I MANGANELLI: LA BUONA SCUOLA DI RENZI

DALLA STAMPA Da Roma a Torino, da Milano a Genova. Oggi il mondo della scuola è sceso in piazza per lo sciopero indetto da Cobas, Unicobas, Anief e Cub. «Contro gerarchie e scuola azienda, la buona scuola è quella che resiste!», è lo slogan della giornata. «Crediamo sia giunto il momento di riunire tutti i soggetti che sono determinati a opporsi con forza alla deriva che la scuola pubblica sta subendo nel nostro Paese”, è l’appello. La partita, spiegano gli organizzatori, è contro la legge 107 e ciò che rappresenta: «Una legge che non si è chiusa con la […]
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DALLA STAMPA

Da Roma a Torino, da Milano a Genova. Oggi il mondo della scuola è sceso in piazza per lo sciopero indetto da Cobas, Unicobas, Anief e Cub. «Contro gerarchie e scuola azienda, la buona scuola è quella che resiste!», è lo slogan della giornata. «Crediamo sia giunto il momento di riunire tutti i soggetti che sono determinati a opporsi con forza alla deriva che la scuola pubblica sta subendo nel nostro Paese”, è l’appello.

La partita, spiegano gli organizzatori, è contro la legge 107 e ciò che rappresenta: «Una legge che non si è chiusa con la sua approvazione in Parlamento: la riforma nella maggior parte delle scuole deve essere ancora applicata e noi saremo presenti con tutte le nostre forze per impedirlo – commentano gli attivisti – La “Buona Scuola” di Renzi, infatti, ci ricorda più una fabbrica di lavoratori ubbidienti che un luogo di formazione. Noi vogliamo una scuola che sia basata sulla condivisione dei saperi, sulla formazione di una coscienza critica nei giovani; vogliamo una scuola che metta al centro la cooperazione tra i soggetti e non la competizione e la concorrenza».

 

LE MANIFESTAZIONI

A Napoli ci sono stati momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine durante la protesta degli studenti. Tre giovani e quattro poliziotti sono rimasti feriti durante l’azione di alleggerimento che le forze dell’ordine hanno eseguito quando il corteo si stava avvicinando a piazza Trieste e Trento per dirigersi verso la sede di Confindustria. Due giovani sono stati condotti in Questura per accertamenti, e successivamente sono stati entrambi sottoposti a fermo di polizia giudiziaria, dopo gli scontri durante il corteo degli studenti a Napoli. Uno è stato accompagnato con un’ambulanza nell’ospedale Vecchio Pellegrini dove viene sottoposto a cure mediche.

A Torino alcune centinaia di studenti delle scuole superiori hanno sfilato in corteo, nel centro città. Manifestanti, tra cui alcuni insegnanti aderenti alla Cub, hanno acceso alcuni fumogeni. Imbrattati i muri di una banca. Alcuni studenti hanno dato vita ad un lancio di uova contro la sede del Miur di corso Vittorio Emanuele e scandito slogan contro il ministro Giannini e il premier Renzi. In piazza Castello è stata invece bruciata una bandiera del Pd, che i manifestanti avevano portato con sé. Occupato per alcuni minuti il deposito Gtt di corso Tortona.

A Roma è terminata la protesta degli studenti e professori. I primi, dopo un corteo, hanno concluso la loro manifestazione con un’assemblea pubblica davanti al Pantheon. I docenti, invece, dopo aver sfilato per le vie della Capitale, hanno protestato davanti Montecitorio.il corteo degli studenti e dei prof è arrivato davanti Montecitorio. Gli studenti al loro arrivo in piazza hanno acceso diversi fumogeni colorati.

A Milano la manifestazione a cui partecipano alcune migliaia di persone ha preso il via da largo Cairoli, ma è quando gli studenti sono arrivati in via Pola – alle 11.40 circa – con la chiara volontà di raggiungere la sede del Miur, che si sono registrati dei contatti tra le forze dell’ordine e i manifestanti. Durante la carica di alleggerimento un professore di 50 anni e una ragazza di 18 sono stati colpiti alla testa riportando un taglio.

 A Genova il presidio è avvenuto davanti alla Prefettura. «Questa riforma non ha risolto il problema degli insegnanti precari, spiega Sebastiano Franchini, portavoce dei Cobas – perché aldilà delle assunzioni fatte restano fuori, comunque, almeno 80.000 insegnanti precari. Chiediamo di rimettere in discussione il piano delle assunzioni e un riconoscimento salariale perché gli 8 euro lordi che sono stati riconosciuti al mese sono veramente pochi».
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