Chi spende 346 euro nei saldi di fine stagione?

Caro Operai Contro, ma chi può permettersi di spendere 346 euro nei saldi di fine stagione? Le previsioni di Confcommercio dicono che ogni famiglia spenderà questa cifra. Certo anche di più, ma sicuramente tra le famiglie ricche e benestanti. Insomma si tratta della solita media di Trilussa: che mangia tutto il pollo e chi deve accontentarsi di un po’ di brodo, in media hanno mangiato mezzo pollo ciascuno. La propaganda di Confcommercio ha il solo fine di spingere agli acquisti, quanti se lo possono permettere. Ciao. L’articolo da: La Repubblica ROMA – Le previsioni di Confcommercio: valore totale di […]
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Caro Operai Contro,

ma chi può permettersi di spendere 346 euro nei saldi di fine stagione? Le previsioni di Confcommercio dicono che ogni famiglia spenderà questa cifra. Certo anche di più, ma sicuramente tra le famiglie ricche e benestanti. Insomma si tratta della solita media di Trilussa: che mangia tutto il pollo e chi deve accontentarsi di un po’ di brodo, in media hanno mangiato mezzo pollo ciascuno. La propaganda di Confcommercio ha il solo fine di spingere agli acquisti, quanti se lo possono permettere.

Ciao.

L’articolo da: La Repubblica

ROMA – Le previsioni di Confcommercio: valore totale di 5,4 miliardi di euro. Gli sconti partono in Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’Aosta. Tra qualche giorno seguono tutte le altre Regioni

Saldi al via, da domani, in Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’Aosta e il 5 gennaio in tutte le altre Regioni. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio ogni famiglia spenderà 346 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento, calzature e accessori (il 3% in più rispetto all’anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro e un incremento medio del 3% rispetto ai saldi invernali dello scorso anno. Una notizia positiva per un settore fortemente penalizzato dalla crisi, in cui in un anno sono andate perdute 29mila imprese.

“I saldi sono occasioni importanti per i consumatori a caccia dell’affare – commenta Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – Per gli operatori commerciali sono fondamentali più per dare continuità a quei piccoli – quasi impercettibili – segnali di ripresa, che per le loro casse. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini. Le nostre stime sulle vendite in saldo prevedono una crescita media del 3%. Servono ora segnali forti e politiche di sostegno e rilancio dei consumi nei negozi che stanno abbandonando le vie dei nostri centri. Il clima è diventato sempre più mite dal punto di vista meteorologico, ma non così clemente nei confronti degli operatori commerciali che hanno visto ridurre fortemente le vendite di capi più pesanti e di calzature ed accessori di stagione. Anche per questo siamo sempre più determinati a chiedere lo spostamento dei prossimi saldi ad effettiva fine stagione, almeno a fine gennaio, scelta confermata da circa l’80% delle aziende del settore”.

Secondo un’indagine sui consumatori, è in aumento la percentuale di quanti sono intenzionati ad approfittare dei saldi invernali: sono il 55%, quota di oltre quattro punti superiore rispetto a quella registrata nel gennaio 2015. Come sempre, gli italiani acquisteranno in saldo prevalentemente capi di abbigliamento (94,1%), calzature (72,8%), accessori (30,7%) e biancheria intima (26,4%). In leggera flessione gli articoli sportivi (17,7%) e i prodotti di pelletteria (17,5%).

Attendono i saldi per acquistare qualsiasi tipo di prodotto soprattutto le donne, i consumatori in età superiore ai 45 anni, residenti nelle grandi aree metropolitane e nelle regioni del Mezzogiorno, le famiglie.

Gli italiani, sottolinea l’associazione dei commercianti, stanno ricominciando a dare maggiore importanza alla qualità dei prodotti rispetto al prezzo. Aumenta significativamente la percentuale dei consumatori che si sentono tutelati acquistando a saldo (sale al 65% rispetto al 62,1% del gennaio 2015), mentre scende lievemente quella di quanti ritengono che sia più conveniente acquistare su internet.

Il 41% dei consumatori sperimenterà punti vendita differenti da quelli frequentano abitualmente, spesso alla ricerca di un prezzo “più competitivo”. Tale quota, supera di quasi quattro punti percentuali quella rilevata in occasione del gennaio 2015.

 

 

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