LE BORSE CROLLANO, LE BANCHE NELLA MERDA, IL CAPITALISMO IN CRISI

Redazione di Operai Contro, i due  ignoranti a capo dello stato dei padroni italiani ci avevano rotto con le loro miserabili riprese. La ripresa non c’è. L’ottimismo dei due ignoranti tagliagole, servivano solo per fregarci meglio. Le riforme di Renzi servono solo a piazzare parenti ed amici. Le borse di tutto il mondo continuano a perdere e a bruciare miliardi e il culo dei giocatori d’azzardo. Hanno paura. La Cina che doveva essere il loro giubbotto di salvataggio cerca di restare a galla. Speravano nell’Iran ma le cose vanno ancora peggio. La BCE ha regalato miliardi alle banche, ma […]
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Redazione di Operai Contro,

i due  ignoranti a capo dello stato dei padroni italiani ci avevano rotto con le loro miserabili riprese. La ripresa non c’è. L’ottimismo dei due ignoranti tagliagole, servivano solo per fregarci meglio. Le riforme di Renzi servono solo a piazzare parenti ed amici. Le borse di tutto il mondo continuano a perdere e a bruciare miliardi e il culo dei giocatori d’azzardo. Hanno paura. La Cina che doveva essere il loro giubbotto di salvataggio cerca di restare a galla. Speravano nell’Iran ma le cose vanno ancora peggio. La BCE ha regalato miliardi alle banche, ma non sono serviti a niente. Era solo carta straccia.

Operai il capitalismo non crollera da solo. Dobbiamo organizzarci per insorgere e seppellire i padroni. In tutto il mondo si avvicina l’ora della nostra liberazione dal lavoro salariato. La nostra dittatura sarà feroce con la borghesia.

Un operaio di Torino

dalla Repubblica

MILANO – Il petrolio accelera la corsa al ribasso, dopo che le sanzioni verso l’Iran sono state ufficialmente rimosse: una normalizzazione dei rapporti internazionali che mette Teheran nelle condizioni di tornare a pompare altri barili di greggio in un mercato già di per sé saturo. La ricomparsa in scena di uno dei maggiori produttori di oro nero, infatti, rischia di alimentare ancor di più quell’eccesso di domanda determinato dalla politica dell’Opec, che ha preferito difendere le sue quote di mercato a danno dei produttori Usa, piuttosto che stringere i rubinetti per tenere i prezzi un po’ più alti. Proprio oggi, il cartello ha precisato che il 2016 “sarà l’anno in cui inizia il processo di riequilibrio”, con la riduzione delle produzioni dei Paesi non-Opec. Il timore dei mercati di dover fronteggiare ancora una fase di sovra-abbondanza di petrolio è ancora ben presente, tanto che il Brent e il Wti quotano ampiamente sotto 30 dollari al barile: nel primo caso si arriva a toccare un minimo sotto 28 dollari al barile, salvo poi risalire in area 28,6 dollari, a livelli mai raggiunti negli ultimi dodici anni. Anche nel caso del benchmark americano, la quotazione è intorno ai 29 dollari al barile.

Proprio l’andamento del greggio è uno dei parametri maggiormente osservati nelle sale operative, insieme alla Cina, in una giornata orfana degli operatori Usa: Wall Street rimane chiusa per celebrare il Martin Luther King day. I listini europei faticano a tenere botta alla situazione internazionale di volatilità, e vivono una seduta difficile a cominciare da Milano. Piazza Affari parte in positivo, poi gira in netto ribasso con i titoli bancari che vanno ko e Mps in grande difficoltà. Ieri un portavoce della Bce, citato dalle agenzia internazionali, ha confermato che Francoforte sta interrogando diversi istituti in merito agli alti livelli di crediti incagliati, uno dei grandi problemi degli Istituti bancari. Il Ftse Mib chiude lasciando sul parterre il 2,65%. Le altre hanno cercato di restare aggrappate alla parità, ma sul finale hanno virato in territorio negativo: a fine giornata Londra perde lo 0,42%, Francoforte lo 0,25% e Parigi arretra dello 0,49%.

L’agenda macroeconomica è stata piuttosto scarica e si segnala solo il commercio estero italiano; evento-principe della settimana è la riunione della Bce.
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Chiusura in calo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo, che peraltro ha ridotto nel finale le perdite registrate in avvio di seduta. L’indice Nikkei ha chiuso gli scambi a 16.955 punti (-1,12%), livello minimo da settembre scorso, dopo avere aperto in calo del 2,8 per cento. Si tratta della nona seduta in perdita, su 10, dall’inizio dell’anno. L’indice Topix ha lasciato sul terreno l’1,04% a 1.387 punti. Sostenuti gli scambi, con 2,23 miliardi di azioni passate di mano. La produzione industriale giapponese, dato definitivo, a novembre ha registrato un calo dello 0,9% su base mensile rispetto al -1% della lettura preliminare. Ad ottobre si registrò un 1,4%, su base annua la crescita è dell’1,7%.

E’ andata meglio alla Borsa di Shanghai, con l’indice Composite che ha recuperato leggermente a 2.913,84 punti (+0,44%); anche Shenzhen ha registrato un deciso rialzo (+1,58%). Diverso invece l’umore di Hong Kong, con l’indice Hang Seng in calo dell’1,45%. La Banca centrale cinese è attiva per ridurre la volatilità sui mercati valutari: ha annunciato che imporrà dei livelli di riserve sui depositi in yuan per le banche estere, modellandoli su quelli delle banche nazionali. La mossa, che segue la sospensione ad operare sul mercato dei cambi decisa a fine 2015 per alcuni colossi come Deutsche Bank o Standard, mira a bloccare fondi per oltre 30 miliardi di dollari e ridurre così la volatilità e le operazioni speculative.

L’euro chiude stabile a 1,0888 dollari e 127,7 yen: gli operatori non si sbilanciano prima che vengano diffusi, domani, i dati sul Pil cinese. Il rublo aggiorna i minimi dal dicembre 2014: la valuta europea è scambiata adesso a 86,2 sul rublo, mentre il biglietto verde è a 78,6 sulla moneta russa. Pesano, per l’economia russa, i tracolli dei prezzi energetici. Poco mosso lo spread fra Btp e Bund tedesco: il differenziale segna 102 punti contro i 100 della chiusura di venerdì. Il rendimento espresso è pari all’1,56%.

Come accennato, oggi Wall Street resta chiusa ma è reduce da un nuovo, forte, calo per la preoccupazione riguardante l’economia cinese. Gli ultimi 10 giorni di scambi sono stati i peggiori d’inizio anno in assoluto. Le turbolenze nei mercati finanziari alimentano le attese per un rialzo dei tassi graduale da parte della Federal Reserve, tanto che JP Morgan ha posticipato a giugno da marzo le stime per la prossima stretta. Il Dow Jones ha ceduto il 2,39%, scendendo sotto i 16.000 punti per la prima volta dallo scorso 29 settembre. Per l’indice benchmark S&P500 è stata la terza settimana di fila in calo, la striscia temporale più lunga dallo scorso luglio. Va sottolineato comunque un aspetto positivo: i minimi dell’agosto 2015 sono stati mantenuti.

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