La lezione di un Referendum inaccettabile

La mancanza di informazione e di discussione sulla Piattaforma FIOM, la fretta di chiudere il Referendum e il suo fallimento in termini di partecipazione al voto, alla Piaggio come in tante altre fabbriche, sollevano interrogativi pesanti sulle iniziative e sul ruolo che i dirigenti della FIOM stanno assumendo. In una fase di attacco padronale, frontale e continuativo da diversi anni, a livello nazionale e di fabbrica, se si intendesse davvero dar vita a una iniziativa di difesa e di reale contrasto, la prima cosa da fare sarebbe coinvolgere e attivare il maggior numero possibile di lavoratori nella discussione e […]
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La mancanza di informazione e di discussione sulla Piattaforma FIOM, la fretta di chiudere il Referendum e il suo fallimento in termini di partecipazione al voto, alla Piaggio come in tante altre fabbriche, sollevano interrogativi pesanti sulle iniziative e sul ruolo che i dirigenti della FIOM stanno assumendo. In una fase di attacco padronale, frontale e continuativo da diversi anni, a livello nazionale e di fabbrica, se si intendesse davvero dar vita a una iniziativa di difesa e di reale contrasto, la prima cosa da fare sarebbe coinvolgere e attivare il maggior numero possibile di lavoratori nella discussione e nella costruzione delle Piattaforme rivendicative e delle azioni di lotta.

La Direzione FIOM ha deciso l’esatto contrario: chiudere in fretta il confronto con i lavoratori sulla Piattaforma, far conoscere il meno possibile i suoi contenuti, tanto meno discuterli, fino al punto di dare inizio alla trattativa sul Contratto Nazionale senza nemmeno aspettare la conclusione dei Referendum. Non è un caso, perché i contenuti della Piattaforma FIOM non sono altro che la rinuncia a quelle battaglie che i lavoratori hanno fatto in questi anni e l’accettazione di praticamente tutte le pretese della Confindustria, dalla limitazione al diritto di sciopero alle deroghe ai CCNL, dall’aumento della produttività al lavoro festivo, dagli aumenti salariali minimi all’eliminazione della perequazione tra grandi e piccole fabbriche. Per questo abbiamo rifiutato di partecipare all’organizzazione del Referendum e abbiamo espresso la nostra totale contrarietà ai contenuti della Piattaforma. La nostra valutazione è che il reale obiettivo della dirigenza FIOM era e rimane solo quello di essere riammessi alle trattative per il Contratto, sugli stessi contenuti dei Contratti separati di FIM e UILM che la FIOM ha giustamente respinto fino a ieri. In questo quadro, l’astensione dal Referendum dei 3/4 dei lavoratori Piaggio è chiaramente comprensibile. Per la maggior parte, è stata il risultato sia della difficoltà a esprimersi in mancanza di informazioni adeguate, sia della percezione della irrilevanza del proprio voto. Ma per tanti lavoratori l’astensione è stata il modo di esprimere il rifiuto consapevole di un metodo che non ammette altro che un SI o un NO. Insieme al NO di 224 lavoratori, più di un terzo dei votanti, che sono andati a esprimere il loro rifiuto esplicito di questa Piattaforma, questi comportamenti e questa coscienza, che vengono dalle battaglie di questi anni, indicano la determinazione a continuare a combattere, in Piaggio come in tante altre fabbriche, per respingere gli attacchi ai diritti e affermare i principi e gli interessi della classe lavoratrice.

Delegati FIOM Piaggio aderenti a “il sindacato è un’altra cosa”

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