Polveri sottili e speculazione immobiliare

  Piccole osservazione in tema di inquinamento  I mutamenti climatici, ovvero l’aumento della temperatura della Terra, non sono una novità, sono dovuti a fattori naturali su cui sono state elaborate varie teorie «scientifiche», non sempre concordi. In questi ultimi anni, l’aumento della temperatura si è coniugato con il costante peggioramento delle condizioni ambientali, fomentando tesi ancor più stonate. Al recente COP21 di Parigi, l’attenzione di politicanti e «scienziati» (con contorno di pennivendoli di alto e basso rango) si è posta soprattutto sul riscaldamento climatico, determinato dalle emissioni di anidride carbonica (CO2), sorvolando bellamente sulle catastrofi umane e ambientali, causate […]
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Piccole osservazione in tema di inquinamento

 I mutamenti climatici, ovvero l’aumento della temperatura della Terra, non sono una novità, sono dovuti a fattori naturali su cui sono state elaborate varie teorie «scientifiche», non sempre concordi. In questi ultimi anni, l’aumento della temperatura si è coniugato con il costante peggioramento delle condizioni ambientali, fomentando tesi ancor più stonate.

Al recente COP21 di Parigi, l’attenzione di politicanti e «scienziati» (con contorno di pennivendoli di alto e basso rango) si è posta soprattutto sul riscaldamento climatico, determinato dalle emissioni di anidride carbonica (CO2), sorvolando bellamente sulle catastrofi umane e ambientali, causate dall’industria capitalistica nelle sue molteplici attività. Per tragica ironia, il periodo di riferimento per «calcolare» il tasso di inquinamento (aumento della temperatura) è l’era industriale, mentre alcuni coglioni (detti maîtres à penser) continuano a dire che oggi saremmo nell’era postindustriale… tiremm innanz.

Nonostante l’enfasi che ha contraddistinto il fatuo simposio parigino, ci troviamo di fronte a un significativo arretramento rispetto al passato, quan-do si parlava di «sviluppo sostenibile» e veniva varata una legislazione che disciplinava le attività industriali riguardo all’ambiente, come l’italianissima Legge Merli (10 maggio 1976). Legge assai rigorosa, come altre, ma che non ha assolutamente risolto il problema. Anzi…

A questo punto dobbiamo domandarci se il capitalismo sia se non riformabile almeno regolabile, per garantire in qualche modo le condizioni di vita organiche, per animali & piante.

Milano, per esempio …

La posizione geografica di Milano è climaticamente assai infelice: la città sorge in una zona umida, nel bel mezzo di una pianura. A fine Ottocento, l’impetuoso sviluppo industriale e demografico danneggiò pesantemente l’ambiente[1]. Eppure, il problema dell’inquinamento si è posto solo nel 1987 e, l’anno dopo, Milano fu la prima città europea ha chiudere il centro cittadino alle auto. Seguirono poi altri provvedimenti che, in sostanza, si limitarono a ricorrenti, ma temporanei, blocchi della circolazione.

È bene ricordare che, negli anni Ottanta, a Milano era in corso un radicale processo di deindustrializzazione (che nel decennio successivo investì anche Sesto San Giovanni), accompagnato dal decremento della popolazione. Dopo il picco del 1971 (1.732.000 abitanti), nel 1981 la popolazione scese a 1.605.000, per giungere agli attuali 1.200.000. Quindi, in circa 40 anni, la popolazione è diminuita di oltre un quarto.

Negli anni Ottanta, circolavano a Milano circa 800mila vetture, salite a oltre 900mila nel 1990 e oggi scese a 700mila. In breve: meno industrie, meno abitanti, meno macchine. Ma più uffici, pubblici e privati, più esercizi commerciali, più scuole e università. Circostanze che avrebbero potuto favorire un miglioramento delle condizioni ambientali. Invece …

Mentre si parlava di inquinamento, si costruiva allegramente, a tutto vantaggio della speculazione immobiliare. In un breve volger di tempo, i pochi spazi verdi di Milano furono cementificati. Ecco alcuni esempi.

Il nuovo skyline milanese

Palazzo Lombardia (sede della Regione, 161 m) sorge in un’area di 33.700 metri quadrati compresa tra le vie Melchiorre Gioia, Restelli, Algarotti e Galvani. In quest’area, si estendeva il Vivaio Fumagalli, poi Giardino Gioia. Nonostante numerose (ma blande) proteste, nella primavera del 2007 iniziò la costruzione del grattacielo che si concluse nel 2010. Ufficialmente, il costo è ammontato a circa 400 milioni di euro.

