Federmeccanica chiede i soldi agli operai

Redazione di O.C. Venerdì 6 novembre il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo di Rita Squarzè sulla riforma del modello contrattuale dei metalmeccanici, articolo che mette l’accento soprattutto sulla questione salariale del contratto, che Federmeccanica a posto come condizione al sindacato ; la restituzione della differenza salariale erogata con il contratto 2013-2015, differenza tra l’inflazione programmata e quella reale. Cioè: dato che nell’ultimo contratto, solamente firmato da Fim e Uilm, gli aumenti contrattuali a fine triennio furono di130 euro lordi, la nuova idea di Fabio Storchi (presidente di Federmeccanica), che la nostra pennivendola da strapazzo (Rita Squarzé) nell’articolo […]
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Redazione di O.C.

Venerdì 6 novembre il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo di Rita Squarzè sulla riforma del modello contrattuale dei metalmeccanici, articolo che mette l’accento soprattutto sulla questione salariale del contratto, che Federmeccanica a posto come condizione al sindacato ; la restituzione della differenza salariale erogata con il contratto 2013-2015, differenza tra l’inflazione programmata e quella reale.

Cioè: dato che nell’ultimo contratto, solamente firmato da Fim e Uilm, gli aumenti contrattuali a fine triennio furono di130 euro lordi, la nuova idea di Fabio Storchi (presidente di Federmeccanica), che la nostra pennivendola da strapazzo (Rita Squarzé) nell’articolo magnifica come “rivoluzionaria”, prevede che si restituiscano 75 euro dei 130 ottenuti, come “rimborso” del fatto che l’inflazione reale è stata al di sotto dell’inflazione programmata.

Quindi nel prossimo contratto, secondo Federmeccanica, 75 euro dovranno venire sottratte agli aumenti richiesti.

Rivoluzionaria per le tasche dei borghesi reggicoda dei padroni, non certo per gli operai.

Ma non è tutto, la proposta fatta da Federmeccanica vuole introdurre la definizione di un salario di garanzia, cioè chi è al di sotto della quota dell’inflazione riceve aumenti per coprire l’inflazione, chi ha un salario che è superiore all’inflazione dichiarata, non riceverebbe nulla. Oltretutto l’adeguamento scatterebbe solo “ex post” (locuzione che significa dopo il fatto) cioè alla fine del triennio.

Provato che per i padroni ed i loro lacchè il salario operaio deve essere sempre calcolato al ribasso , Conseguentemente, per loro, l’inflazione programmata e non quella reale è il punto di riferimento per calcolare gli aumenti contrattuali (una sonora panzana costruita ad arte per contenere i salari).

In questo sono aiutati dal governo che dichiarando furbescamente che l’inflazione è al di sotto del 3%, di fatto lavora per i padroni , ma non solo, dato che la dichiarazione dell’inflazione programmata viene data prima del rinnovo contrattuale, se l’inflazione supera (come nella realtà succede) la soglia programmata, chi copre la differenza?

Naturalmente a nessun sindacato viene in mente di mettere in discussione e tanto meno contrastare questa linea, anzi prendono per buono quello che gli viene propinato sia dal governo che dai padroni.

Risultato che al posto di chiedere noi operai aumenti salariali per contrastare il carovita, è il padrone che li chiede a noi.

Ma fintanto che le trattative le condurranno i borghesi del sindacato, complici ideologici dei pennivendoli borghesi e dei padroni, le nostre tasche saranno sempre più vuote,

Cordiali saluti

D.C. operaio di Milano

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