LA GUERRA IN SIRIA

Redazione di Operai Contro, la guerra in Siria si allarga. I mussulmani Uiguri della Cina scendono in campo contro gli USA e i Russi La guerra in Siria diventa sempre più una guerra mondiale Un lettore giordano stabile inviato a beirut Sono arrivati a migliaia, dopo un lungo e pericoloso viaggio attraverso Afghanistan, repubbliche dell’Asia centrale e Turchia. Si sono insediati nei villaggi abbandonati dagli alawiti e controllano le posizioni più remote e strategiche della provincia di Idlib. Gli Uiguri, la popolazione sunnita e turcofona che abita la Cina occidentale, Xinjiang, sono i combattenti più temuti, l’arma segreta dei […]
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Redazione di Operai Contro,

la guerra in Siria si allarga. I mussulmani Uiguri della Cina scendono in campo contro gli USA e i Russi

La guerra in Siria diventa sempre più una guerra mondiale

Un lettore

giordano stabile
inviato a beirut

Sono arrivati a migliaia, dopo un lungo e pericoloso viaggio attraverso Afghanistan, repubbliche dell’Asia centrale e Turchia. Si sono insediati nei villaggi abbandonati dagli alawiti e controllano le posizioni più remote e strategiche della provincia di Idlib. Gli Uiguri, la popolazione sunnita e turcofona che abita la Cina occidentale, Xinjiang, sono i combattenti più temuti, l’arma segreta dei ribelli in Siria.

 

Cinquemila combattenti

Un anno fa, i combattenti uiguri, inquadrati nel Turkistan islamic party (Tip), alleato di Al-Nusra, erano poche centinaia. Dopo la presa di Idlib da parte dei ribelli islamisti il flusso si è moltiplicato, e ora costituiscono una della comunità più numerose fra i foreign fighters, fra i 4 e 5 mila uomini. Sono i prima linea nella difesa delle cittadine strategiche, in motagna, di Jisr al-Shogour nella provincia di Idlib e di Jib al-Ahmar in quella di Latakia. Dispongono, come hanno mostrato alcuni video di propaganda islamisti, di tank sottratti ai governativi siriani e di missili anti-carro Tow americani che si sono procurati da altri gruppi ribelli.

 

Alleati di Al-Qaeda

La migrazione è dovuta all’alleanza con Al-Nusra (entrambi i gruppi sono legati ad Al-Qaeda), che controlla quasi tutta la provincia di Idlib, ma anche alla pressione dell’operazione anti-terrorismo congiunta sino-pachistana che ha spinto i guerriglieri islamisti via dall’Hindokush. Il leader uiguro Abdul Haq è stato ucciso nel 2010, poi la fuga attraverso le regioni remote del nord dell’Afghanistan e poi attraverso l’Asia centrale ha portato i combattenti islamisti su nuove montagne, quelle siriane, il loro terreno ideale.

 

Intervento cinese?

I ribelli moderati temono che la presenza degli uiguri possa portare a un intervento in Siria della Cina, a fianco della Russia. Fonte governative siriane parlano di un “rafforzamento della delegazione per la sicurezza” nell’ambasciata cinese a Damasco e dell’arrivo “di una squadra di esperti militari cinesi” all’aeroporto Mezzeh della capitale.

 

Insediamento definitivo

Molti degli uiguri sono arrivati con le famiglie, segno che vogliono restare. Uno dei motivi è l’altissimo costo del viaggio, possibile di solo andata per la maggior parte di loro. Testimoni locali dicono che a differenza degli altri foreign fighters “non nascondo i loro volti” segno che non torneranno mai in patria dove sarebbero riconosciuti e rischierebbero la pena di morte. Si sono insediati nei villaggi di montagna dove vivevano gli alawiti alleati di Bashar al-Assad, cacciati via dai ribelli islamisti. Sono lì per restare.

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