Tra il nuovo Palazzo Lombardia e il vecchio Pirellone, si innalza la torre Galfa (109 m), abbandonata da 16 anni, che è una vera bomba ecologica, imbottita com’è di pannelli isolanti a base di amianto.

Contemporaneamente, sono state «riqualificate» (come dicono gli speculatori, pro domo sua) le ex Varesine, dove c’era uno storico Luna Park; il quartiere Isola, un’area che abitualmente ospitava i circhi equestri, e la parte ancora «popolare» del quartiere Garibaldi (come la Stecca degli Artigiani). Seguendo l’esempio di Nicolae Ceaușescu, vecchi quartieri milanesi, con ampi spazi «liberi», sono stati rasi al suolo. Al loro posto, vediamo la Unicredit Tower (230 m, l’edificio più alto d’Italia, grazie però all’inutile Spire di 80 m), il Bosco Verticale (111 m) di Boeri e altre amenità, sorte per la gloria e per il profitto di archistar e affaristi. Nel nuovo quartiere di Porta Nuova, circa 100mila mq sono destinati a uffici, circa 70mila a edilizia residenziale (di lusso), 43mila a negozi, alberghi & affini.

Sempre nel medesimo torno di tempo, avveniva lo scempio di Expo, con la cementificazione di circa mille ettari di suolo agricolo, nel hinterland Nord-ovest (zona Rho-Pero).

Analoghe iniziative, altrettanto appariscenti e altrettanto lucrose, stanno sconvolgendo altri quartieri milanesi, come CityLife (un’area di 255mila mq, prima occupata dalla vecchia Fiera Campionaria e dallo stabilimento Alfa Romeo del Portello). Svettano le tre torri Isozaki (207m), Hadid (175m) e Libeskind (160m), destinate a servizi direzionali non meglio specificati. Altre costruzione da 4 a 13 piani, le residenze  Hadid e Libeskind, sono rivolte a futuribili abitazioni di prestigio, nonché alberghi, attività di commerciali e iniziative espositive. Sempre d’eccellenza. Motivo per cui, CityLife potrà godere (dicono) di un parco di 160mila mq che, per estensione, sarà il terzo di Milano.

Dulcis in fundo, tutte le nuove costruzioni richiedono imponenti impianti per il condizionamento termico degli ambienti, riscaldamento d’inverno e raffreddamento d’estate. Praticamente, sono impianti sempre in funzione. Con forti emissioni di calore.

Verticalismo & lusso

Come si vede, in tutti questi progetti urbanistici prevalgono il verticalismo[2] e il lusso, con l’immancabile corollario di sprechi. Il verticalismo consente un’elevata valorizzazione della rendita fondiaria, concentrando nel medesimo spazio un numero «lievitante» di ambienti/persone, grazie alla possibilità di distribuirli verticalmente.

Le sofisticate soluzioni architettoniche e i materiali costruttivi più innovativi e affidabili (secondo le mode del momento) sono un’appetitosa greppia per immobiliaristi, archistar e arredatori.

Spremuti da tante fameliche sanguisughe, ben poco ricevono invece i lavoratori dell’edilizia, settore in cui dilagano lavoro nero e caporalato, sotto la sferza dei vari racket.

Le gioie dell’esasperata antropizzazione

Sì, Milano nel suo piccolo è un esempio di esasperata antropizzazione, ovvero di un’estrema concentrazione nello spazio di esseri umani. Una situazione che, inevitabilmente, richiede il ricorso a soluzioni e mezzi artificiali, contro natura. Con conseguenze altrettanto contro natura.

Inevitabilmente, doveva crescere la mobilità diretta e indiretta, entro, verso e fuori la città.

Le costruzioni immobiliari e la conseguente realizzazione di grandi infrastrutture, in primis quelle viarie, come le nuove linee della metropolitana, comportano un notevole movimento di persone (lavoratori edili) e mezzi (per es. i camion per movimento terra).

Nel nuovo assetto urbanistico milanese, ogni giorno, per motivi di lavoro e di studio, circolano circa un milione di persone. Più della metà giunge da comuni esterni. Dal 2001 al 2007, il pendolarismo di lavoratori (impiegati, insegnanti, operai) e studenti verso Milano è aumentato, sono circa 592mila persone, di cui il 70% utilizza un’auto-mobile privata (http://www.censis.it/7? shadow_comunicato_stampa=5540).

