Gli stipendi della Furlan

Redazione, Al giorno d’oggi i grandi dirigenti appartenenti ai sindacati confederali si distinguono non per le loro capacità di lotta e resistenza contro le angherie dei padroni o contro le politiche governative e nemmeno per le loro capacità di organizzatori di grandi masse di operai e lavoratori che vogliono rivendicare aumenti salariali contrattuali e normativi, ma si distinguono per ben altri motivi. Come spesso accade, negli ultimi anni i dirigenti sindacali fanno notizia solo per i loro lauti stipendi o per le loro ricche pensioni da manager, come nel caso dell’ attuale segretario generale della Cisl Annamaria Furlan la […]
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Redazione,

Al giorno d’oggi i grandi dirigenti appartenenti ai sindacati confederali si distinguono non per le loro capacità di lotta e resistenza contro le angherie dei padroni o contro le politiche governative e nemmeno per le loro capacità di organizzatori di grandi masse di operai e lavoratori che vogliono rivendicare aumenti salariali contrattuali e normativi, ma si distinguono per ben altri motivi.

Come spesso accade, negli ultimi anni i dirigenti sindacali fanno notizia solo per i loro lauti stipendi o per le loro ricche pensioni da manager, come nel caso dell’ attuale segretario generale della Cisl Annamaria Furlan la quale percepisce due stipendi, uno dal sindacato di circa 3.609 euro netti mensili e l’altro dalle Poste Italiane di euro 1.239 euro al netto mensili come dipendente attiva nonostante sia in distacco.

La signora Furlan si difende dalle accuse del doppio stipendio con una dichiarazione tipica e simile al suo scadente operato sindacale che rappresenta “ non arrivo a 5.200 euro al mese comprensivi di tutto, indennità e stipendi. Tre volte quanto un impiegato medio a 1.500 euro al mese e ci siamo in un discorso di equità e giustizia.”

Questi personaggi sono i massimi preposti alla tutela degli interessi degli operai, come si può dare fiducia a costoro che parlano a sproposito di equità e giustizia? Gli operai hanno proprio bisogno di questo genere di sindacalisti?

Sul vostro giornale telematico si leggono articoli dove si parla e si auspica la necessità della centralità operaia e del sindacalismo operaio quando gli operai devono affrontare iniziative di lotta contro i padroni o per ottenere aumenti salariali contrattuali.

Sono completamente d’accordo sull’ esigenza e per l’urgenza di queste proposte e consigli poiché troppe volte abbiamo visto dirigenti sindacali venduti o asserviti ai padroni firmare accordi peggiorativi per gli operai, per non dire quante volte gli stessi sindacati non sono intervenuti a difendere gli operai licenziati.

Dobbiamo cacciare questi dirigenti sindacali che mentre si vantano di difendere i diritti degli operai e dei lavoratori si fregano un sacco di soldi senza meritarli, alla faccia dei miseri stipendi degli operai che rischiano la vita in fabbrica o che si fanno il culo tutti i giorni.

Un affezionato lettore

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