Welfare aziendale : Di Vico vorrebbe fare credere che c’è unità d’interesse tra padroni e operai.

Redazione Operai Contro, Dario Di Vico giornalista prezzolato del Corriere della Sera nel suo articolo di pochi giorni fa, intitolato “la scelta giusta, agevolare il welfare aziendale” ripropone per l’ennesima volta, a suo parere, la validità e la necessità del welfare aziendale. Il suo persistente intento è quello di far credere che c’è unità d’interesse tra padroni e operai instaurando nelle fabbriche questa forma di innovazione sociale, innovazione che poi non lo è affatto perché il welfare era già adottato in centinaia di grande aziende nel passato a partire dai primi decenni del 1900. Difatti grandi aziende e importanti […]
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Redazione Operai Contro,

Dario Di Vico giornalista prezzolato del Corriere della Sera nel suo articolo di pochi giorni fa, intitolato “la scelta giusta, agevolare il welfare aziendale” ripropone per l’ennesima volta, a suo parere, la validità e la necessità del welfare aziendale.

Il suo persistente intento è quello di far credere che c’è unità d’interesse tra padroni e operai instaurando nelle fabbriche questa forma di innovazione sociale, innovazione che poi non lo è affatto perché il welfare era già adottato in centinaia di grande aziende nel passato a partire dai primi decenni del 1900.

Difatti grandi aziende e importanti gruppi industriali parecchi anni fa avevano messo a disposizione dei propri dipendenti e delle loro famiglie diversi servizi primari e non, come abitazioni in villaggi organizzati a ridosso della fabbrica, colonie di vacanza estive, servizi ambulatoriali medici, scuole e asili. Ma tutto in forma agevolata e non erano gratuiti, tant’è che ad ogni lavoratore veniva trattenuta una quota in busta paga.

Tutto creato e organizzato dal padroni per vincolare a proprio vantaggio la vita degli operai, e non come afferma il Di Vico che ritiene che con il welfare aziendale…. “ Qualità e produttività diventano, dunque, parametri ampiamente condivisi e ripagati con un allargamento delle protezioni tradizionali”.

Lo sfruttamento quotidiano degli operai invece dimostra che la realtà è tutt’altro diversa da quello che sostiene il Di Vico, che ci sia una condivisione e un interesse anche da parte degli operai sono tutte balle poiché poi in fabbrica gli operai non vengono tutelati ma bensì vengono ancora più sfruttati.

Lo stesso giornalista che spesso e volentieri fa propaganda per il suo amico Leonardo Del Vecchio padrone di Luxottica citandolo come esempio significativo di applicazione del welfare non sostiene però che il rapporto tra il padrone e i lavoratori diventa cosi una forma ricattatoria, più tutele agli operai in cambio di maggior produttività.

Di Vico aggiunge anche, con contentezza, che il governo Renzi a preso in seria considerazione questa innovazione sociale prevedendo pure delle agevolazioni fiscali da introdurre nella legge di Stabilità. Non c’è da meravigliarsi se Renzi è d’accordo, tutto ciò che vogliono i padroni a scapito degli operai verrà legiferato in fretta.

In ultimo scrive Di Vico, che queste “norme migliorative” (per i padroni non per gli operai) saranno un valido presupposto da scambiare nelle contrattazioni aziendali, come dire agevolazioni invece di aumenti salariali.

Welfare aziendale uguale a ricatto padronale, operai già costretti a lavorare per sopravvivere con queste finte beneficenze saranno ancora più sottomessi al padrone. E quando poi i padroni non fanno più profitti, le tutele e il welfare vengono sostituiti con i licenziamenti.

E.L.

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