Inevitabilmente, dovevano peggiorare le condizioni ambientali.

Peggioramento in cui le polveri sottili (particolato) sono la manifestazione più appariscente e forse più deleteria di inquinamento, ma non l’unica. Le cause delle polveri sottili includono: emissioni della combustione dei motori a combustione interna (autocarri, automobili, aeroplani, navi); emissioni del riscaldamento domestico (in particolare gasolio, carbone e legna); residui dell’usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle vetture; missioni di lavorazioni meccaniche, dei cementifici, dei cantieri. Non rientrano le emissioni elettro-magnetiche, altrettanto pericolose per gli organismi viventi.

Finanza, polveri sottili e sgomberi

La speculazione edilizia è un aspetto dell’ormai prevalente finanziarizzazione delle attività economiche, a partire da quelle industriali vere e proprie (la cosiddetta economia reale). Questione su cui mi sono già soffermato e su cui c’è una notevole bibliografia, a partire dai pionieristici studi di Paolo Giussani e Antonio Pagliarone (vedi per es. Paolo Giussani, La crisi e il saggio del profitto, disponibile in rete). Non per nulla, il nuovo assetto urbanistico di Milano avviene sotto l’egida di banche e assicurazioni.

Nella sua sostanza, , oggi, la speculazione immobiliare è solo un espediente per rianimare una vita economica anemica. Ma è un espediente peggiore del male poiché alimenta una bolla speculativa destinata a scoppiare, prima o poi. Il conto verrà però mandato ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, con nuove spending review che tagliano fondi agli interventi assistenziali: sanità, pensioni, abitazioni, scuola. Come sta avvenendo con il salvataggio delle banchette del clan Renzi (dopo la grande porcheria del Paschi di Siena). È una spirale da cui non si viene a capo, la cui evoluzione è destinata inesorabilmente a generare nuovi disastri per i proletari.

Di pari passo alle speculazioni finanziarie e immobiliari (due facce della stessa medaglia), a Milano, come in altre grandi città, dilagano sfratti e sgomberi, soprattutto nelle case popolari, la cui gestione viene sottoposta a criteri improntati alle più rigorose logiche aziendali: per avere un alloggi bisogna dimostrare di poter pagare l’affitto, altrimenti ciccia (vedi: http://aler.mi.it/apre-il-nuovo-bando-per-lassegnazione-di-alloggi-nello-stato-di-fatto/. E intanto risulta che 60mila alloggi privati siano sfitti, vuoti disabitati. Gli alloggi pubblici sfitti sono più di 6mila, su un totale di circa 90mila.

E i furbi continuano a costruire …

Che dire? Mazziati, cornuti e condannati a morte quasi certa, con minaccia di sfratto e un’assistenza sanitaria sempre più latitante e costosa. Non è una bella prospettiva. Ed è sciocco appagarsi di promesse edificanti. Ma l’illusione è l’ultima a morire.

Come i piccoli investitori della Banca Etruria si son fatti abbagliare dall’illusione che il denaro produca denaro, così i morituri per inquinamento si fanno imbambolare da provvedimenti demagogici, inutili e forse dannosi, come dimostra il blocco della circolazione a Milano a fine dicembre 2015.

Il buon senso avrebbe consigliato, come minimo, un blocco totale, sorretto da trasporti pubblici gratuiti e, ovviamente, incrementati, con forti incentivi per i lavoratori del settore; bonus per i taxi in caso di emergenza, con l’ausilio dei mezzi di polizia locale, vigili del fuoco, guardie forestali, e compagnia cantante, controllo del riscaldamento di esercizi commerciali, alberghi e residenze di lusso …

Ma il «buon senso» non esiste, finché i proletari non prenderanno nelle proprie mani il proprio destino. E la faranno finita con padroni, speculatori, politicanti e archistar.

Dino Erba, Milano, 30 dicembre 2015.

 

[1] Vedi Franco Della Peruta, Milano: lavoro e fabbrica, 1814-1915, Franco Angeli, Milano, 1987.

[2] Per una critica al verticalismo e al suo teorico Le Corbusier, vedi [Amadeo Bordiga], Spazio contro cemento, «il programma comunista» a. II, n. 1, 8-24 gennaio 1953, ora in Amadeo Bordiga, Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale, Iskra edizioni, Milano, 1976, p. 106.

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