La crisi della rappresentatività: la teoria della necessità “ del capo supremo”

Redazione di Operai Contro, Nel suo articolo sul Corriere della Sera: “Leadership In Italia come in tutto l’Occidente la rappresentanza è in crisi e può condurci a un nuovo modello”,1 febbraio 2016. Paolo Franchi, tenta di mettere in luce quelle che potrebbero essere le strategie, in un prossimo futuro più o meno immediato , per la gestione del potere da parte della classe dei borghese. In sostanza il giornalista esaminando gli ultimi 30 anni della politica italiana, pone in correlazione i vari governi succedutisi , dal governo Craxi a quello di Renzi, passando per i vari governi presieduti da […]
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Redazione di Operai Contro,

Nel suo articolo sul Corriere della Sera: “Leadership In Italia come in tutto l’Occidente la rappresentanza è in crisi e può condurci a un nuovo modello”,1 febbraio 2016.

Paolo Franchi, tenta di mettere in luce quelle che potrebbero essere le strategie, in un prossimo futuro più o meno immediato , per la gestione del potere da parte della classe dei borghese.
In sostanza il giornalista esaminando gli ultimi 30 anni della politica italiana, pone in correlazione i vari governi succedutisi , dal governo Craxi a quello di Renzi, passando per i vari governi presieduti da Berlusconi, mettendo in evidenza come il governo Renzi, stia sulla loro scia, tentando di superare e accantonare la vecchia concezione della rappresentanza parlamentare, dove le leggi vengono discusse e attuate dal parlamento con iter lunghissimi e intralci di varia natura, per cercare di concentrare il potere direttamente nelle sue mani.

Portando avanti una battaglia, non tanto sotterranea, contro quelli che Paolo Franchi descrive come “poteri forti e i salotti buoni”, sostanzialmente la vecchia elite della borghesia Italiana.

La sovrastruttura politica del capitale viene scompaginata ogni volta che il capitalismo genera una nuova crisi ciclica di accumulazione. La forma politica di governo della macchina statale, risentendo dello sconvolgimento provocato dalla crisi , cerca di affrontare la rovina economica della società, trovando un forma alternativa a quella esercitata attraverso il consenso democratico.

Negli anni venti del secolo scorso per uscire dalla crisi il potere dei borghesi prese la forma del fascismo in Italia e del nazismo in Germania.

Dopo la guerra, durante un periodo di relativa espansione economica , ricorsero nuovamente alla forma democratica fondata sulla rappresentatività di partito, partorita dalla mistificazione ideologica dei partiti di massa; Partito Comunista da un lato, contenitore delle rivendicazioni anche operaie, che vuotarono di ogni spinta rivoltosa la critica al sistema, incanalando tutto verso l’illusoria forma riformista del cambiamento della società.

Concezione che a sua volta ha introdotto nella testa di tanti operai, corrompendoli mentalmente, l’idea piccolo borghese di partecipazione democratica alla difesa dei propri diritti.

Dall’altro lato della medaglia la Democrazia Cristiana che faceva da mediatore dei diversi interessi di settori delle classi superiori, in contrasto tra loro. Interessi del grande capitale privato: Fiat, Montedison ecc in competizione con il capitale pubblico (partecipazioni statali) per ottenere grandi appalti e commesse statali. Interessi della borghesia mercantile in conflitto con la borghesia produttiva, interessi della piccola borghesia artigiana contro quella bottegaia, permettendo al capitale di svilupparsi ulteriormente a schiacciando sempre più gli operai nella macchina infernale del lavoro.

Il primo passo del passaggio; un uomo solo al potere, che Renzi, capo del governo sta conducendo per meglio controllare l’apparato statale, è stato quello di buttare alle ortiche tutta la vecchia nomenclatura ex PCI e tutta la vecchia guardia parlamentarista, legata ai privilegi della democrazia maggioritaria borghese.

Il bastone di comando in mano ad un uomo solo. Decisionista, autoritario e che spinga il capitalismo italiano fuori dalle secche che la crisi economica sta imponendo.

Questo è quello è quello a cui le nuove leve della politica renziana mirano, una forma poco parlamentare, che, soprattutto, non passi attraverso modifiche legislative di camera e senato e che sia poco discusso nelle aule del parlamento.

Che sia svelto ed efficace per gli interessi padronali, che applichi in maniera tranciante e immediata i decreti emanati , come per esempio le linee guida della nuova legislazione sul lavoro con la libertà di licenziare.

Che incoroni Renzi a capo di uno stato e di un governo sempre di più assomigliante ad un moderno fascismo .Un novello duce di mussoliniana memoria, libero dalle carnevalate del ventennio, ma che sostenga con accanimento gli interessi dell’imperialismo italiano nel mondo, di questo ha bisogno il capitale italiano.

Gli unici in grado di fermare e contrastare questa ascesa mortale saranno solo gli operai attraverso il loro partito.

Un partito operaio che sia l’espressione diretta degli interessi materiali della nostra classe , che la faccia finita una volta per tutte con i padroni e il loro sistema di accumulazione capitalista.

Cordiali saluti

 

D.C. operaio di Milano

 

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