NUOVO SUCCESSO DEL GOVERNO

Redazione di Operai Contro, ormai il gangster Renzi è un invitato fisso di Marchionne La quotazione della Ferrari alla Borsa di Milano è un successo del gangster Renzi Che cosa guadagnano gli operai dalla quotazione in borsa? Un operaio della Ferrari   Dal Fattoquotidiano Al suono della prima campanella del 2016 c’era anche Matteo Renzi. Il premier non ha voluto mancare al debutto a Piazza Affari di Ferrari: un modo per rivendicare come un successo del governo la scelta della “doppia quotazione” fatta da Sergio Marchionne. Milano è infatti la seconda piazza su cui approdano i titoli del Cavallino rampante, già negoziati a […]
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Redazione di Operai Contro,

ormai il gangster Renzi è un invitato fisso di Marchionne

La quotazione della Ferrari alla Borsa di Milano è un successo del gangster Renzi

Che cosa guadagnano gli operai dalla quotazione in borsa?

Un operaio della Ferrari

 

Dal Fattoquotidiano

Al suono della prima campanella del 2016 c’era anche Matteo Renzi. Il premier non ha voluto mancare al debutto a Piazza Affari di Ferrari: un modo per rivendicare come un successo del governo la scelta della “doppia quotazione” fatta da Sergio Marchionne. Milano è infatti la seconda piazza su cui approdano i titoli del Cavallino rampante, già negoziati a New York dallo scorso ottobre. E proprio in ottobre, poco prima del debutto a Wall Street, Renzi aveva pubblicamente ringraziato l’amministratore delegato di Fiat Chrysler per “l’impegno” a portare le Rosse anche in Borsa italiana, ottenuto su sua esplicita richiesta. Di qui l’invito ufficiale fatto recapitare da Marchionne e la decisione di presenziare alla cerimonia che ha dato il via alle contrattazioni del titolo a Milano.

Una prima assoluta per il presidente del Consiglio, che non c’era il giorno del collocamento di Fincantieri né quello di Poste Italiane, le prime grandi privatizzazioni di questo governo. “E’ un bellissimo messaggio per l’intero Paese”, ha detto Renzi dal palco, definendo la quotazione “straordinaria occasione per gli investitori” e ribadendo i ringraziamenti a Marchionne. Poco importa che l’azienda simbolo del made in Italy abbia ormai sede legale in Olanda (quella fiscale resta in Italia, ha assicurato Marchionne) e sia appunto già quotata da tre mesi negli Usa. Il manager italo-canadese ha ricambiato le cortesie ringraziando il premier per aver ” trovato il tempo di venire qui nonostante un’agenda fitta di impegni” e “per quello che sta facendo per il Paese”.

I titoli di Maranello, che anche a Milano come a New York hanno il simbolo Race, hanno debuttato a 43 euro ad azione su un listino che ha iniziato la prima seduta dell’anno in calo dell’1,2% dopo la pessima chiusura delle borse asiatiche. Subito dopo l’avvio le perdite si sono aggravate e Ferrari è scesa sotto quota 42 euro per essere poi sospesa dalle contrattazioni andando in asta di volatilità. “Ferrari, un nuovo traguardo e una nuova partenza”, ha scritto Marchionne sul libro della Borsa, dopo aver detto che “l’unico vero obiettivo è riportare il titolo a Maranello”. Presenti alla cerimonia John ElkannPiero Ferrari (il figlio di Enzo, che ha il 10% della casa di Maranello), l’amministratore delegato della società Amedeo Felisa e il team principal della scuderia delle Rosse Maurizio Arrivabene.

Domenica è stata completata la separazione di Ferrari dalla casa madre Fiat Chrysler, a cui i soci hanno dato il via libera il 3 dicembre. Ora gli azionisti Fiat hanno diritto a ricevere un’azione ordinaria Ferrari ogni dieci azioni ordinarie Fca in portafoglio. L’operazione sarà completata tra il 6 e il 7 gennaio, per cui venerdì 8 sarà il primo giorno in cui la totalità delle azioni Ferrari assegnate con lo scorporo sarà quotata regolarmente. Bisognerà aspettare quindi la fine della settimana per conoscere il nuovo valore dei due titoli separati e capire quanto il mercato valuta Fiat Chrysler. Mercoledì 31, ultima seduta del 2015, il titolo di Fca ha chiuso a Milano a 12,92, pari a una capitalizzazione di 16,9 miliardi, mentre Ferrari ha archiviato la seduta a Wall Street a 48 dollari, circa 44 euro, per un valore di borsa di 8,3 miliardi.

A valle dello scorporo, la holding Exor della famiglia Agnelli sarà azionista di controllo non solo di Fiat Chrysler ma anche di Ferrari: avrà il 23,5% del capitale ma “peserà” per il 33,4% grazie al voto maggiorato. Inoltre per la casa di Maranello Exor ha firmato un patto parasociale con Piero Ferrari che ha il 15,4% dei diritti di voto, per cui il controllo resta saldamente nelle mani degli Agnelli.

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