendone qualche volta il portato politico di sperimentazione avanzata senza ricondurlo necessariamente a un problema di ordine pubblico e legalità formale. Da un certo punto in poi e in buona sostanza, l’amministrazione comunale, ha riconosciuto legittimo l’operare comune, aprendosi a nuove forme della pratica della democrazia cittadina”.

Quindi, da un certo punto in poi, De Magistris si è votato alla democrazia “dal basso” diventando il sindaco “più a sinistra” d’Italia.

Perché allora perdere questa occasione e rinunciare a utilizzare il Comune di Napoli come strumento di lotta?

“Ci rivolgiamo per tanto a coloro che si percepiscono in movimento per il cambiamento, in sintonia o vicini ai movimenti. Come le coalizioni a sinistra, le liste civiche riunite intorno al sindaco De Magistris, ai Meet-up del Movimento 5 Stelle e alle stesse liste di M5S.”

“Costruire un progetto politico di municipalismo.”

Dietro a questo progetto c’è di tutto e di più.

Da un altro documento, di Sergio Manes, editore, che di dinamiche partitiche a Napoli se ne intende, sappiamo che:

“Pare (di più al momento non si può dire) che De Magistris presenterà uno o, forse, due liste civiche proprie; i “moderati” (Pasquino & c.) una loro lista; un’altra (ma non è detto che non siano due) sarà quella dei “meridionalisti”; e poi ci sono i “comunisti” (o “ex” tali: SEL, PRC, PCDI, Rete, che, per lo più, dopo essere stati sostenitori affezionati e puntelli delle giunte Bassolino e Iervolino sono passati con… “disinvoltura” a sostenere chi ha vinto le elezioni contro quelle esperienze di governo…) e “antagonisti” diversi, oltre a quella strana “sinistra” in formazione dei seguaci di Civati e – forse – di Fassina!”.

Questi dovrebbero essere i “movimenti” e le organizzazioni, ma la lista appare incompleta perchè molti “sostengono” pur senza apparire. Ma quali ceti sociali ci sono alla base?

E’ la stessa “Massa Critica” che ce li indica:

“Il nostro scopo è trovare nuovi strumenti della decisione politica che diano finalmente voce a coloro che sono stati resi muti dal meccanismo classico della rappresentanza. Lo faremo partendo da quello che siamo: abitanti resistenti di Bagnoli, delle case occupate e degli spazi liberati, migranti e precarie, lavoratrici, studenti, disoccupati e comitati territoriali in lotta per la giustizia ambientale, cittadini e cittadine che resistono contro la devastazione del territorio e del welfare.”

Molte figure del “sociale” e del “territorio”, ma niente operai. Gli operai non vengono proprio nominati evidentemente inseriti in modo implicito nei cittadini a cui fa riferimento Massa Critica.

In realtà gli operai appaiono come un corpo estraneo nei discorsi e nel programma della composizione che sostiene De Magistris.

La marea di operai super sfruttati nelle botteghe, nelle lavorazioni negli scantinati, nelle grosse fabbriche che ancora ci sono nell’interland e che risiedono a Napoli, è tagliata fuori.

Chi lavora a ritmi impossibili sulle linee controllato a vista dai capi, oppure in una cantina su una macchina da cucire per ben più di dieci ore e per quattro soldi, oggettivamente ha poco da vedere con “gli spazi liberati”, oppure con Bagnoli tutta centri culturali e giardini.

Per gli operai le istituzioni, anche quelle più a sinistra, rappresentano organismi del nemico.

Per gli operai non c’è un parlamento amico, né tantomeno un consiglio comunale amico.

La loro condizione non può essere cambiata attraverso questi strumenti, anche quelli più democratici.

Non a caso, gli operai e i licenziati FIAT che si riconoscono nel “Comitato cassintegrati e licenziati FIAT”, gruppo molto combattivo e radicale, stanno cercando di presentare una “lista operaia” completamente autonoma da questi partiti e movimenti e da De Magistris. Nel loro programma elettorale affermano che:

“Nelle elezioni comunali a Napoli, gli argomenti della campagna elettorale sotto cui si nascondono i veri obiettivi della politica, l’arricchimento ulteriore delle classi possidenti, sono la “legalità”, la “vivibilità della città”, la valorizzazione del “bello”, le vie cittadine, il centro storico, i monumenti.

Il grande affare della bonifica di Bagnoli è il centro principale della contesa dove i comitati d’affare nazionali cercano di emarginare i comitati d’affare cittadini. Gireranno un bel po’ di soldi e ci sarà molto lavoro operaio non pagato da intascare nella bonifica prima e nell’attuazione dei progetti dopo.

In queste contese gli operai sono gli agnelli sacrificali. Chiunque vincerà, saranno gli operai a valorizzare i capitali investiti a Bagnoli e agli operai toccherà, per un tempo determinato un misero salario.

I monumenti, la cultura, il “bello”, una città a misura d’uomo sono cose che ci piacciono, ma per noi, comunque vada, rimarranno solo delle lontane illusioni.”

Questi operai pongono in modo brutale il loro punto di vista senza nessuna illusione sulla municipalità dal basso e sulla democrazia diretta.

“Ci presentiamo alle elezioni comunali di Napoli perché vogliamo dimostrare, se eletti, che questo “teatrino” delle classi benestanti non serve agli operai ed è contro gli operai … Noi utilizziamo le elezioni per avere la visibilità che di solito ci viene negata sui mezzi di comunicazione, nella politica, nella società”.

Il loro tentativo può apparire velleitario, ma fa apparire una realtà di cui in seguito gli operai dovranno tenere conto: il rapporto tra gli operai e le altre classi, in particolare con la piccola borghesia “rivoluzionaria”, ma nei fatti riformista.

Gli operai FIAT della lista operaia avevano puntato per la raccolta di firme per la presentazione della lista e per un sostegno organizzativo proprio nei movimenti degli “antagonisti” che appoggiano ora De Magistris, illudendosi di essere la punta più avanzata di quel movimento che in realtà li ha scaricati.

Quando hanno partecipato ai cortei e alle manifestazioni di questa area a Napoli erano osannati e sostenuti da tutti, in quel ruolo subalterno erano il fiore all’occhiello dei “rivoluzionari”.

Ora che non vanno al carro di De Magistris intorno a loro si è creato il deserto.

La sezione AsLO di Napoli

 

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