“ Giornata della rabbia ”

Caro Operai Contro, continua lo stillicidio dei ragazzi palestinesi assassinati dalle forze dell’ordine israeliane. Nessun alto papavero della politica, nei paesi cosi detti “civili”, trasale per questi omicidi pianificati. Non c’è trombone garante del diritto e della democrazia, che condanni e chieda di mettere fine a questo genocidio. Nessun governo dei paesi cosi detti civili, che assuma e ponga in primo piano nelle relazioni con gli altri governi, la priorità di mettere fine alla segregazione del popolo palestinese. Continua invece il doppio gioco della politica dei governi dei paesi cosi detti civili che, con l’Onu, riconoscono ai palestinesi il […]
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Caro Operai Contro,

continua lo stillicidio dei ragazzi palestinesi assassinati dalle forze dell’ordine israeliane. Nessun alto papavero della politica, nei paesi cosi detti “civili”, trasale per questi omicidi pianificati. Non c’è trombone garante del diritto e della democrazia, che condanni e chieda di mettere fine a questo genocidio. Nessun governo dei paesi cosi detti civili, che assuma e ponga in primo piano nelle relazioni con gli altri governi, la priorità di mettere fine alla segregazione del popolo palestinese. Continua invece il doppio gioco della politica dei governi dei paesi cosi detti civili che, con l’Onu, riconoscono ai palestinesi il loro diritto ad uno Stato indipendente, (importante però che rimanga solo sulla carta).

Saluti un affezionato lettore

 

Adnkronos

Un giovane palestinese di 17 anni è stato ucciso dalle forze israeliane durante scontri a Gerusalemme Est, nella zona di Ras El-Amud, nel quartiere di Silwan. Lo ha denunciato il Wadi Hilweh Information Center, secondo cui Ayman Samih al-Abbasi è morto dopo essere stato colpito al torace. La notizia della morte del ragazzo è stata confermata dal ministero della Salute palestinese, come riporta la tv satellitare al-Jazeera.

Secondo la polizia israeliana, negli scontri sono state lanciate molotov contro gli agenti. L’agenzia di stampa palestinese Maan, che cita il Wadi Hilweh Information Center, precisa che il giovane era stato in carcere in Israele per 18 mesi e per dieci mesi ai domiciliari. Per oggi, riferisce la stessa Maan, i gruppi palestinesi hanno proclamato una “giornata della rabbia”.

 

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