LA DISPERAZIONE DEI PARASSITI DEL PARLAMENTO DEI PADRONI

Redazione di Operai Contro, i ladri parassiti del parlamento sono disperati. Lew mandorle alla buvette non saranno più gratis e un caffe costerà 0,90 €. I ladri parassiti del parlamento guadagnano oltre 20 mila euro al mese, hanno ogni sorta di privilegi. Solo gli operai imponendo la loro dittatura potranno eliminarli Un operaio dalla Stampa giuseppe alberto falci roma Il problema che assilla Montecitorio è uno: adesso le mandorle costano. E non saranno più servite con un bicchiere d’acqua o con un the. «La camomilla con le mandorle la devi paga’, te lo meriti», dice la bionda cassiera della […]
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Redazione di Operai Contro,

i ladri parassiti del parlamento sono disperati. Lew mandorle alla buvette non saranno più gratis e un caffe costerà 0,90 €. I ladri parassiti del parlamento guadagnano oltre 20 mila euro al mese, hanno ogni sorta di privilegi. Solo gli operai imponendo la loro dittatura potranno eliminarli

Un operaio

dalla Stampa

giuseppe alberto falci
roma

Il problema che assilla Montecitorio è uno: adesso le mandorle costano. E non saranno più servite con un bicchiere d’acqua o con un the. «La camomilla con le mandorle la devi paga’, te lo meriti», dice la bionda cassiera della buvette della Camera. Da oggi si è consumata una vera e propria rivoluzione. N on più mandorle gratis per i deputati, ma solo a pagamento. Uno dei simboli della Prima Repubblica si potrà avere alla modica cifra di 0,50 centesimi. «Che me ne frega – allarga le braccia la dem Titti Di Salvo – sono troppo caloriche, bevo solo spremute». La società esterna che gestisce lo storico bar di Montecitorio ha deciso di limitare gli ordinativi di mandorle. Salate o tostate vengono acquistate dal bar Giolitti, che si trova a due passi dal Palazzo, a 40 euro circa al chilo. Cifra che è stata considerata troppo alta, nonostante si tratti di un prezzo di favore. Le mandorle venivano letteralmente divorate dai parlamentari anche con un bicchiere di acqua e limone.

 

 

La stretta della buvette di Montecitorio ha investito tutto il menù. Se prima un caffè costava 0,80 centesimi, adesso per sorseggiare una tazzina di espresso serviranno 0,90. Il supplì, altro piatto forte della cucina della buvette, è lievitato a 1,50. Però, aggiunge la cassiera, «si avranno supplì cacio e pepe o all’amatriciana». Sembra poca cosa ma per gli onorevoli equivale a un infelice novità. Perfino Ettore Rosato, capogruppo del Pd, non ci sta: «Se vai a Piazza di Pietra ti costa meno un caffè e ti danno anche la brioche».

 

È proprio a piazza di Pietra, nella famosa “Caffetteria”, dove i colonnelli di Alleanza nazionale tramavano contro Gianfranco Fini, la prima colazione si consuma con 2,20 euro. E non solo il costo si aggira sullo stesso ordine di grandezza, ma «la qualità è superiore», sottolinea un ex parlamentare. Dietro il rincaro dei prezzi si nascondono i conti della società “Compass” che gestisce la buvette. Quelli della società, infatti, non tornano. Da circa una settimana infuria la caccia agli “scrocconi”. Ovvero, a quei “furbetti” che non pagano gli scontrini e che avrebbero lasciato un “buco” di centomila euro. Dei controllori in borghese monitorano se i clienti hanno pagato o meno lo scontrino. Prima paghi, poi consumi.

 

Ma cosa sta succedendo? A spiegarlo è il questore del Pd Paolo Fontanelli: «Ad oggi non c’è equilibrio fra le entrate e le uscite. Infatti la società ha chiesto al collegio dei questori l’autorizzazione per far lievitare i costi. Altrimenti le strade sono due: o la diminuzione del personale, o la chiusura della buvette». Il ragionamento della Compass è stato il seguente: se aumentiamo i costi lieviteranno i ricavi. Sussurra un funzionario di Montecitorio: «Questo approccio funziona fuori da questo palazzo, dove vigono logiche commerciali. Qui porterà al fallimento della buvette».

Orfani delle mandorle, sparite dal bancone della buvette, i parlamentari si disperano. A metà pomeriggio Gianni Farina, deputato di Sondrio del Pd, sorseggia una spremuta di arancia. Desidera, però, sgranocchiare uno dei blasoni della buvette. «Potrei avere delle mandorle salate che sono tanto buone?», chiede con garbo Farina. Dall’altra parte il commesso risponde: «Purtroppo dovrà fare un altro scontrino, le mandorle non sono previste con la spremuta di arancia». Farina non si scompone e rilancia: «È una novità? Allora andrò a fare lo scontrino. Intanto cominci a prepararle». Paolo Cento, ex parlamentare che oggi milita in Sinistra italiana, è in trasferta a Montecitorio per un vertice sulle amministrative con Stefano Fassina e Nicola Fratoianni. Tra una trattativa e un’altra Cento si aggira alla buvette e vorrebbe addentare una di quelle mandorle che hanno accompagnato la tradizione e il privilegio della Prima Repubblica. Ma si vede dire dalla solita cassiera: «Le mandorle vengono servite soltanto con l’aperitivo». Serviranno 4 euro per bere un bicchiere di prosecco, mentre 4,50 per un aperitivo alcolico.

«I prezzi alla Buvette continuano ad essere più bassi rispetto i listini medi pagati dai cittadini italiani», denuncia il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Eppure il movimento “Prosecco e Libertà”, costituito da un gruppo di giornalisti che all’ora dell’aperitivo analizza la politica dal bar di Montecitorio, promette battaglia: «Non ci arrenderemo, altrimenti andremo altrove a sorseggiare il nostro prosecco».

 

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