46 anni: un’altra vittima nella zona del poligono militare di Quirra

Caro Operai Contro, Roberto Vacca è morto a 46 anni col tumore al cervello. 10 anni fa due suoi fratelli di 41 e 43 anni sono morti dello stesso male. Nel poligono militare di Quirra in Sardegna, sono stati lanciati 1187 missili con traccianti al Torio 232. Inoltre nei dintorni sono presenti in quantità non spiegabili naturalmente, uranio impoverito, tungsteno, arsenico, cadmio, alluminio, cobalto, cromo esavalente e piombo. Sono le conseguenze delle esercitazioni militari della guerra dei padroni. Le vittime e la casistica conseguenti, non trovano spazio nei telegiornali e nell’informazione. asservita a Renzi ed a Marchionne. I partiti […]
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Caro Operai Contro,

Roberto Vacca è morto a 46 anni col tumore al cervello. 10 anni fa due suoi fratelli di 41 e 43 anni sono morti dello stesso male. Nel poligono militare di Quirra in Sardegna, sono stati lanciati 1187 missili con traccianti al Torio 232. Inoltre nei dintorni sono presenti in quantità non spiegabili naturalmente, uranio impoverito, tungsteno, arsenico, cadmio, alluminio, cobalto, cromo esavalente e piombo. Sono le conseguenze delle esercitazioni militari della guerra dei padroni.

Le vittime e la casistica conseguenti, non trovano spazio nei telegiornali e nell’informazione. asservita a Renzi ed a Marchionne. I partiti paladini della società fondata sullo sfruttamento degli operai, promuovono i poligoni militari che mietono vittime e seminano morte col pesante e letale inquinamento ambientale. E’ una società maledetta da rimuovere al più presto.

Saluti dalla Sardegna

 

Invio un articolo di Sardiniapost.it

Si è spento all’età di 46 anni Roberto Vacca, pastore nato e cresciuto a Quirra, piccola frazione di Villaputzu a ridosso del Poligono Interforze dove sorge l’ovile di famiglia in cui lavorava. Causa del decesso: tumore al cervello. Dieci anni fa, lo stesso male aveva colpito i due fratelli del giovane allevatore – anche loro impegnati nella conduzione dell’azienda familiare -, scomparsi all’età di 41 e 43 anni. Naturale, allora, domandarsi se queste morti abbiano a che fare con i veleni rilasciati dagli armamenti esplosi nel corso delle esercitazioni militari. Un sospetto che ha portato la Procura di Lanusei nel 2011 ad aprire un’inchiesta sulla base di alcune statistiche choc su morti e tumori condotte proprio attorno a Quirra da due veterinari Asl. Attualmente il processo è a carico di otto militari, generali ed ex comandanti.

Nei mesi scorsi, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) non ha nascosto preoccupazioni per la condizione sanitaria degli abitanti del piccolo villaggio sulla costa orientale: 89 residenti e “un tasso di ospedalizzazione per tumori maligni circa doppio rispetto agli altri residenti di Villaputzu”. Vale a dire: la Sindrome di Quirra è sempre in agguato. Insomma, i malati a Quirra sono risultati troppi e le patologie riscontrate “sospette”, visti “i tre casi di patologie oncologiche rare in una coorte poco numerosa e seguita per soli 5 anni”. Tra queste patologie compariva anche il tumore encefalico che ha colpito i tre fratelli Vacca. Questi risultati hanno portato l’Istituto a caldeggiare “un approfondimento della tematica dell’elevata radioattività naturale”.

Nonostante, nel corso degli anni, sia emerso a più riprese che il fondo dell’area in cui sorge il Poligono di Quirra è naturalmente inquinato, l’ingente presenza di veleni nella zona militare non si spiega con il solo inquinamento naturale. Ad esempio, uno studio dell’Arpas del 2012 – aggiornato al 2013 – dice che “nelle zone D e E del poligono, si riscontrano anomalie dell’uranio, del torio e del tungsteno non spiegabili ‘naturalmente’”. Né con la famosa miniera di Baccu Locci. Un discorso analogo vale per i metalli pesanti come arsenico, cadmio, alluminio, cobalto, cromo e piombo, spesso presenti in quantità superiori ai livelli di concentrazione.

Rispetto a queste informazioni, l’Iss ha aggiunto solo una valutazione del rischio, risultato “accettabile o assente”. “Non è però stato preso in considerazione il parametro ‘cromo esavalente’ (“cancerogeno per inalazione”) né sono stati inclusi elementi quali torio, uranio e tungsteno, in quanto ad oggi la normativa nazionale vigente non prevede limiti tabellari”.

In precedenza, nel dibattito era intervenuto anche il fisico nucleare del Cern di Ginevra Evandro Lodi Rizzini. Su incarico della Procura di Lanusei, il professore aveva messo in evidenza come le ossa di dodici salme su quindici riesumate presentassero un accumulo significativo di Torio e Cerio. La presenza di quest’ultimo elemento è rivelatrice, “perché utilizzato nella lavorazione di manufatti contenenti Torio”, si legge in una relazione della vecchia Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. Per cui è assai probabile che quest’ultima sostanza sia derivata dai 1187 missili Milan dotati di traccianti al Torio utilizzati all’interno del Poligono fino al 2000. La tempistica è un elemento di forza del ragionamento di Rizzini. “Il Torio raggiunge i suoi massimi effetti a distanza di molti anni dall’inalazione”, si legge sempre nella relazione della Commissione parlamentare, che conclude: “non vi è dubbio che queste persone siano state esposte ad un rischio e che nell’intera area vi sia stato un pericolo per la pubblica incolumità”.

Ancora prima, la Commissione tecnica mista (CTE) istituita nel 2008 dal Ministero della Difesa aveva collegato la presenza di Torio in matrici ambientali e vegetali all’utilizzo di Torio 232 come tracciatore luminescente nei missili Milan.

Sulla notizia della morte del giovane pastore di Quirra interviene anche Mariella Cao dello storico comitato Gettiamo le Basi contro l’occupazione militare: “Dal 2001, anno della denuncia del sindaco di Villaputzu Antonio Pili, è in corso un tentativo di ridimensionare l’impatto sanitario delle esercitazioni militari. Spesso, inoltre, dai professori arrivano perizie discutibili, basti pensare che Mario Mariani, perito del Gup Nicola Clivio nell’ambito del processo di Quirra, scrive di non essere stato in grado di recuperare un capo ovino nei dintorni della base. Nella realtà, invece, si continua a morire”.

Non manca neanche un attacco alla mosse della Regione nell’ambito del processo contro il Poligono di Quirra, “colpevole di aver bloccato il processo in seguito alla domanda di risarcimento per i danni ambientali prodotti dal poligono”, conclude Cao. Al momento è di fatto tutto sospeso, da un anno.

Piero Loi

 

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