ILVA: I PADRONI SI METTONO IN FILA

Redazione di Operai Contro, tutti i padroni si mettono in fila. In gioco ci sono i milioni di euro promessi da Renzi. Abbiamo visto come è finita per la FIAT di Termini: tutti gli operai licenziati Non possiamo più stare ad aspettare gli accordi tra padroni, sindacalisti e politici Operai dell’ILVA basta guardare Un operaio dell’ILVA dalla Gazzetta del mezzogiorno di Mimmo Mazza   TARANTO – Avanti, c’è posto. Fioccano le indiscrezioni sui nomi delle aziende che entro domani alle 18 presenteranno la candidatura quali soggetti potenzialmente interessati all’acquisizione dell’Ilva dall’amministrazione straordinaria. Ieri a scoprire le carte è stato […]
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Redazione di Operai Contro,

tutti i padroni si mettono in fila. In gioco ci sono i milioni di euro promessi da Renzi.

Abbiamo visto come è finita per la FIAT di Termini: tutti gli operai licenziati

Non possiamo più stare ad aspettare gli accordi tra padroni, sindacalisti e politici

Operai dell’ILVA basta guardare

Un operaio dell’ILVA

dalla Gazzetta del mezzogiorno

di Mimmo Mazza

 

TARANTO – Avanti, c’è posto. Fioccano le indiscrezioni sui nomi delle aziende che entro domani alle 18 presenteranno la candidatura quali soggetti potenzialmente interessati all’acquisizione dell’Ilva dall’amministrazione straordinaria. Ieri a scoprire le carte è stato il gruppo Marcegaglia, che già in passato aveva stretto una alleanza con i franco-indiani di Arcelor Mittal per tentare di rilevare l’acciaieria più grande d’Europa.

L’offerta del gruppo guidato da Antonio ed Emma Marcegaglia, che in Puglia ha grossi interessi nel settore dei rifiuti e che a Taranto non ha lasciato un buon ricordo per via della recente chiusura dello stabilimento attiguo all’Ilva nel quale veniva costruite caldaie industriali, sarà presentata nelle prossime ore. Stessa cosa farà il gruppo Arvedi che stando ad indiscrezioni dovrebbe poi fare squadra con Cassa Depositi e Prestiti, alcuni istituti bancari e degli acciaieri svizzeri per tentare di mettere in piedi una cordata in grado di traghettare l’Ilva in acque più sicure.

Quello della presentazione delle candidature è il primo passaggio della procedura di cessione prevista dal bando lanciato il 5 gennaio dai commissari, autorizzato da un decreto del ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, e poi confermato anche dalla legge 13 dell’1 febbraio scorso. Disposizioni peraltro impugnate al Tar del Lazio dalla famiglia Riva e dal gruppo Amenduni, gli azionisti dell’Ilva che si sono rivolti alla magistratura amministrativa per bloccare la procedura, ritenendosi illegittimamente espropriati.

I commissari straordinari dell’Ilva faranno il punto giovedì mattina sulle manifestazioni di interesse pervenute per l’acquisizione dell’azienda e decideranno gli ulteriori passaggi della procedura di cessione. Si apriranno infatti delle fasi ulteriori che prevedono, si legge nel bando, che i soggetti che avranno manifestato interesse abbiano «immediato accesso alle informazioni rilevanti ai fini della valutazione dell’operazione» dopo aver sottoscritto i «necessari impegni di riservatezza». Dopodichè, andando verso la stretta finale, gli stessi soggetti ammessi riceveranno dai commissari una «lettera di procedura» che disciplinerà la durata della fase di «due diligence» – è quella in cui i potenziali acquirenti prendono contezza della situazione della società, dallo stato economico agli ordini -, le «modalità e i contenuti delle offerte vincolanti da presentare», «le modalità per l’espletamento di una o più fasi di rilancio cui potranno essere invitati tutti o parte degli offerenti», «la selezione, da parte dei commissari straordinari, eventualmente anche all’esito di rilanci, della migliore offerta vincolante ricevuta». Questa porterà, si legge ancora nel bando, all’avvio «di una fase di negoziazione in esclusiva con il relativo soggetto offerente per la definitiva implementazione dell’offerta».

C’E’ ANCHE CDP “MA COME MINORANZA” – Cassa Depositi Prestiti ha presentato presso lo studio milanese del notaio Carlo Marchetti la propria manifestazione di interesse all’acquisizione di Ilva in Amministrazione Straordinaria. Lo rivelano fonti finanziarie vicine al dossier. L’interesse di Cdp, come già chiarito in passato dall’a.d. Fabio Gallia, è di partecipare con un ruolo di minoranza a una cordata interessata a rilevare le attività di Ilva.

DOMANI EMILIANO CON GLI OPERAI – Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha accettato l’invito dei sindacati a essere presente alla manifestazione che domani terranno i lavoratori dell’Ilva a Taranto, in concomitanza con lo sciopero unitario di quattro ore nei primi due turni degli stabilimenti del gruppo, indetto in occasione dell’esame da parte del governo nazionale delle manifestazioni di interesse per l’acquisizione del siderurgico. Lo ha annunciato lo stesso Emiliano oggi nel corso di un incontro sulla questione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori del siderurgico, alla quale hanno partecipato l’assessore regionale al Lavoro, Sebastiano Leo, il consigliere regionale Mino Borracino (Sel), e le delegazioni di Cgil, Cisl, Uil, Usb e Ugl.
Emiliano ricorda che i sindacati lo «hanno invitato a partecipare alla manifestazione» che serve «proprio per ricordare al governo che Taranto è presente alla trattativa sul futuro dell’Ilva ed è presente anche nel delineare il futuro dell’area industriale tarantina, soprattutto nella partita per la riambientalizzazione di tutta l’area». Una «iniziativa sacrosanta», la definisce il governatore che dichiara di aver “avuto difficoltà nel farsi ascoltare dal governo e nel cominciare questo durissimo lavoro di messa a punto del piano che salverà l’Ilva e salverà tutti i cittadini della provincia di Taranto».
Emiliano ricorda poi che la Regione vuole offrire il suo “contributo alla discussione, prendendo le pubblicazioni in materia di preridotto e di utilizzo dei forni elettrici a gas, e lanciando l’idea che i livelli delle emissioni possano essere fortemente ridotti con l’utilizzo del gas al posto del carbone, e con l’utilizzo del preridotto di ferro». «Vogliamo solo studiare, insieme all’azienda, al governo e al sindacato – conclude Emiliano – quale sia l’impatto in una eventualità di questo tipo e poi proseguire uniti. Perchè Taranto ha perso forza quando si è divisa».

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