Con l’esportazione di greggio Usa, aumenta lo scontro d’interessi nella guerra in Medio Oriente

Caro Operai Contro, la caccia al petrolio ed alle aree strategiche quali la Siria e l’Iraq, che stanno alla base degli interessi dei padroni occidentali e russi, nello scenario di guerra in Medio Oriente, da ieri ha un altro elemento che la rende più cruenta: anche gli Usa potranno esportare petrolio, acuendo la concorrenza nel commercio mondiale dell’oro nero, e con essa, gli interessi in gioco nella guerra in Medio Oriente. Come verrà “contenuta” la potenziale maggior sovra produzione mondiale di greggio? L’Opec ha deciso di lasciare invariata la propria produzione. Gli Usa con un costo di estrazione di […]
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Caro Operai Contro,
la caccia al petrolio ed alle aree strategiche quali la Siria e l’Iraq, che stanno alla base degli interessi dei padroni occidentali e russi, nello scenario di guerra in Medio Oriente, da ieri ha un altro elemento che la rende più cruenta: anche gli Usa potranno esportare petrolio, acuendo la concorrenza nel commercio mondiale dell’oro nero, e con essa, gli interessi in gioco nella guerra in Medio Oriente.
Come verrà “contenuta” la potenziale maggior sovra produzione mondiale di greggio?
L’Opec ha deciso di lasciare invariata la propria produzione.
Gli Usa con un costo di estrazione di 60 dollari al barile, come potranno competere, con un prezzo di mercato del barile sceso a 35 dollari?
Come si dispiegherà la difesa degli interessi in campo?
Basterà sconfiggere l’Isis e impossessarsi di quel petrolio?
La definizione di coalizioni in armi di vari Stati, apre scenari di guerra ben più grandi della guerra all’Isis.
Gli stessi padroni e rispettivi governi di più Stati, compresi quelli occidentali e la Russia, – si leggeva ieri da queste pagine – fanno parte di più coalizioni. Tutti bombardano i civili siriani. Chi sono i terroristi in Medio Oriente?
Saluti operai
 
Allego l’articolo del Sole 24 ore di ieri
Gli Usa potranno esportare petrolio
L’amministrazione Obama ha evitato lo stallo del governo grazie a un compromesso dell’ultima ora, ma ha dovuto cedere a numerose richieste di concessioni da parte dei repubblicani, fra queste l’abolizione della legge che oggi impedisce l’esportazione del greggio estratto negli Stati Uniti. Lo sviluppo è epocale, cambierà le dinamiche di mercato, avrà un impatto sulle grandi compagnie di navigazione che trasportano cargo petroliferi e spiega in parte la diminuzione del prezzo del greggio, sceso a 35 dollari al barile ieri. Infine, ridefinirà i rapporti di mercato nel settore energetico.
Gli Usa hanno aumentato enormemente la loro capacità produttiva negli ultimi anni grazie al fracking, le nuove tecniche di estrazione che consentono di sfruttare nuovi giacimenti attraverso tecniche considerate dubbie sul piano ambientale. L’apertura al mercato mondiale per la produzione americana incoraggerà in prospettiva lo sfruttamento di enormi giacimenti ancora vergini, uno di questi è nel nord est ed è considerato uno dei più ricchi giacimenti in America. Questo nonostante i costi di estrazione valutati per il fracking in circa 60 dollari al barile, oggi siano superiori al prezzo del greggio. Occorrerà rileggere anche in questa chiave, la fine dell’assenza americana dai mercati mondiali del greggio, la recente decisione dell’Opec di lasciare la produzione invariata. Vi è un braccio di ferro in corso fra i grandi paesi produttori, con l’Arabia Saudita decisa a combattere la concorrenza americana sul fronte del prezzo. È indubbio che questo sviluppo delle ultime ore in Congresso cambierà ulteriormente il quadro competitivo.
 
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