Cassa integrazione perché c’è troppo lavoro

Caro Operai Contro, da anni gli ordini sono in crescita del 30%, eppure il padrone vuole la cassa integrazione per metà degli operai. E’ chiaro che vuole  solo aumentare lo sfruttamento operaio, per compensare le ore di cassa integrazione complessive. Così si formano gli “esuberi”, mentre il padrone aumenta i profitti. Fiom e Fim danno ragione al “povero” padrone perché – dicono – deve ricapitalizzare. Facciamola finita con questo sindacalismo che in fabbrica si fonda sull’aristocrazia operaia. Senza fare i conti con questi personaggi, non potremo portare una lotta seria contro il padrone. Ti mando l’articolo della Prealpina. Saluti […]
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Caro Operai Contro,

da anni gli ordini sono in crescita del 30%, eppure il padrone vuole la cassa integrazione per metà degli operai. E’ chiaro che vuole  solo aumentare lo sfruttamento operaio, per compensare le ore di cassa integrazione complessive. Così si formano gli “esuberi”, mentre il padrone aumenta i profitti. Fiom e Fim danno ragione al “povero” padrone perché – dicono – deve ricapitalizzare. Facciamola finita con questo sindacalismo che in fabbrica si fonda sull’aristocrazia operaia. Senza fare i conti con questi personaggi, non potremo portare una lotta seria contro il padrone. Ti mando l’articolo della Prealpina.

Saluti da Legnano.

 

Il filo conduttore degli ultimi anni, per Mv Agusta, l’azienda varesina leader nel mercato mondiale delle moto, è stata la crescita. Una media del 30 per cento per gli ordini e altrettanto a livello di azienda. Altro che crisi. Eppure, in questa situazione di boom certificato anche dai bilanci, ora arriva la doccia fredda. I vertici aziendali, infatti, hanno chiesto la cassa integrazione per circa il 50 per cento della forza lavoro produttiva, a cui si aggiunge parte degli impiegati. Il motivo? la società è cresciuta troppo e non è più in grado di sostenere i costi – inevitabili – dello sviluppo industriale.

«Visti i numeri degli ultimi anni – spiega il presidente Giovanni Castiglioni – avevamo strutturato la società sulla base dei risultati ottenuti. Ma ci siamo resi conto che la cosa non è sostenibile finanziariamente. La società è in grado di sostenere dei passi in avanti tra il 10 e il 15 per cento. E pertanto abbiamo deciso di ristrutturarci in tal senso».

Insomma, per fare moto – e le proiezioni erano vicine o addirittura superiori ai 10mila esemplari annuali – ci vogliono liquidi. E se magari una azienda ha dei tempi di pagamento troppo lunghi rispetto a quelli della crescita, allora può sorgere qualche problema. Lo schema industriale e produttivo è semplice. Nel momento in cui si raccolgono gli ordini si incrementa la produzione e si spende tanto subito. E gli incassi? Talvolta alle calende greche, per lo meno per i tempi di una azienda. Con qualche ripercussione anche sui fornitori. Oltre che, naturalmente, sui conti interni. E una delle soluzioni possibili passa attraverso la cassa integrazione. Nonostante gli ordini siano ancora in crescita del 30%.

Hanno il quadro chiaro anche i rappresentanti sindacali, Nino Cartosio (Fiom Cgil) e Flavio Cervellino (Fim Cisl).

«Noi siamo di fronte a una azienda che necessita di una ricapitalizzazione – spiega Cervellino – e in questo senso il rapporto con il socio di minoranza Mercedes ( che detiene il 25 per cento della società, ndr) diventa essenziale. Mercedes è un socio forte e vogliamo anche noi capire quali siano le sue intenzioni con Mv. Un incremento della quota nel capitale, sarebbe sicuramente un segnale importante per la solidità dell’azienda».

La partita, però, su questo punto è ancora aperta. Rumors sempre più insistenti parlano di un aumento di capitale possibile di 30 milioni di euro, da gestire tra Mv Agusta, Mercedes ed eventualmente le banche. Ma il riserbo è totale e l’esito è, al momento, incerto. «Stiamo effettivamente negoziando un aumento di capitale – conferma Castiglioni – e i tempi per le decisioni sono abbastanza brevi. Ma al momento ci stiamo confrontando». Sul banco ci sono diverse ipotesi. La prima è quella in qualche modo auspicata dai sindacati, vale a dire una crescita della quota dei tedeschi nel capitale della società varesina, con relativo esborso di denaro. La seconda sarebbe una immissione di milioni di euro con il mantenimento della compagine societaria attuale. La terza potrebbe essere l’abbandono di Mercedes delle terre varesine, ma al momento sembra l’ipotesi più lontana dalla realtà. Non resta che attendere gli sviluppi dei prossimi giorni.

 

 

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